SOCIETà: A noi il mattarello!

Intervista a Fiorenzo Bresciani, fondatore e presidente della Associazione Uomini Casalinghi, che riunisce cinquemila “pionieri” pronti a tutto pur di eguagliare le proprie compagne nella cura delle faccende domestiche.

Una mia amica sostiene che la vera parità con gli uomini si avrà quando questi saranno capaci di sostituire il rotolo di carta igienica finito con uno nuovo e, ancor più, penseranno ad acquistarne altri prima che tutte le scorte siano esaurite. Quanto è lontano quel giorno? Molti uomini italiani, oggi, danno “una mano” in casa, prendendo coscienza di quanto sia faticoso, complicato e degno di ammirazione quello che le loro compagne fanno per rendere più gradevole la vita in famiglia: le famose “faccende domestiche”, dette anche, in alcune regioni d'Italia, con parola orribilmente grigia, “mestieri”, fino a qualche tempo fa la Cenerentola delle professioni.

Non molti anni orsono, quando si chiedeva a una signora cosa facesse nella vita, questa, se non aveva un'attività esterna remunerata ma consacrava tutte le sue energie a tener puliti e in ordine casa e familiari, rispondeva autoflagellandosi: «Niente». Oggi c'è una maggiore consapevolezza, e le poche casalinghe a tempo pieno ancora esistenti rivendicano con orgoglio la propria scelta, spesso invidiate dalle casalinghe part-time, schiacciate dal doppio impegno che grava sulle loro spalle. E tuttavia questo termine – “casalinga” – continua ad avere in sé un che di dispregiativo, evocando già col suo suono strascicato e un po' melenso una quotidianità senza gloria, fatta di abitudini ripetitive, e una vita modesta, come gli arnesi fra i quali essa scorre. «La tua faccia buona e casalinga», dice Guido Cozzano rivolgendosi alla timida e insignificante signorina Felicita dell'omonima poesia, e certo non le fa un gran bei complimento…

Ma ecco che a tirare fuori la “casalinghità” dal ghetto in cui è ancora confinata provvedono ora proprio gli uomini: non un manipolo di altruistici difensori delle donne, ma un nutrito esercito di maschi, decisi a battersi per la rivalutazione dei lavori domestici e il riequilibrio dei ruoli femminile e maschile all'intemo della famiglia, facendo piazza pulita di tanti luoghi comuni millenarii ciò al fine di fare in modo che la casa rimanga un confortevole focolare e così salvaguardare quei valori familiari oggi minacciati dal ritmo convulso dell'esistenza di grandi e piccini. E come si può compiere un simile miracolo in un mondo dove tutti, comprese le donne, abbandonano il proprio nido la mattina per tornarvi soltanto la sera, stressati e poco inclini a curarsi della pulizia e accoglienza degli ambienti o della qualità dei cibi portati in tavola? Semplice: promuovendo Yhomo casalingus, il casalingo, in grado di coadiuvare la moglie o addirittura di sostituirsi ad essa nel governo domestico.

 è Fora, dicono questi arditi pionieri, d'insorgere contro la discriminazione che esonera gli uomini dal maneggiare varecchina e cera quasi ne fossero geneticamente incapaci, e d'instaurare le pari opportunità, smettendo di negare ai maschi, in nome di una malintesa virilità, le gioie insite nella cura della casa. A capeggiare questi volenterosi è Fiorenzo Bresciani, un cinquantacinquenne di Pietrasanta (Lucca) che una ventina d'anni or sono fu fulminato sulla via di Damasco: sentì prorompere in sé la vocazione alle mansioni casalinghe. L'entusiasmo con cui aderì a quella “chiamata” era tale che non gli ci volle molto a contagiare i suoi amici più stretti – i quali via via verificavano con esperimenti concreti quanto fosse gratificante applicare la propria intelligenza all'impiego ottimale di lavatrici e aspirapolvere – e poi ad ampliare la cerchia di adepti fino a fondare addirittura un movimento.

