"Ti ho passato l'aspirapovere…"

Perché gli uomini hanno (ancora) difficoltà ad accettare la condivisione dei ruoli? Cosa si nasconde dietro il rifiuto maschile di svolgere mansioni casalinghe? Con l'aiuto degli esperti, abbiamo scoperto che…

Qualcuno bussa alla porta. Lui apre e dice a lei: “è per te!”. è il famoso spot della “polvere che ritorna”, ingombrante e con tanto di valigia, perché la polvere è evidentemente un affare di donne. L'Istat (l'Istituto nazionale di statistica) conferma, con una complessa indagine su oltre diciottomila famiglie, che il 76,2 per cento dei lavori di casa è ancora un “privilegio” esclusivamente femminile. Anche se nel frattempo la società è cambiata, i dati del 2003 erano di poco diversi: gli uomini hanno messo a disposizione nove minuti in più del loro tempo. Non stirano. Non lavano. Non spolverano. Quando danno una mano, si sentono orgogliosi della disponibilità dimostrata: “Cara, ti ho passato l'aspirapolvere!”, “Ti ho messo in ordine il frigo”… E la scelta delle parole non è certo casuale. Quel “ti” significa: l'ho fatto al tuo posto, l'ho fatto per te. Non c'è condivisione, ma concessione. La donna è rimasta, metaforicamente la regina della casa, l'angelo del focolare, anche se a casa sta sempre meno. Anche se, come casalinga part time, rischia spesso di essere disperata. Come spiegare questi comportamenti? “Intanto c'è la capacità, tutta femminile di essere multitasking, di passare cioè da un compito all'altro, di mantenere attive due funzioni contemporaneamente, cosa che agli uomini riesce più difficilmente. Si concentrano soltanto su una cosa per volta”, spiega Piera Sorrentino, psicologa in terapia sistemica a Milano. “Lo dimostrano gli ultimi studi sul cervello, ma a plasmarli intervengono i model l i sociali, l'educazione, il rapporto di coppia. Incredibile, vero? Dietro una banalissima disputa su chi deve fare il bagnetto al bimbo ci sono le neuroscienze, la sociologia, la psicologia individuale e collettiva”. Vediamo di orientarci in questo labirinto.

Se lui ha problemi di identità
Paolo e Martina, trentenni, lavorano tutti e due in un sito di saldi on line. Vivono insieme da un anno, e andrebbe tutto bene se lui non fosse uno di quei perfettini che vuole trovare tutto a posto e non muove un dito. “Arriviamo tardi a casa, Paolo si piazza davanti a un videogioco e io corro a preparare la cena, apparecchiare, sparecchiare, mettere in ordine”, afferma Martina. Lidia e Antonio, 29 anni lei, 35 lui, hanno un bambino di sette mesi, Jacopo, e la cosa sta provocando una vera crisi. Lidia, tra pappe e lavoro è sfinita, e Antonio non è di grande aiuto: al massimo scalda un omogeneizzato e poi sparisce. “Veniamo da secoli di divisione dei ruoli”, nota Francesca Santarelli, psicologa clinica cognitivo comportamentale a Milano. “Lei ha sempre avuto il compito di tenere a posto la casa, lui quello di provvedere alle necessità della famiglia. I mutamenti velocissimi che ci circondano non sono ancora stati metabolizzati dagli uomini. Spesso c'è una resistenza inconscia ad accettare lavori poco ‘maschili', vissuti quasi come un attacco alla virilità e all'identità. Meglio usare un trapano o riparare un rubinetto che stirare, oppure caricare la lavatrice”. Anche qui, come sottolinea Francesca Santarelli, la pubblicità ci aiuta a decodificare i modelli e i comportamenti: quando l'uomo è davvero risolutivo? Quando ci mette la forza, la potenza, basta pensare a Mastro Lindo. Inutile recriminare, incalzarlo. Per cominciare, proponiamogli qualcosa che gli sia congeniale.

Se lei si ritiene indispensabile
Il j'accuse maschile si può riassumere in una battuta: “Lei dice che non so fare niente, che se la cava meglio da sola”. L'Istat offre solo numeri, non motivazioni. E le donne, d'altra parte, sono abituate a rendersi quasi sempre indispensabili: “Faccio tutto io! Se non ci fossi io!…”. “Così rivendicano un proprio spazio”, chiarisce Piera Sorrentino. “Ed entrano in un sistema consolidato: mi prendo le responsabilità e, contemporaneamente, mi lamento delle responsabilità. Lamentarsi può servire, può rivelarsi una strategia utile. Significa infatti rivendicare una forma di potere all'interno della coppia. Ci sono ragioni storiche, genetiche e di ruolo: vi ricordate le nostre mamme e nonne, che cacciavano i mariti dalla cucina? Oggi, che dalla cucina siamo uscite, proviamo una certa soddisfazione nel sentirci superwoman, ma spesso esauriamo ogni energia. In più, l'uomo è spaventato da una donna forte che non chiede mai, che pretende, oppure rimprovera“. Bruno, 36 anni, ingegnere e casalingo maldestro (ha bruciato l'arrosto, ha dimenticato di mettere il detersivo nella lavastoviglie…) annuncia alla moglie Emanuela: “Basta, non ci provo più”. Questa è una sconfitta, soprattutto per lei. Non bisognerebbe mai offrire al compagno l'alibi per defilarsi, anche se lui non ha usato l' acchiappacolore e le lenzuola sono diventate verdi. “Noi donne, in numerose situazioni, ci dimostriamo più attente e determinate”, assicura Ilaria Genovesi, psicologa e psicoterapeuta relazionale al Cpr di Livorno. “Ma, così come l'uomo rinuncia a un pezzetto di status dividendo la casalinghitudine, così noi dobbiamo abbandonare le eccessive pretese di perfezione”.

