TINA LEONZI, presidente nazionale MO.I.CA. (Movimento Italiano Casalinghe)

L'amicizia e la collaborazione nate e realizzate tra l'As.U.C. e il MO.I.CA., che si può ben dire che sia stato con la sua presidente, l'inizio del sorprendente cammino dell'Associazione Uomini Casalinghi, continuano con brillanti ed importanti risultati. Mi piace oggi proporre un'intervista a Tina Leonzi … nostra madrina!

D. Innanzi tutto, Tina, che significa MO.I.CA.?

R. MO.I.CA. è l'acronimo del Movimento Italiano Casalinghe”. Il Movimento è un'associazione di ispirazione cristiana nata 22 anni fa con l'obiettivo di far circolare una cultura nuova sul lavoro familiare, sulla sua valenza morale, sociale ed economica e di ottenere per le persone che lo svolgono giusti riconoscimenti.

D. Come è partita l'iniziativa associativa?

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R. E' partita da una mia intuizione, per altro frutto di un'amara constatazione. Erano i primi anni '80 e mi occupavo da tempo di condizione femminile, studiando, scrivendo, pubblicando. Ad un certo punto, però, mi resi conto che si parlava di condizione femminile, di problematiche legate al lavoro extradomestico delle donne, alla fatica del duplice ruolo, delle carenze dei servizi sociali ed altro ancora, ma si ignorava il grande tema del lavoro casalingo ” che preferisco definire familiare ” sicché milioni di donne non entravano nel pur nutrito dibattito di quegli anni. Pensai che era una grave carenza e che sarebbe stato bello dar vita a un'organizzazione che richiamasse a sé donne con questa specifica esperienza per smuovere il dibattito. Ne parlai con un certo numero di amiche e nacque il MO.I.CA.

D. Come si sviluppò l'azione del Movimento?

R. Non è stato facile alle origini ” stilato uno Statuto ” trovare la metodologia di lavoro, verificare gli obiettivi, scoprire ambiti di presenza, di servizio, di testimonianza, formule di agire politico. Abbiamo dovuto coordinare in uno tradizione e novità, fantasia e inventiva, la creatività del nostro essere e divenire con tutte le difficoltà dei percorsi, l'esigenza di procedere con speditezza alla complessità dei problemi e delle possibili soluzioni. Il problema all'inizio ” o meglio nei nostri primi anni ” fu quello di mediare tra spinte ideali e operatività concreta, fu quello di saper cogliere denunce e aspettative anche inespresse, frustrazioni e amarezze profonde delle donne casalinghe mortificate da una cultura che sosteneva categoricamente l'evoluzione della condizione femminile possibile soltanto attraverso il lavoro extradomestico. La nostra esperienza associativa, l'accoglienza che essa ha avuto in ogni parte del nostro Paese ” Nord, Centro e Sud in misura equilibrata, rappresentati dai nostri attuali 153 gruppi ” ci consentono di sostenere il contrario. L'intesa e il sentire comuni al di là delle collocazioni territoriali, gli scopi che ci hanno unite ” quell'11 novembre 1982 ” la capacità organizzativa, propositiva del lavoro di tutti i gruppi uniti al centro nazionale da programmi di lavoro definiti ma che vengono da ciascuno interpretati, rielaborati, attuati pur nel rispetto fondamentale delle scelte assembleari, ci consentono di dichiarare che l'indicazione categorica del “lavoro esterno” come unico mezzo di emancipazione o di liberazione, è storicamente bocciata. Si può essere lavoratrici della casa o lavoratrici del mercato ed essere evolute, come nell'un caso o nell'altro si può non esserlo. Il discorso vale anche per gli uomini e l'Associazione Uomini Casalinghi, che hai fondato, lo conferma.

