Test sui pop corn. Non prendeteli alla leggera

Un vecchio western di Sergio Leone non avrebbe lo stesso sapore senza il sottofondo di pop corn sgranocchiati. Dal celebre bagno nella fontana di Trevi della Ekberg fino alla sensuale gara di ballo di John Travolta e Uma Thurman in Pulp Fiction: il cinema – italiano e no – da sempre si accompagna al profumo di pop corn caldi. Un rito che piace a tutti, ai piccoli come ai grandi. E che accomuna le sale cinematografiche dell'intera Italia, da Nord al Sud. Oltre al classico consumo davanti alla pellicola, i pop corn si gustano anche tra le mura domestiche.

Chi non ha mai provato a prepararli con il pentolino, l'olio e i chicchi di mais che esplodono – uno dietro l'altro – trattenuti dal coperchio? Sul mercato degli elettrodomestici sono comparse anche le macchine ad hoc. Oggi quasi tutti usano il pratico microonde.

Qualsiasi sia il supporto, il principio di base è lo stesso: l'umidità del chicco, per effetto del calore, si trasforma in vapore e il mais esplode, aumentando il proprio volume fino a 30 volte. Ingredienti segreti. L'elenco degli ingredienti dovrebbe essere breve: mais, sale e olio. Eppure non sempre la composizione è così ristretta.

 Soprattutto quando il pop corn è preparato in grandi quantità come al cinema. Gli ingredienti – ricordiamo – devono essere per legge riportati sull'etichetta ( in caso di prodotto confezionato) o su un cartello esposto nella zona di vendita ( in caso di prodotto sfuso). Dalla nostra inchiesta in 20 cinema e dal test su 10 marche di pop corn in busta abbiamo scoperto che a mais, sale e olio si aggiungono altri ingredienti come antischiumante, burro artificiale, aromi, coloranti. Insomma molto più di quanto è necessario.

Anche la scelta dell'olio poi può rivelare qualche sopresa. Se a casa si preferisce il comune olio di oliva o di semi, lo stesso non avviene a livello industriale. Per le alte temperature è necessario infatti scegliere un tipo di grasso stabile, che non si deteriori con il rischio di generare sostanze non salutari. I grassi più stabili al riscaldamento sono quelli ricchi in acidi grassi saturi, per esempio l'olio di cocco e l'olio di palma, che sono però anche quelli più scadenti dal punto di vista nutrizionale.

 Per mediare tra una scelta azzeccata dal punto di vista tecnologico (ma non per la salute) e una sana (ma a rischio deterioramento) si dovrebbe optare per un prodotto come l'olio di oliva o di arachidi, due alternative consigliate dai nutrizionisti per la frittura. Nella scelta dei produttori però conta – e non poco – il prezzo. Ecco il motivo per cui tra gli ingredienti si trovano più facilmente l'olio di cocco e quello di palma. Tutti al cinema I barattoli di pop corn sono stati acquistati in 20 cinema tra Milano e Roma.

Per uniformare la nostra inchiesta abbiamo preso in considerazione solo il formato più piccolo. Tenendo presente il quantitativo contenuto in ogni singola porzione, abbiamo stimato l'apporto calorico fornito dai pop corn e evidenziato il prezzo di acquisto. Meno sale c'è, meglio è. Si sa: il sale a tavola va centellinato. Oltre a quello che viene aggiunto ai cibi, pensate a quanto se ne trova contenuto negli alimenti già pronti, nei dadi, nei sughi e condimenti.

In alcuni casi il sale viene aggiunto per migliorare la conservazione di un prodotto. Non è il caso del pop corn: qui il sale serve solo per dare più sapore. Secondo le raccomandazioni il suo consumo non dovrebbe superare i 6 g al giorno.