 Questo nel 2003 è stato legalizzato dando vita all'AsUC, Associazione Uomini Casalinghi, con sede a Pietrasanta. Prima del genere in tutta Europa e assolutamente ineguagliata dalle associazioni sue emule fondate in Olanda e negli Stati Uniti («Quelle sono statiche, noi siamo molto più dinamici», mi dice con orgoglio il suo fondatore e presidente Bresciani), l'Asuc ormai conta più di quattromila iscritti. «Oggi siamo 4.387», precisa Bresciani, «ma aumentiamo ogni giorno». Chiedo a questo esuberante toscano che, oltre a tenere un sito Internet molto visitato da casalinghi in pectore o de facto di tutto il mondo, ha scritto la prefazione del libro appena uscito Casalingo e contento, manuale per sopravvivere alle faccende domestiche di Fabrizio Diolaiuti e Maria Teresa Tironi (Sperling & Kupfer) e ha in cantiere un musical sul tema, come sia sbocciata in lui, più di vent'anni fa, questa prepotente voglia di “casalinghità”. «è qualcosa che ho respirato in famiglia fin da ragazzo», mi spiega, «in quanto mio padre, dopo l'amputazione di una gamba, dovette lasciare il lavoro.

Perciò, mentre la mamma lavorava, era lui a fare tutto in casa. In seguito, avendo io sposato una donna medico molto impegnata, un giorno dissi ai miei amici: “Basta, noi uomini dobbiamo adeguarci, emanciparci”. Lasciai il lavoro di commerciante e mi misi a fare, d'accordo con mia moglie, il casalingo a tempo pieno. Per imparare a stirare bene mi ci volle un anno, chiedendo consigli qua e là. E così per stendere il bucato. Ora sono bravino…».

Chi volesse emularla può chiedervi aiuto?

«Sì, in diverse città d'Italia abbiamo cominciato a tenere dei corsi gratuiti di due giorni, dei master on management in cui s'impartiscono lezioni di “stirologia” ed “epistemologia del bucato”. I “professori” insegnano come vanno divisi i panni da lavare, come si prepara la lavatrice, i detersivi e i programmi da usare, tenendo anche conto delle istruzioni sulle etichette degli indumenti, da leggere sempre con attenzione prima di comprare un vestito».

Sono corsi molto seguiti?

«A Napoli sono dovuti intervenire i vigili per regolare l'afflusso dei partecipanti».

Avete più seguaci nel Nord onel meridione?

«I nostri iscritti sono più numerosi nel Centro-Sud che nel Nord, perché il meridionale sente molto di più i valori familiari, l'urgenza di salvaguardarli. I nordici si rimboccano le maniche in casa perché costretti dalle circostanze. Magari aderiscono alla nostra filosofia, ma poi non hanno il tempo di metterla in pratica perché il lavoro non glielo permette: vanno troppo di corsa».

Lei distingue nettamente, mi sembra di capire, fra casalingo per necessità e casalingo per vocazione…

«Certo. Il marito che da una mano alla moglie svolgendo qualche lavoretto, come sparecchiare o mettere i bambini a letto, o il single che deve per forza cavarsela da solo, non hanno niente a che vedere col vero casalingo. Che è tale per una scelta ben ragionata. è colui che cerca di capire, di migliorare, che si applica anche nelle attività che gli sono meno congeniali: ad esempio l'uso della lavatrice, l'elettrodomestico che mette più in crisi gli uomini. Il vero casalingo sa tutto sui vari detersivi».

Ci sono molti celibi fra i vostri iscritti?

«Ce ne sono, ma i più numerosi sono i separati o divorziati: non sanno che pesci prendere quando tocca a loro accudire i bambini. Questi padri scoprono di avere enormi lacune e si rivolgono a noi perché li aiutiamo a colmarle».

Quanti fra i vostri iscritti fanno i casalinghi a tempo pieno?

«Un 10 per cento»

Quali sono le faccende domestichi preferite dagli uomini?

«Una volta che abbiamo imparato tutti i segreti del bucato, ci piace molto fare la lavatrice. E spolverare…».

Ma le mogli non sono gelose di queste intromissioni in quello clic è stato sempre un loro regno esclusivo?

«Un po' sì. All'inizio sono contente, ma poi cominciano a dire: “No, questo lo faccio io”, hanno paura di perdere il loro ruolo, si sentono messe da parte».

Forse temono anche che il loro compagno diventi un maniaco della pulizia e dell' ordine, un'ossessione insopportabile in un uomo ancor più che in una donna.