D. Quale l'obiettivo originario?

R. Il dibattito mosse da una domanda basilare. Quanto vale il lavoro della casalinga o di chiunque, al di là del sesso, lo svolge a favore della propria famiglia? Quanto contribuisce questo lavoro alla economia della famiglia e della società? Fatti salvi, naturalmente, il valore morale, affettivo, educativo, gestionale, si trattava di mettere in luce l'alto valore economico di questa enorme massa di lavoro ignorato, sottovalutato, quando non disprezzato: è invece considerato dagli economisti di alto valore, tanto da far dichiarare che il lavoro familiare dovrebbe essere computato nel prodotto interno lordo (PIL) di ogni comunità nazionale e internazionale. Il risultato concreto è che queste acquisizioni culturali sono oggi patrimonio diffuso. Un patrimonio di cui anche l'ASUC deve godere.

D. Risultati concreti sul piano legislativo-istituzionale?

R. Abbiamo ottenuto alcune leggi al riguardo. Sono:

L. 565/96,Fondo pensioni per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari”

L. 493/99, “Norme per la tutela degli ambienti di vita e per la prevenzione e copertura degli incidenti domestici”

Leggi che costituiscono una prima risposta alle aspettative dei milioni di persone che vivono in questa condizione di vita, ma che richiedono modifiche sostanziali. Per questo il MO.I.CA. è ora attivamente impegnato in commissioni e comitati governativi e ministeriali, affinché le leggi ottenute diventino buone leggi e autentiche risposte alla domanda di sacrosanti diritti civili che viene da buona parte della società. Come ben si vede, si parla di “persone” e non solo di donne e, quindi, si può ben dire che il nostro impegno è stato profuso anche per gli uomini che a questo lavoro si dedicano.

D. Un commento finale globale dell'esperienza?

R. Chi ha cominciato 22 anni fa questa coinvolgente avventura mai avrebbe immaginato che in tale arco temporale saremmo riuscite a diventare un movimento nazionale significativo e riconosciuto (anche all'ONU che ha riconosciuto il MO.I.CA. come ONG ” Organizzazione Non Governativa categ. speciale con status consultivo al Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite) per la serietà e coerenza dell'agire associativo; un agire carico di difficoltà ” è stata tuta in salita la nostra crescita senza padrinati politici o potentati economici alle spalle ” ma è stato un agire pienamente libero e disinteressato. Se siamo arrivate fin qui lo dobbiamo a noi stesse, fiere della nostra esigenza di conoscenze, sempre protese in un impegno quotidiano di gratuità e di servizio, fra noi e fuori di noi, verso la comunità tutta nella quale siamo inserite. Il discorso, caro Fiorenzo, vale anche per gli uomini casalinghi e per l'ASUC che hai fondato. A te, in particolare, va il merito di avere creduto e di credere nella ricchezza che la famiglia rappresenta e di operare per diffondere quel messaggio fondamentale che insieme, donne e uomini, debbono impegnarsi senza preconcetti e condizionamenti rigidi, secondo le proprie doti ed attitudini, per la costruzione del vero bene umano, familiare, sociale.

Fondo pensioni per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari (D. L. 565/96)

Il “Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari”, previsto dal D. L. 565/96, è attivo dall'1 gennaio 2002. I versamenti già effettuati nella vecchia “mutualità pensioni” n. 389 del 1963, rivalutati, costituiscono il “premio unico d'ingresso”. E' previsto dalla legge che si possano recuperare i cinque anni dal 1997 al 2001, versando in un'unica soluzione l'importo necessario per coprire tale periodo, senza aggravi di interessi.

La normativa presenta aspetti positivi e negativi. Sicuramente positiva e sicuro risparmio è la deduzione dei contributi versati nel Fondo dal reddito familiare (nella misura dal 32 % al 45 % a seconda del reddito familiare). E' certamente esigua l'incidenza del 2 % delle spese di amministrazione ed è positiva la libertà dei versamenti che possono essere effettuati durante tutto l'anno, secondo le necessità e le disponibilità dell'interessata, a partire da un versamento minimo di Euro 25,82 mensili.

