Sacchetti di plastica

In attesa di una legge che vieti l'uso di buste per la spesa in plastica, ci si affida alle iniziative individuali. Tuttavia non è stato ancora emanato in Italia un provvedimento attuativo di tale norma, per cui , non essendoci alcun obbligo, ben difficilmente esso avverrà nei prossimi mesi e l'abbandono del sacchetto di plastica rappresenta un comportamento ancora lasciato alla singola iniziativa individuale o alla coscienza ecologica di qualche catena della grande distribuzione.


Diventa quindi fondamentale sensibilizzare il comune cittadino, affinché si renda consapevole di quando sia dannoso per l'ambiente un gesto ormai abitudinario.

L'uso delle shopper in plastica è infatti una consuetudine, difficile da sradicare soprattutto in Italia, dove se ne consumano ben 400 pro capite l'anno, circa un quarto del consumo che si ha in tutta Europa.
Oltre alle tonnellate di petrolio che occorre utilizzare per fabbricarle, le buste in plastica non vengono quasi mai riciclate e si trasformano in un rifiuto estremamente pericoloso perché richiedono centinaia di anni per lo smaltimento& lt;/B>, ma per poi decomporsi in particelle altamente tossiche che è dimostrato siano già entrate a far parte della catena alimentare umana.

La catena francese Auchan è stata la prima ad abbandonare definitivamente i sacchetti di plastica, seguita dall'italiana Coop che dovrebbe farlo entro la fine dell'anno. Unicoop bandirà l'uso della plastica nei suoi 98 punti vendita fiorentini a partire dal 29 maggio.
Più prudenti sono altre aziende. Crai, Esselunga e Despar offrono ai propri clienti delle alternative fatte con materiali riciclabili o riutilizzabili. Carrefour e Conad, invece, lasceranno libera iniziativa ai propri clienti fino a quando non ci saranno obblighi di legge.

I tradizionali sacchetti in polietilene che si usano per trasportare la spesa dovrebbero andare in pensione a partire dal 31 dicembre del 2009, in base ad una direttiva dell'Unione Europea.

In alcuni paesi europei sono state invece adottate delle mini tasse sulle buste in plastica. In Cina, paese che solitamente non brilla per l'impegno ecologico, il divieto è ormai scattato da oltre un anno, facendo segnare una notevole riduzione nei consumi di petrolio.
Infatti, nonostante il decreto, che proibisce la distribuzione gratuita dei sacchetti di plastica e la vendita, anche onerosa, dei sacchetti prodotti con film plastici ultrasottili, non venga rispettato da tutti i commercianti, l'impatto sull'ambiente è stato decisamente positivo, come riconosciuto anche dall'associazione ambientalista Greenpeace.

Il futuro dovrebbe essere caratterizzato dalla distribuzione gratuita ai cittadini di shopper in carta o stoffa, resistenti ed ecologiche, anche se c'è chi sostiene che queste ultime non siano troppo igieniche per il trasporto degli alimenti.
La teoria è frutto, però, di una ricerca di parte, in quanto è stata commissionata dalla Canadian Plastic Industry Association, la lobby delle industrie produttrici di plastica canadesi, e quindi lascia il tempo che trova.
Sarà sufficiente usare le comuni regole di igiene casalingo e lavare i cibi che vengono a diretto contatto con la sportina, per cautelarsi dalla diffusione di batteri.

In attesa, comunque, di un provvedimento legislativo che ci obblighi a farlo, sarebbe opportuno impegnarsi singolarmente verso un progressivo abbandono dei sacchetti in plastica o, quantomeno, verso un loro riuso e riciclo, ricordandoci di gettarli, quando è proprio necessario, negli appositi contenitori per la raccolta differenziata.

arch. Carmen Granata

Fonte: lavorincasa.it

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