Quanto ne viene aggiunto ai nostri pop corn? I risultati della prova non sono tutti negativi: le insufficienze riguardano solo tre campioni; la maggior parte ottiene valutazioni buone e quattro prodotti raggiungono voti ottimi. Il maggior quantitativo di sale si trova nei pop corn venduti al cinema Colosseo di Milano: qui la porzione più piccola pesa 26,5 g e contiene 0,7 g di sale, pari all'11% della razione giornaliera consigliata.

Grassi da scoprire.

Ciò che contribuisce in modo consistente ad aumentare il livello di grassi nella composizione nutrizionale del pop corn è l'olio usato per prepararli. In casa si può decidere di farli “scoppiare” anche senza l'aggiunta di olio o burro, usando il microonde o le macchine ad aria: preparandoli in questo modo, il contenuto di grassi si aggira intorno al 6,6%. Se si usa invece la padella e un cucchiaio di olio si arriva al 14%. Nella preparazione dello snack al cinema si usa la manica larga con olio per accentuare il colore e il tipico profumo e anche per facilitare l'adesione del sale.

 In quelli venduti al cinema Stardust Village di Roma, per esempio, ne abbiamo riscontrato una percentuale molto alta (si arriva al 37,7%). E purtroppo la qualità dei grassi non è buona. In laboratorio abbiamo scoperto che, nella maggior parte dei casi, viene usato l'olio di cocco. L'olio di girasole, migliore dal punto di vista della qualità nutrizionale, viene aggiunto solo in tre preparati. Olio di palma e tracce di burro compaiono in qualche campione. In otto pop corn abbiamo trovato anche tracce di acidi grassi trans: la loro presenza è indice del surriscaldamento dell'olio ed è sinonimo di una qualità davvero scarsa.

I giudizi generali tengono conto di molti parametri: la quantità, la qualità e infine la freschezza dei grassi usati nella preparazione.

 L'ospite inaspettato.

 Non ci saremmo mai aspettati di trovarlo tra gli ingredienti e invece sono solo 5 i campioni che non lo contengono (quelli con il voto positivo). Stiamo parlando del glutammato, un esaltatore di sapidità che viene aggiunto a quei cibi che – poco saporiti in natura – hanno bisogno di un aiutino per piacere.

In alcuni casi viene aggiunto addirittura per mascherare una qualità complessiva scadente. Trovarlo nei nostri pop corn non ci entusiasma: meno se ne consuma, meglio è.

 Troppo costosi gli sfusi.

 I pop corn acquistati al cinema sono cari, anzi carissimi. Il costo medio per 100 g è 4,79 euro (47,9 euro al chilo), ma esistono molte differenze di prezzo a seconda del punto vendita e del formato.

 L' alternativa al sacchetto Il grande cinema si può gustare anche a casa, i pop corn pure. Per valutare cosa offre il mercato degli snack abbiamo messo alla prova otto campioni di pop corn confezionati in busta e due da microonde (uno in versione light): si tratta di buste chiuse e sigillate da inserire direttamente nel forno.

 Etichette essenziali.

Le indicazioni obbligatorie sono poche, ma non mancano mai. Alcuni hanno l'etichetta nutrizionale: un'informazione in più che abbiamo premiato.

San Carlo invece è stato penalizzato perché dichiarando sulla confezione”con pochissimo sale”, avrebbe dovuto riportare la percentuale del sale. Poco sale.

In generale i risultati sono buoni. San Carlo dichiara sulla busta “con pochissimo sale” : rispetta le aspettative e ottiene un giudizio ottimo.

 Solo Esselunga si merita un'insufficienza. Grassi variabili. Tutti dichiarano tra gli ingredienti “olio vegetale”, senza specificare di quale tipo.

Fa eccezione Coop, che usa l'olio di girasole: anche il nostro laboratorio lo ha confermato. In molti campioni abbiamo rintracciato la presenza di olio di cocco, di palma, o una miscela di entrambi. I più dietetici sono naturalmente quelli per micronde light. Vanno molto bene anche i pop corn Coop: in etichetta viene dichiarato il 23,5% di grassi, ma in realtà in laboratorio ne troviamo solo il 18%. Male i pop corn San Carlo: il giudizio pessimo è dovuto all'alta percentuale (32%) di grassi.

