Tariffe Tim, Consumatori: aumentano i costi per utenti meno tecnologici

I cambiamenti messi in atto da Tim/Telecom nella propria trasformazione aziendale – dal pagamento mensile della bolletta ai contributi di attivazione per chi non sceglie la domiciliazione bancaria al pagamento di 2 euro per chi vuole ricevere la fattura cartacea – rischiano di fatto di tradursi in un maggior costo a carico degli utenti. E di privilegiare quelli che usano di più la tecnologia a scapito di una larga fetta della popolazione. È la denuncia di Federconsumatori e Adusbef che paventano un aumento dei costi nella telefonia per chi è cliente Tim/Telecom.

Le nostre perplessità derivano dalla più che fondata possibilità che tutti i cambiamenti messi in atto si trasformino in costi maggiori a carico degli utenti”, affermano le due associazioni. Il riferimento è a diverse novità introdotte dalla compagnia telefonica. Uno è il pagamento mensile della bolletta – questa per le associazioni porta “sia un raddoppio dei costi per il pagamento del bollettino di c/c postale che un beneficio finanziario per l’azienda” – l’altra è il cambio del piano tariffario finalizzato alla soppressione del canone per chi ha solo la linea telefonica. Altra voce contestata dalle associazioni riguarda “i contributi di attivazione (da 39 euro fino a 90 euro) applicati ai clienti che non scelgono la domiciliazione bancaria”, che “denotano ancora una volta una scarsa attenzione verso chi ha meno familiarità con queste metodologie e preferisce il pagamento diretto”. C’è infine la novità che scatterà dal prossimo 1° febbraio, quando cambierà la fatturazione per i clienti Adsl e Fibra di Telecom-Tim: cambiano le modalità di fatturazione “per incentivare l’utilizzo del servizio gratuito di ricezione online della fattura in formato esclusivamente elettronico”, così se si mantiene l’invio della fattura cartacea bisognerà pagare 2 euro.

La scelta di ricevere la fattura cartacea e non tramite posta elettronica comporta un costo a carico dell’utente di 2 euro in più al mese, sottolineano Federconsumatori e Adusbef, per le quali si tratta di una novità che penalizza una fascia di utenti, di fatto quelli meno evoluti dal punto di vista tecnologico. “E’ vero che una minore produzione di fatture cartacee può essere un importante tema di attenzione e sensibilità ambientale, tuttavia riteniamo che l’azienda non abbia scelto la via giusta per promuovere l’utilizzo della posta elettronica – dicono le due associazioni – La scelta di penalizzare economicamente chi sceglie di ricevere la fattura in forma cartacea si traduce infatti in maggiori oneri per una vasta parte della popolazione italiana. Sarebbe invece molto più coerente e corretto proporre una riduzione dei costi a chi riceve la fattura via mail. Si tratta – proseguono – di un’operazione che con ogni evidenza è orientata al mercato e alla clientela non solo tecnologicamente più avanzata ma anche economicamente più remunerativa. Tuttavia così l’azienda tiene sempre meno conto delle necessità della fornitura di un servizio universale con una spesa accessibile a tutti”. In caso di variazioni unilaterali del contratto il cittadino ha 30 giorni di tempo, dal momento in cui il gestore comunica le modifiche, per recedere dal contratto e passare a un altro gestore.

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