«Noi cerchiamo di affrontare questo lavoro in modo un po' spartano, ma certo ci sono anche dei casi patologici».

Lei ha dei figli maschi?

 Â«Ne ho uno, fa il cuoco in un ristorante e in casa sua fa tutto».

Mirate al riconoscimento ufficiale della professione di casalingo, tanto da poterla far figurare sui documenti e avere diritto alla pensione e al risarcimento per gli infortuni domestici?

«Per queste battaglie ci appoggiamo al moica, il Movimento Italiano Casalinghe presieduto da Tina Leonzi, che dapprima ci ha guardati con incredulità, ma poi è stata molto contenta di collaborare con noi. Quanto alla carta d'identità, sulla mia figuro già come ” casalingo”. Quando andai a rinnovarla al Comune di Pietrasanta e chiesi che alla voce “professione” fosse scritto “casalingo”, l'impiegato rimase interdetto. Mi disse che non poteva farlo, perché quel termine non esisteva nel programma del computer, e che avrebbe messo “disoccupato”. “No”, insistetti, “non sono un disoccupato, sono un casalingo”. Allora convocò il direttore, e dopo un'ora di discussioni, vedendomi irremovibile, trovarono il modo di inserire nel computer dell'anagrafe questo nuovo mestiere».

Perché il simbolo dell'Asuc è un cavalluccio marino?

«Ho scelto un ippocampo perché tra questi pesciolini così carini la femmina depone le uova in una sorta di marsupio del maschio, che quindi fino alla schiusa ha il “pancione”. Gli ippocampi non conoscono rigide divisioni di compiti tra i due generi, ed è quello a cui miriamo noi».

“Il governo del mondo alle donne, il rigoverno della casa agli uomini& quot;, proclama il vostro motto. Crede davvero possibile un simile capovolgimento dei modelli tradizionali? «Non ce ne potrebbe venire che bene».

L'utilità del saper fare

Abbiamo chiesto a Fiorenzo Bresciani se, fra le migliala di iscritti della sua associazione,

ci sia anche qualche carabiniere. «Premesso che per noi la professione svolta da ciascuno non ha alcuna importanza, perché conta solo la “casalinghità”, devo dire che l'Asuc non sembra riscuotere un gran successo tra le file dell'Arma. Due carabinieri, però, tengono alto l'onore dell'uomo casalingo. Uno, che purtroppo è mancato nel 2005, è stato addirittura il mio braccio destro nei mesi successivi alla fondazione dell'Asuc. Si chiamava Mario Vaglio ed era stato maresciallo a Seravezza, un Comune della Versilia, ma ormai, avendo passato la settantina, era in pensione. Era un casalingo appassionato, lo era sempre stato, anche quando era ancora in servizio: in casa faceva tutto lui, da cucinare a stirare, tanto che sua moglie, ogni volta che la incontro, mi confessa quanto sia duro per lei abituarsi, ora che lui non c'è più, a fare la casalinga, un lavoro che non aveva mai esercitato, essendo marito ad occuparsi di ogni cosa. Anche per me la sua morte è stata una grande perdita, perché era un uomo precisissimo, serio, tutto d'un pezzo, uno che quando dava la sua parola ci poteva contare, insomma un vero carabiniere. Mi aiutava moltissimo, e partecipò con me anche a diverse trasmissioni televisive, da Mattina in famiglia con Tiberio Timperi a , Alle falde del Kilimangiaro di Licia Colò. Come carabiniere era molto conosciuto e stimato, tanto che al suo funerale assistè una massa di gente. C'erano persino Marcelle Lippi e l'arbitro Pippo Pollina». «Abbiamo anche un altro carabiniere iscritto all'AsUC. Un napoletano distaccato a Firenze, Anche lui maresciallo. Venne una volta a presentarsi: arrivò con un collega, tutti e due in divisa, e lì per lì mi spaventai, mi chiesi: “O che vogliono da me?”. Invece lui veniva solo a complimentarsi per la mia associazione, mi raccontò che era vedovo con due figli ragazzi, che era un casalingo al cento per cento e che per questo si era affrettato a iscriversi».

di Maria Pia Forte

Il Carabiniere • ottobre 2007

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