Sanità, 'sforbiciata' da 2,5 miliardi: "Così si fa macelleria sociale"

Per ogni anziano 139 euro in meno rispetto al fabbisogno previsto per il 2006: “Basta con i tagli alla spesa pubblica sulla pelle delle fasce deboli” Una drastica dieta dimagrante per il fabbisogno della sanità: è una delle ricette prescritte dalla Finanziaria 2006 per mettere a posto i dissestati conti pubblici italiani. E a rimetterci saranno soprattutto gli anziani, già penalizzati da anni di politiche sanitarie e sociali restrittive.


L'Osservatorio della Terza Età lancia l'allarme, tuonando contro lo scandalo. In concreto, denuncia l'Ote, il governo vuole stanziare per il Fondo sanitario nazionale 2,5 miliardi di euro in meno rispetto al fabbisogno calcolato per il 2006. Invece dei 95,6 miliardi previsti, l'Fsn ne riceverà infatti soltanto 93,1. Della differenza, 1 miliardo verrà risparmiato sul fabbisogno per l'assistenza farmaceutica, il rimanente (1,5 miliardi) riguarderà altre prestazioni assistenziali. E poiché gli 11 milioni di ultra-65enni italiani assorbono il 60% delle risorse dell'Ssn, ogni anziano d'Italia sarà costretto a fare i conti con un taglio di 139 euro rispetto a quanto gli sarebbe necessario per mantenere invariato il livello di assistenza. Il conto è presto fatto: dei 2,5 miliardi di minori prestazioni, 1,5 miliardi (il 60% appunto) ricadrà sugli anziani. Che essendo 11 milioni, si vedranno decurtare gli investimenti pro-capite di 139 euro circa.
In un comunicato diffuso dopo la pubblicazione dei dati sulla prima bozza della legge, la nostra associazione non usa mezzi termini: “No alla macelleria sociale. No al massacro della solidarietà e alla continua penalizzazione dei ceti deboli”. Il segretario generale dell'Ote, Roberto Messina, si scaglia contro l'ennesimo “scippo” ai danni della Terza età: “Non è più accettabile ” dichiara ” che sui vecchi e sulle classi più deboli si scarichino, a scadenza annuale, i tagli alla spesa pubblica”. Senza contare che finora lo Stato è stato tutt'altro che generoso: “Negli ultimi anni ” sottolinea Messina ” abbiamo assistito all'aumento delle imposte locali e all'abbassamento del livello delle prestazioni socio-assistenziali. E questa Finanziaria, così com'è, accentuerà la tendenza e porterà il sistema a livelli insostenibili”.
Ma il ministro della Salute, Francesco Storace, la pensa diversamente: “Abbiamo aumentato e non ridotto ” ha dichiarato – le risorse per la sanità”. Storace in linea teorica non ha torto, ma dipende da cosa si intende per “aumento delle risorse”. La denuncia dell'Ote non riguarda un taglio aritmetico della spesa: non intende cioè affermare che il prossimo anno verranno spesi meno soldi rispetto al 2005. Il vero problema è la spesa in relazione al fabbisogno, cioè alle risorse necessarie per mantenere invariate le prestazioni. Secondo i calcoli, per raggiungere questo obiettivo il Fondo sanitario nazionale necessita nel 2006 di 5 miliardi di euro in più rispetto al 2005. Invece la Finanziaria stanzia solo 2,5 miliardi in più. La differenza (5 – 2,5) è appunto di 2,5 miliardi: come denuncia la nostra associazione. Ne deriva che l'aumento di spesa vantato da Storace è largamente insufficiente a mantenere invariate le prestazioni, tenendo conto degli aumenti dei prezzi e soprattutto dell'allargamento della platea degli assistiti. In questo modo, un aumento aritmetico della spesa si traduce in una diminuzione di fatto delle prestazioni.

Non e' più accettabile – osserva Roberto Messina, Segretario Generale dell'OTE – che sui vecchi e sulle classi più deboli si scarichino, a cadenza annuale, i tagli alla spesa pubblica. Siamo preoccupati perché negli ultimi anni abbiamo assistito all'aumento delle imposte locali e all'abbassamento del livello delle prestazioni socio-assistenziali. Questa finanziaria, così com'è, accentuerà la tendenza e porterà il sistema a livelli insostenibili”.

Fonte: Tuoquotidiano

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