 Una curiosità: sull'etichetta dei pop corn Esselunga si legge “senza olio fritto”. Dai nostri risultati, però, Esselunga risulta il pop corn più ricco in grassi dopo San Carlo.

Questa componente influenza l'apporto calorico: i più ricchi di lipidi sono anche i più calorici (l'apporto è stimato su una porzione di 30 g). Il glutammato diminuisce. Se lo si usa, il glutammato per legge deve essere elencato tra gli ingredienti in etichetta.

Solo San Carlo e Pai lo riportano, ma solo San Carlo effettivamente ce l'ha. In Pai non ne abbiamo trovato traccia. Uno tira l'altro. Diciotto assaggiatori si sono sottoposti alla prova di degustazione. I più apprezzati sono stati quelli confezionati da Conad, premiati soprattutto per la croccantezza. Non sono invece piaciuti gli amica Chips, penalizzati perché piuttosto gommosi.

  Confezionati costano meno. Rispetto a quelli comprati al cinema i pop corn in busta costano notevomente meno: il prezzo medio è di 7,49 euro al kg. Se volete davvero risparmiare, però, scegliete di farveli in casa.

Evitate i prepararti per microonde e preferite i chicchi di mais sfusi.

Cinema: 20 sale tra Milano e Roma

Per la nostra inchiesta abbiamo visitato 10 sale cinematografiche a Milano e altrettante a Roma. L'obiettivo principale è stata la valutazione della qualità nutrizionale dei pop corn venduti sfusi, con un'attenzione particolare al contenuto di sale, alla quantità di grassi e alla loro la qualità. In ogni cinema abbiamo comprato tutte le porzioni disponibili e le abbiamo pesate. Le porzioni si differenziano molto da cinema a cinema: ne abbiamo trovate da un minino di due fino un massimo di cinque (chiamate piccola, media, grande, maxi e jumbo). In alcuni casi non esiste una reale differenza di peso tra le porzioni: al cinema Eur cine di Roma, per esempio, tra la porzione piccola e quella media c'è un solo grammo di differenza (quella media pesa meno della piccola).

 Ingrassano di più al cinema

 Per prepararli a casa, usate solo poco olio di oliva. Al cinema, invece, mangiatene di meno: c'è più olio e di qualità scarsa. I pop corn fatti in casa, senza grassi e senza sale, forniscono circa 346 kcal per 100 g (104 kcal per una porzione da 30 g). Quelli mangiati al cinema partono da 384 kcal fino a un massimo di 477 kcal per 100 g.

Non poche. Se non riuscite a rinunciare a sgranocchiarli davanti a un bel film, non disperatevi: cercate piuttosto di limitare il loro consumo solo a poche occasioni. Se la bilancia non vi dà tregua, provate semplicemente a ridurre la porzione: acquistate un bicchiere piccolo (da 30 g) e dividetelo con un amico.

 Fate solo attenzione a non sommare calorie a calorie: un bicchiere di bibita gassata (come Coca Cola, Fanta, Sprite) nel formato medio dei bar e dei fast food (400 ml) aggiunge altre 150-200 kcal.

Meglio il fai da te Il migliore è ancora quello fatto in casa, dove si può dosare il sale e la quantità di olio da aggiungere: per esempio, olio di semi di girasole o di oliva, in piccole dosi.

Se invece usate la macchinetta ad aria o il micronde potete evitare addirittura di aggiungere grassi per cuocerlo. Nelle prove del nostro test sul pop corn confezionato, il prodotto che ottiene la valutazione di Migliore del Test è il Pop Z Pop corn (2,29-2,63 euro) per microonde nella versione light. Il titolo di Miglior Acquisto va invece ai pop corn a marchio commerciale Coop (0,67 – 0,87 euro).

Fonte: altroconsumo.it

Pubblicato da: fiore

Condividi questo articolo