Ridere fa bene.

Il riso è tutt'altro che stupido. E' un mistero che affonda le radici in complessi meccanismi inconsci. E' noto il potere liberatorio di una risata, sia sotto forma di umorismo che d'ironia benevola. Il suo primo effetto positivo è quello di facilitare le relazioni. In un momento di difficoltà, quando il rapporto diventa conflittuale, chi riesce a ridere, ha vinto la partita. Ridere insieme poi, sdrammatizza, crea complicità e senso di appartenenza. Ridere, inoltre, genera distanziamento, grazie al quale meccanismo riusciamo a guardare i problemi dall'esterno, come se non ci appartenessero. Con l'ironia, infatti, secondo Kierkegaard, noi riconquistiamo la libertà che possedevamo all'inizio di un'esperienza, quando non eravamo ancora coinvolti….

Ancora. Il riso contribuisce a sdrammatizzare la vita cogliendo gli aspetti paradossali, le inevitabili contraddizioni umane, la profonda unione tra comico e tragico. Pirandello ci offre un esempio di tale tipo d'umorismo: “Vedo una vecchia signora… tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi metto a ridere”. Altro effetto positivo del ridere è quello di liberare il subconscio dei contenuti censurati, attraverso fulminee illuminazioni. Se il sorriso, infatti, è serena constatazione di quanto già si conosce, il ridere, invece, è l'improvvisa rivelazione di ciò che si ignora. “L'uomo ridendo ” scrive Freud ” si libera da inibizioni e rimozioni, mette temporaneamente a tacere l'istanza della censura, offre una valvola di sfogo all'aggressività”. Si pensi alla barzelletta, invenzione tipica dell'uomo occidentale ( per gli Islamici può essere persino una provocazione imperdonabile). Gli studiosi hanno messo in luce che essa corrisponde a meccanismi psicologici precisi e consente di affrontare tabù censurati quali il sesso, le difficoltà relazionali, i rapporti di coppia, il pregiudizio verso persone d'altra cultura. Così, ad esempio, le barzellette sui carabinieri umanizzano le istituzioni, quelle su cinesi, scozzesi, americani, tedeschi ecc., razionalizzano le differenze culturali. O la banale barzelletta della suocera e della vipera che risolve, appunto, la tensione relazionale in umorismo: “Sai che è successo? Una vipera ha morso mia suocera. Ed è morta? Lei no, ma la vipera sì”. Sfruttiamo, allora, il potenziale terapeutico della risata. Mettiamoci, ogni tanto, a riconsiderare le gaffes più clamorose della vita passata, sia le nostre che quelle degli altri. La materia comica non mancherà.

A cura di Luciano Verdone& lt;/P>

Fonte:www.dada.net

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