RISPARMIO. Istat, in calo risparmio e potere d'acquisto delle famiglie. I commenti

Negli ultimi tempi, tempi di crisi, si è sentito dire che le famiglie italiane si salvavano grazie alla loro propensione al risparmio. Oggi cade anche questa certezza. Secondo i dati pubblicati dall'Istat, infatti, nel primo trimestre del 2011 la propensione al risparmio delle famiglie italiane, definita dal rapporto tra il risparmio lordo delle famiglie e il loro reddito disponibile, è stata pari all'11,5%, in calo dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.

Si risparmia meno e si guadagna anche meno visto che il reddito disponibile delle famiglie, nel primo trimestre del 2011, è rimasto fermo rispetto al trimestre precedente; questo vuol dire che, al netto dell'inflazione, il potere d'acquisto delle famiglie nei primi tre mesi dell'anno é diminuito dello 0,8% in termini congiunturali. Cresce, invece, la spesa delle famiglie per consumi finali: nel primo trimestre del 2011 è aumentata, in valori correnti, dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e del 3,1% su base annua.

Secondo la Confesercenti i dati dell'Istat sulle famiglie sono “un altro segnale che dalla crisi non si esce se non si riduce la pressione fiscale, non si rimettono in moto gli investimenti, non si ridà ossigeno e sostegni veri alle famiglie ed alle Pmi. La manovra cambia ogni giorno, c'è abbondanza di polemiche e di insulti ma le decisioni che servono per rimettere in moto la crescita non si vedono”. “E la situazione peggiorerà se non c'è una svolta profonda – aggiunge confesercenti – le imposte locali eroderanno ancora di più i redditi. Con le addizionali Irpef i comuni potrebbero presentare ai contribuenti un conto di 500 milioni di euro e le regioni un altro da 5-6 miliardi. Per non parlare delle “miracolate” province che stanno aumentando a passo di carica le addizionali su Rc auto. Già 29 di esse hanno provveduto con incrementi medi del 30%. A tutto questo si aggiunga l'intervento indiscriminato che si preannuncia sui risparmiatori e quello che fa passare per pensioni d'oro assegni previdenziali di modesta entità”.

La Cia-Confederazione italiana agricoltori denuncia il fatto che la crescita dei consumi non coinvolge il budget per gli alimentari. Tra gennaio e marzo, infatti, gli acquisti di cibo e bevande sono crollati del 3,6%. “Gli italiani, dunque, continuano a spendere meno a tavola e per questo cambiano le proprie abitudini “culinarie”. Un dato reso evidente da un sondaggio della Cia, secondo cui il 60% delle famiglie italiane sostiene di aver modificato il menù rispetto al passato e il 35% di aver limitato gli acquisti. Significa che oggi ben 7,7 milioni di famiglie riempiono di meno le buste della spesa e non soltanto di prodotti superflui, ma di quelli che da sempre sono ritenuti beni di prima necessità”.

“Oltre alla quantità – aggiunge la Cia – i consumatori sono costretti spesso a rinunciare anche alla qualità. Complice la perdita di potere d'acquisto e la ripresa dell'inflazione, il 34% delle famiglie del Belpaese (7,4 milioni) dichiara di optare per prodotti di qualità inferiore e il 30% (6,6 milioni) di rivolgersi ormai quasi esclusivamente alle promozioni commerciali. In base alle stime della Cia, per tutto il 2011 l'andamento degli acquisti domestici alimentari resterà negativo, compreso tra il -0,2 e -0,5%, con una flessione della domanda più marcata nel Mezzogiorno che nel resto d'Italia”.

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