Superare i modelli tradizionali
Domanda: perché l'uomo ha difficoltà a prendersi un po' di ruolo femminile e la donna ha il timore di cederlo? “La risposta”, sostiene Ilaria Genovesi, “è nei rapporti di potere all'interno della coppia. Il rifiuto esplicito di certe mansioni casalinghe può essere il sintomo di un rapporto ‘disfunzionale'”. L'equilibrio non è stato trovato e la frase: “No, i piatti, no!” è solo la punta dell'iceberg. Sotto, c'è spesso una crisi. I ruoli sono definiti dalla storia passata (famiglia di origine), dalla storia presente (età dei figli) e dai progetti futuri. In una coppia equilibrata i problemi si risolvono rivedendo abitudini, obiettivi, speranze, tabù. Se il meccanismo si inceppa, succede come a Lara, 28 anni e Roberto 30, felicissimi quando abitavano in case separate e in lite perenne da quando vivono insieme. Lui è un analista finanziario, lei un'assicuratrice, hanno orari simili e arrivano ugualmente stanchi. Nessuno dei due vuole cucinare, o occuparsi delle pulizie. Lei dichiara: “Non diventerò mai schiava della casa”. Lui le risponde: “Perché non ti organizzi meglio? Io pago le bollette, mi occupo della burocrazia e della spesa. A casa mia funzionava così, e mia madre non si è mai lamentata”. Le madri sono quasi sempre l'esempio, trasmettono ai figli l'idea del loro ruolo. Peccato che negli ultimi trent'anni ci sia stata una rivoluzione, e indietro non si torna. Se, invece di litigare, Lara e Roberto cominciassero a negoziare sarebbe meglio. Anche perché, ricorda Francesca Santarelli: “Famiglia e coppia non hanno più la rigidità di una volta. Le necessità possono modificare la distribuzione dei compiti. Ci sono uomini che hanno lavori precari e, con buon senso, dedicano parte del tempo alla gestione della famiglia. Soprattutto quando capiscono che il loro contributo è importante”. Poi, come succede in uno spot pubblicitario, lui potrebbe scoprire i segreti di un anticalcare che non rovina il lavabo e fare bella figura anche nelle pulizie… Così la coppia è salva e la virilità anche. Quanto alla donna multitasking, può cogliere l'occasione per concedersi un po' di riposo…

Modificare il punto di vista

Evitare il gioco delle colpe contribuisce ad attivare l' entusiasmo all'interno della coppia

Può essere interessante conoscere tutto il campionario di scuse che siamo capaci di inventare per giustificare i nostri comportamenti e non metterci in gioco, come suggerisce lo psicoterapeuta americano Wayne W. Dyer nel libro Niente scuse! Il nuovo modo di pensare (Corbaccio). Eccone alcune valide per lui: “Sono troppo stanco”, “Ho cose più urgenti fa fare”, “Non sono capace”, “Non è nella mia natura”. E per lei, che preferisce arrendersi e non negoziare: “è sempre stato così”, “Nessuno mi aiuterà”, “Non sono abbastanza forte da impormi” , “Non posso evitare di essere come sono”. Le scuse sono la via di fuga dal cambiamento, perché è più comodo trovare scuse che modificare il punto di vista. Dyer spiega come sottrarsi al gioco delle colpe e attivare l'entusiasmo. Domanda chiave: se non riuscite a rendere felici le persone che amate, come potete aspettarvi di essere felici?

Le 3 regole per negoziare con successo

I consigli di Ilaria Genovesi, psicologa e psicoterapeuta relazionale a Livorno e Francesca Santarelli, psicologa clinica cognitivo comportamentale a Milano, per passare dalla lamentela alla collaborazione. Difficile, forse, ma non impossibile

1 – Non lamentatevi e basta, sperando che lui capisca. Chiedete aiuto. Non siete obbligate a far quadrare tutto. Cominciate a delegargli i lavori più “maschili” come riparazioni di elettrodomestici, mobili da spostare, tende da staccare.
è possibile che gli piaccia dimostrare la sua forza e competenza.
2 – Se sbaglia, non arrabbiatevi. Non sempre un cattivo risultato è frutto della distrazione, o della scarsa volontà. Spesso è soltanto mancanza di abitudine. Ditegli che cosa non va, spiegategli come può migliorare.
3 – Trovate un momento per affrontare i problemi legati alle necessità del lavoro e decidete insieme chi può fare che cosa. Ogni coppia ha una sua storia e le proprie abitudini, ma c'è una regola fondamentale che vale per tutti: le responsabilità si distribuiscono, non si scaricano.

Roselina Salemi

Fonte: www.psychologies.it

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