Smog, Commissione Ue: ultimo avvertimento all’Italia per inquinamento da diossido di azoto

 Ultimo avvertimento dell’Europa all’Italia: c’è troppo smog e inquinamento da diossido di azoto nelle città. La Commissione europea ha dato il via libera alla seconda fase della procedura d’infrazione contro l’Italia e con essa altri paesi – Germania, Francia, Regno Unito e Spagna – che “non hanno affrontato le ripetute violazioni dei limiti di inquinamento dell’aria per il biossido di azoto”. Ci sono due mesi di tempo per adempiere agli obblighi richiesti dall’Europa, altrimenti la Commissione potrà decidere di deferire i paesi  alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

L’inquinamento da biossido di azoto (NO 2) “costituisce un grave rischio per la salute”, evidenzia la Commissione, ricordando che la maggior parte delle emissioni proviene dal traffico stradale. Bruxelles dunque “esorta i cinque Stati membri ad agire per garantire una buona qualità dell’aria e salvaguardare la salute pubblica”. Nel parere motivato inviato dalla Commissione, viene contestata la violazione della legislazione europea sulla qualità dell’aria ambiente(direttiva 2008/50/CE) che stabilisce valori limite per gli inquinanti atmosferici. In caso avvengano superamenti, gli Stati sono tenuti ad adottare e attuare piani per la qualità dell’aria che stabiliscono misure adeguate a rimediarvi nel più breve tempo possibile. Il parere è stato inviato alla Germania per 28 zone di qualità dell’aria tra cui Berlino, Amburgo, Monaco, Amburgo e Colonia; alla Francia per 19 zone di qualità dell’aria, fra cui Parigi, Marsiglia e Lione; al Regno Unito per 16 zone di qualità dell’aria, tra cui Londra, Birmingham, Leeds e Glasgow; alla Spagna per 3 zone di qualità dell’aria, tra cui una che copre Madrid e due Barcellona. Per l’Italia viene contestata la violazione dei valori limite di biossido di azoto per 12 zone di qualità dell’aria, tra cui Roma, Milano e Torino.

Cosa si può fare? Fra le eventuali misure che riducono le emissioni inquinanti, ricorda la Commissione, ci sono “la riduzione globale dei volumi di traffico, i combustibili utilizzati, il passaggio ad autovetture elettriche e/o l’adattamento dei comportamenti al volante. In questo contesto, ridurre le emissioni dei veicoli diesel è un passo importante verso la conformità con gli standard UE in materia di qualità dell’aria”. Bisogna dunque compiere “maggiori sforzi a livello nazionale, regionale e locale, per adempiere agli obblighi della normativa UE e tutelare la salute pubblica – precisa Bruxelles – Se gli Stati membri non vi adempiranno entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferirli alla Corte di giustizia dell’UE”.

Più di 400 mila cittadini, ricorda la Commissione, muoiono prematuramente nell’UE ogni anno a causa della scarsa qualità dell’aria. Nel 2013 si sono contate quasi 70 mila morti premature in Europa a causa di elevati livelli di NO2.

Di fronte alla contestazione dell’Europa il ministero dell’Ambiente smorza i toni parlando di un “cambiamento di marcia” già in atto. “Governo, Regioni e comuni hanno già scelto di lavorare insieme per la qualità dell’aria e di farlo programmando misure finalmente strutturali, uscendo dalla logica delle risposte emergenziali – ha detto il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti –  E’ chiaro a tutti che il problema dello smog non si risolva da un giorno all’altro: è il motivo per cui non può sorprendere l’apertura della seconda fase dell’infrazione, rispetto alla quale siamo del resto in buona compagnia in Europa. Siamo convinti che la Commissione riconoscerà il nostro cambio di marcia”.

L’apertura di questa seconda fase di infrazione “dimostra come le amministrazioni locali non abbiano saputo contrastare il dramma dell’inquinamento, né adottare provvedimenti efficaci a tutela della salute umana”, dice il Codacons commentando la decisione dell’Europa. “Fa bene l’Europa a intervenire duramente contro l’Italia – prosegue il Codacons – Di fronte al costante superamento dei limiti all’inquinamento dell’aria i Comuni hanno adottato solo misure blande, palliativi inefficaci, spesso senza alcun controllo reale su divieti e limitazioni imposti. Nessun incentivo sull’utilizzo dei mezzi pubblici né potenziamento dei trasporti locali per disincentivare il ricorso all’automobile da parte dei cittadini. Una situazione che ha portato l’Italia ad occupare il primo posto in Europa per morti da smog: nel nostro paese si contano infatti 90.000 vittime ogni anno causate dall’inquinamento dell’aria, 1.500 solo a Milano. E nel caso in cui si arrivi ad una sanzione per l’Italia, chiameremo gli amministratori locali a pagare la multa con i loro beni personali, per l’incapacità e l’immobilismo dimostrati”.

Da Coldiretti viene invece la proposta di un “bonus fiscale verde” che aiuti a combattere lo smog attraverso la diffusione di parchi e giardini. Metropoli come Roma, Torino e Milano cui l’Europa contesta l’eccessivo smog “hanno una ridotta disponibilità di spazi verdi che concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi, che va dagli appena 15,9 metri quadrati di verde urbano per abitante a Roma ai 17,2 di Milano fino a 21 di Torino”, dice Coldiretti, che chiede di riqualificare il verde pubblico e di favorire interventi privati “a partire da misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e aree verdi, cosiddetto “bonus verde” da realizzare con un meccanismo simile a quello previsto per il risparmio energetico, le abitazioni, i mobili o gli elettrodomestici”.

 

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