SICUREZZA ALIMENTARE. Diossina, allarme sulla carne di maiale

Dal Ministero dell'agricoltura della Bassa Sassonia, la regione tedesca più colpita dallo scandalo, arrivano notizie su alti tassi di contaminazione da diossina sulla carne di maiale della Germania. Domani Bruxelles potrebbe intervenire con una norma europea che regolamenta l'attività dei produttori di mangimi.

Si continua a parlare di diossina e dell'allarme scoppiato 5 giorni fa in Germania a causa di mangimi contaminati con sostanze chimiche cancerogene. L'allarme alimentare coinvolge prima di tutto le uova, ma anche la carne di maiale. Oggi il portavoce del Ministero dell'agricoltura della Bassa Sassonia, che è la regione più colpita dallo scandalo, ha fatto sapere che alti tassi di contaminazione da diossina sono stati rilevati per la prima volta nella carne di maiale in Germania.

Domani si riunisce un vertice a Bruxelles e la Commissione Europea potrebbe intervenire direttamente con una normativa europea che regolamenta l'attività dei produttori di mangimi. Ieri c'è stata una riunione delle principali associazioni dei produttori ed oggi Patrick Vanden Avenne, presidente della Fefac (Federazione europea dei produttori di mangimi compositi), scrive in un comunicato che essi sono pronti a presentare “entro la fine del mese” una proposta di autoregolamentazione per il monitoraggio della presenza di diossina. La Fefac sostiene di aver già chiesto nel 2009 che “tutti gli impianti che hanno anche una produzione di grassi non destinata agli alimenti” vangano considerati come “impianti ad alto rischio” e quindi siano sottoposti a “controlli adeguati”. La Fefac afferma che “dovrebbe essere richiesta in questo contesto la stretta separazione fisica della attività di produzione di grassi ad uso tecnico da quella di grassi per mangimi”.

L'Adoc chiede che venga introdotta urgentemente l'etichettatura per la carne suina e suoi derivati e attacca l'Europa, rea di essere troppo debole con le grande industrie. “L'Unione Europea si dimostra ancora una volta troppo debole con le grandi industrie alimentari del Centro e Nord Europa e con gli speculatori, mentre fa la voce grossa a danno dei consumatori – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc – prima l'Inghilterra ora la Germania sono il teatro dell'ennesima contaminazione di diossina di prodotti alimentari. Le attuali norme europee non garantiscono i consumatori e la sicurezza alla salute ma solo i profitti degli speculatori alimentari. Per questo chiediamo al Governo italiano di alzare la voce con l'Europa, affinché vengano introdotte nuove normative che garantiscano realmente i consumatori. E' superficiale, da parte del Governo, affermare che l'Italia è un paese sicuro. Senza la tracciabilità di tutti i prodotti lavorati, nel caso dei maiali anche di salumi ripieni di pasta come tortellini, le salsicce e i salami, oltre che della carne fresca e in scatola, che l'Adoc richiede da anni, la sicurezza completa non può essere assicurata. Anche per le uova – conclude Pileri – la visione ottimistica del Ministro ci preoccupa, in quanto fanno parte di centinaia di prodotti lavorati, dalla pasta all'uovo al panettone. Serve, quindi, la tracciabilità di tutti i componenti, garantendo una corretta e trasparente informazione per tutti i consumatori”.

Il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano scrive in una nota che lo scandalo è partito dagli acidi grassi, residui della produzione del cosiddetto “gasolio bio” utilizzabili soltanto per scopi “tecnici”. La società tedesca “Harles und Jentzsch” con sede nello Schleswig-Holstein e produttrice di mangimi ha invece utilizzato questi acidi grassi nella produzione di mangimi animali. In totale 3000 tonnellate di questo residuo di produzione sono state vendute a produttori di mangimi misti, i quali a loro volta si presentano come “fornitori” di varie fattorie in tutte le regioni della Germania.

Già il 19/03/2010 un laboratorio privato aveva rilevato un livello troppo elevato di diossina in un campione ottenuto dalla “Harles und Jentzsch”. Anche in seguito a controlli eseguiti in proprio dall'azienda stessa erano stati rilevate delle anomalie. Tali ultimi valori non erano però stati trasmessi alle autorità competenti, ma tenuti nascosti dalla stessa società.

“Ciò conferma, oltre ogni dubbio, che per garantire la sicurezza alimentare serve il controllo continuo e costante da parte di organismi pubblici – commenta Walther Andreaus, direttore del Centro Tutela Consumatori Utenti – Controlli eseguiti in proprio dall'industria non sono adatti a garantire uno standard elevato di tutela del consumatore”.

Il CTCU informa che allo stato attuale dei fatti noti, risulta che nello scandalo non siano coinvolti prodotti biologici, in quanto ai mangimi usati nell'allevamento biologico non possono essere aggiunti acidi grassi isolati. Il consiglio dell'Associazione ai consumatori è quello di controllare con molta attenzione la marcatura delle uova: il metodo di produzione e la provenienza di un uovo possono infatti essere desunti dal timbro posizionato sull'uovo stesso. Il primo numero ci rivela il metodo di allevamento, ovvero: 0 per i prodotti biologici, 1 per l'allevamento all'aperto, 2 per l'allevamento a terra, 3 per l'allevamento in gabbia.

Poi seguono lettere che indicano la provenienza, dove IT sta per Italia e DE per la Germania; segue un numero a 3 cifre che identifica il comune dell'azienda produttrice, seguono la provincia di produzione (es. BZ per Bolzano) ed il numero che identifica l'azienda produttrice.

Dal 1° gennaio 2012 la vendita di uova da batteria convenzionale sarà vietata in tutta Europa. “A causa delle sanzioni molto limitate previste dalla legge italiana (1.500 euro) vi è da temere che in Italia si continueranno ad allevare polli in gabbia anche dopo lo scadere di detto termine”. Il CTCU consiglia pertanto di comprare esclusivamente uova da allevamento biologico o all'aperto e di ridurre il consumo di uova in generale. In questo caso sarete quanto meno gratificati con valori di colesterolo più bassi. “Per garantire insomma chiarezza ai consumatori attenti alla tutela degli animali va introdotto l'obbligo di dichiarare il tipo di produzione da cui provengono le uova usate nei prodotti preconfezionati – conclude Walther Andreaus – Ed è qui che i politici di tutta Europa sono chiamati urgentemente ad intervenire, al fine di garantire una migliore informazione per tutti i consumatori”.

redattore: GA

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