Se i conviventi si lasciano, la casa va a chi tiene i figli

Spetta, in ugual misura, tanto ai figli legittimi che a quelli naturali il diritto a vivere nella casa familiare: pertanto, anche quando una coppia di conviventi more uxorio si lascia, sarà il genitore affidatario dei figli ad avere il diritto di rimanere nell'abitazione e tale diritto deve essere trascritto nel registro immobiliare, così come avviene per gli ex coniugi. Perchè questo avvenga – spiega la Corte Costituzionale nella sentenza 394 appena depositata ” non c'è bisogno di una norma 'ad hoc'. Per le coppie di fatto che si lasciano, basta applicare i principi sulla genitorialità che non fanno distinzione tra figli legittimi e naturali.

In particolare, la Consulta – con questa sentenza ” fornisce una importante indicazione per i conviventi la cui unione va a rotoli, rilevando che ci sono norme apposite che regolano il rapporto genitori-figli in modo molto chiaro – che non ammette discriminazioni basate sullo ''status'' – dal quale possono farsi discendere conseguenze pratiche anche per padre e madre naturali.

In sostanza, per la Corte Costituzionale, al genitore non sposato e tornato single è offerto lo stesso strumento di 'tutela', per rimanere nell'appartamento, previsto per il genitore separato: ossia la trascrizione, a margine del registro immobiliare, del provvedimento con il quale il giudice gli affida i figli minori e lo autorizza a vivere nella ex casa comune.

< P>Con questo chiarimento – data la mancanza di una legislazione sulle coppie di fatto – la Consulta ha respinto il ricorso con il quale il Tribunale civile di Genova chiedeva di dichiarare l'incostituzionalità di alcuni articoli del codice civile che ''non consentono la trascrizione del titolo che riconosce il diritto di abitazione del genitore affidatario della prole naturale, che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull'immobile assegnato''.

Per i giudici costituzionali non c'è alcun bisogno di modifiche alle norme esistenti: basta estenderle anche al caso delle coppie non sposate con figli. ''Come il diritto del figlio naturale a non lasciare l'abitazione in seguito alla cessazione della convivenza di fatto fra i genitori non richiede un'apposita previsione, anche il diritto del genitore affidatario di prole naturale ad ottenere la trascrizione del provvedimento di assegnazione – dice la Consulta – non necessita di un& apos;autonoma previsione, dal momento che risponde alla stessa ratio di tutela del minore ed è strumentale a rafforzarne il contenuto: il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli e di garantire loro la permanenza nel medesimo ambiente in cui hanno vissuto con i genitori deve essere assolto tenendo conto, prima che delle posizioni di terzi, del diritto che alla prole deriva dalla responsabilità genitoriale prevista dall'art. 30 della Costituzione e tesa a favorire il corretto sviluppo della personalità del minore''.

Fonte: Miaeconomia

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