Un elemento negativo, e per noi gravissimo, è che i contributi versati si possono tramutare solo in pensione personale, esclusa la pensione di reversibilità ai familiari in caso di morte dell'assicurata, esclusa peraltro la restituzione di quanto versato se, per mancanza dell'età o del numero degli anni, non si raggiunge il diritto alla prestazione.

E' inoltre necessario recuperare i versamenti cosiddetti “silenti” (riguardanti la contribuzione delle donne che, dopo un periodo extradomestico, sono ritornate alla condizione casalinga, ma lontane dal compimento del diritto hanno sospeso la contribuzione) quale “premio d'ingresso” nel Fondo, così come previsto per la L. 389; e prevedere il ricongiungimento versamenti tempo di lavoro e tempi di impegno familiare, qualora la persona, assolti i compiti più impegnativi della vita familiare, intenda rientrare nel mercato del lavoro. Quanto versato precedentemente al Fondo pensione per le casalinghe, non può andare perduto.

Sono perciò indispensabili alcuni accorgimenti per rendere più appetibile il programma:

  • Verifica del rapporto costo/beneficio;
  • Recupero dei “contributi silenti” come premio d'ingresso nel Fondo D. L. 565/96;
  • Ricongiunzione versamenti tempi di vita e tempi di lavoro;
  • Perequazione automatica della rendita pensionistica;
  • Reversibilità.

 

Norme per la tutela della salute nelle abitazioni e istituzione dell'assicurazione contro gli infortuni domestici (L. 493/99)

Valutazione critica e proposte di modifiche

Pur esprimendo soddisfazione per la parte della legge che riconosce e definisce il lavoro casalingo come lavoro a pieno titolo e pertanto di pari dignità con tutti gli altri lavori, e per l' affermazione che prevenzione e sicurezza sono obiettivi prioritari (di cui il MO.I.CA. è portavoce da sempre) sottolineiamo che la legge è incompleta perché non riconosce né l'invalidità temporanea, né il caso di morte conseguente ad infortunio domestico.

L'invalidità permanente con soglia al 33 % è un limite talmente elevato che mortifica quante hanno dato la priorità al lavoro nella propria famiglia. L'abbattimento dell'invalidità al 26 %, per ora richiesto, è un primo passo significativo, ma non del tutto soddisfacente, in quanto siamo ancora ben lontani dai criteri di riconoscimento validi per tutte le altre categorie lavorative.

Il segnale che la legge sia inadeguata è dato ” a nostro avviso ” anche dalla scarsa percentuale di iscrizioni effettuate dalle donne casalinghe, pur considerando il graduale aumento registrato nel 2002 rispetto alle pre-iscrizioni del 2001 (circa 2.000.000) e invece la successiva contrazione del 2003, nonostante la sostenuta campagna di informazione attuata.

Proposte sostenute dal Comitato amministratore del Fondo, al quale il MO.I.CA. partecipa come associazione nazionale rappresentativa di interessi specifici, e accolte dalle XI Commissioni Lavoro e Previdenza sociale della Camera e del Senato:

1.Riconoscere la causa di morte;

2.Equiparare la valutazione dell'invalidità permanente a quella di qualsiasi altro lavoratore, portandola per ora almeno al 26 %, anche in rispetto delle sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione che hanno dato senso giuridico e sociale al lavoro svolto in casa, riconoscendogli pari dignità con qualsiasi altro lavoro;

3.Portare il margine superiore dell'età assicurativa da 65 a 70 anni, tenendo conto che la durata media della vita di una persona si è elevata e che non si può discriminare chi, pur in età avanzata, continua a svolgere attività domestiche.

Poiché rientra nello spirito della legge 493 riconoscere dignità alla persona che svolge esclusivamente lavoro familiare, auspichiamo che tali proposte siano sollecitamente vagliate ed accolte, affinché le stesse si sentano finalmente considerate nell'importante ruolo che rivestono nella società. Pare certo che saranno “licenziate” dal Parlamento ancora nel 2004, e quindi vigenti dal 2005.

 

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