Tassa successione, non si paga sotto il milione

Torna la tassa di successione, che verrà reintrodotta da un emendamento alla Finanziaria, ma si applicherà solo sugli immobili e sui capitali superiori ad un milione di euro. L'emendamento – che modifica la norma attualmente presente di aggravio dell'imposta di registro in caso di successioni e donazione – è stato depositato dal governo in commissione Bilancio. L'aliquota per coniugi e figli, sopra questa soglia, sarà del 4%, per poi salire al 6% per gli altri parenti e all'8% per tutti gli altri soggetti.

L'emendamento del governo stabilisce poi che ogni 4 anni, il ministero dell'Economia con un proprio decreto procederà all'aggiornamento degli importi esenti dall'imposta tenendo conto dell'indice del costo della vita. Le disposizioni hanno effetto per gli atti pubblici formati, gli atti a titolo gratuito e per le scritture private autenticate, non autenticate nonché per le successioni che si sono aperte dal 3 ottobre 2006. Le stesse decorrenze valgono per l'imposta ipotecaria e catastale concernenti gli atti e le dichiarazioni relative alle successioni.

Sull'Irpef, spiega Visco, ‘‘non è neanche escluso che faremo qualche modifica”. Non dice come, ma le tabelle di confronto tra single e contribuenti con redditi, mostrano chiaramente una discriminazione nei confronti delle famiglie con più figli tra i 30 mila e i 40-45 mila euro di reddito.

Capitolo a parte l'aliquota. La nuova unica del 20% sulle rendite finanziarie non si applicherà sui rendimenti maturati nel passato. è questa, annuncia Visco, “l'intenzione del governo”. Che però non ha ancora escluso “il riferimento al rendimento o alla plusvalenza realizzata invece che maturata”.

Niente da fare, invece, per le esenzioni previste inizialmente per i motorini Euro 0 rottamati e l'acquisto di moto Euro3: il bollo non si doveva più pagare per tre anni (inizialmente per cinque).

Invece per quanto riguarda l'evasione fiscale, si tratta di un “circolo vizioso” che “va spezzato” affinché “i contribuenti onesti siano rassicurati sul fatto che tutti pagheranno le tasse”. Lo afferma il vice ministro per l'Economia Vincenzo Visco che spiega come per lo Stato l'evasione rappresenti “un fiume di denaro invisibile”. Numeri alla mano ogni anno sfuggono al fisco 200 miliardi di euro, di cui ‘‘100 miliardi derivano” da lavoro nero e “più di 93 miliardi da sottodichiarazioni di fatturato”. Così per Visco “man mano che l'evasione verrà riportata a livelli fisiologici, sarà possibile una riduzione sostanziale del prelievo fiscale”.

“Escludo, dice ancora Visco, che la manovra finanziaria possa portare alla recessione, anzi ci sono buone possibilità che la crescita del Pil del 2007 possa essere pari e secondo alcuni superiore a quella del 2006″. L'ultimo aggiornamento del Dpef prevede per il 2007 una crescita del Pil dell'1,3% contro l'aumento dell'1,6% previsto quest'anno.
Non è arrivato invece il prelievo fisso al 20% sugli affitti. Avrebbe un costo di 1-2 milioni di euro – dice il vice ministro – se introdotto senza misure che consentano di far emergere gli affitti in nero.

Infine per la riduzione dell'Irap dovuta al taglio del cuneo fiscale “bisogna vedere se la selettività rispetta i criteri europei” ma “pare che sia possibile farlo” conclude Visco, spiegando che “la logica è molto semplice è quello di escludere settori meno esposti alla concorrenza, banche, settori tariffati, settori nei quali c'è una sorta di monopolio naturale”.

Fonte: Mia economia

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