Tfr, il Cdm approva la riforma Ma sarà in vigore solo dal 2008

Tra due anni, i pensionandi potranno scegliere di investire il trattamento di fine rapporto nei fondi pensione. Critici i sindacati: il rinvio penalizza i lavoratori Il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma del trattamento di fine rapporto. Il provvedimento, però, entrerà in vigore dal primo gennaio 2008 e non dall'anno prossimo, come previsto all'inizio.


Dal primo gennaio 2008, dunque, decollerà la riforma del Tfr che introdurrà nel nostro Paese la previdenza complementare. Significa che la pensione degli italiani sarà sostenuta non più soltanto dalla disastratissima Inps, ma anche dal mercato: i pensionandi consenzienti potranno infatti decidere di investire il proprio trattamento di fine rapporto in appositi fondi pensionistici, per poi rimpolpare la propria pensione con i dividendi. C'è una dose di rischio, come è ovvio in qualsiasi investimento azionario, ma c'è la possibilità di avere più soldi da spendere per la propria vecchiaia. I principali punti della riforma sono i seguenti:
SILENZIO-ASSENSO: dal 2008, scatteranno i 6 mesi per il silenzio-assenso. I lavoratori avranno tempo fino al 30 giugno 2008 per decidere se far confluire il proprio Tfr nei fondi pensione o lasciarlo presso il proprio datore di lavoro come previsto ora. Il mancato pronunciamento verrà interpretato come un consenso e la liquidazione maturanda sarà versata nella forma prevista dai contratti collettivi, a meno di un diverso accordo aziendale.

CONTRIBUTO DATORE LAVORO: un contributo del datore di lavoro, in misura dell'1%, è previsto in aggiunta al Tfr. Ma il lavoratore perde diritto al contributo se sceglie di passare ad un'altra forma di previdenza, ad esempio le polizze delle assicurazioni.


ANTICIPAZIONI: Si può chiedere fino al 75% di anticipazioni sul Tfr in qualsiasi momento per spese sanitarie, oppure dopo 8 anni per l'acquisto della prima casa per sé o per i figli. - DUE ANNI PER CAMBIARE IDEA: Dopo due anni dall& apos;iscrizione al Fondo, il lavoratore ha diritto alla portabilità dell'intera posizione individuale e può cambiare quindi fondo.


MORATORIA PER IMPRESE: Per le imprese che non possono ricorrere agli strumenti di accesso al credito, ci potrebbe essere una moratoria di un anno, e cioè dal primo gennaio 2009. “

Lo “slittamento” di due anni della riforma è dovuto al compromesso tra chi, all'interno del governo, aveva fretta di approvarla senza ulteriori rinvii e chi, ritenendola troppo “onerosa” per le imprese, l'avrebbe voluta modificare. Tra i primi il ministro del Welfare Roberto Maroni; capofila dei secondi, quello della Funzione pubbblica Mario Baccini. Alla fine si è deciso così: nessuna modifica, ma rinvio dell'entrata in vigore. Motivo del rinvio, dare tempo al sistema economico di adattarsi a una forma previdenziale comune nei Paesi anglosassoni, ma assolutamente rivoluzionaria in Italia. Soprattutto le piccole e medie imprese (questo il motivo della titubanza di molti nella maggioranza) potrebbero soffrire non poco nel vedersi sottratto il Tfr dei dipendenti che decidono di affidarli ai fondi pensione.
L'altro ‘nodo' della riforma, che ha diviso il governo, è rappresentato dalla portabilità del contributo da parte del datore di lavoro: secondo la riforma, il lavoratore che sceglie i fondi negoziali può contare anche su tale contributo che si aggira sull'1% del Tfr. Nel caso di fondi aperti, come quelli proposti dalle compagnie di assicurazione, il contributo verrebbe meno. Proprio su questo, si sono impuntate le assicurazioni che chiedevano pari condizioni con i fondi chiusi.
Ma nel provvedimento approvato in Cdm non ci sono state modifiche in questa direzione: rimane il vantaggio a favore dei fondi chiusi, che aveva portato allo scontro con l'Ania (l'associazione che riunisce le società di assicurazione). “Riprenderò comunque i contatti con l'Ania ” assicura Maroni – per garantire l'impegno del governo a prendere in considerazione le loro richieste”.
Duro il giudizio dei sindacati. Non perché non approvino la riforma in sé, frutto anche del loro contributo in fase di stesura, ma per il rinvio. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il rinvio penalizzerà coloro che andranno in pensione a breve. Questi, lamentano i sindacati, subiranno tutte le restrizioni dovute al sistema contributivo entrato in vigore con le riforme dell'ultimo decennio; ma non godranno delle opportunità offerte dalla previdenza complementare, non ancora in vigore. Per chi sta a metà del guado, solo oneri e niente onori.

Fonte: Tuoquotidiano

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