Tiziano Ferro, l'arte e la lavatrice (confessioni in vigilia del tour)

E'''' un tipo sui generis, Tiziano Ferro. Una antistar, un cultore dell''''economia domestica: «A casa a Londra faccio tutto io, lavo e stiro: ma se tu appendi bene le cose che hai lavato, è quasi fatta, non devi neanche stirare. Ho pure cominciato a cucinare, dopo 29 anni di maestro del microonde: ho fatto la mia prima sbrisolona con la Nutella, e mia mamma mi ha dato 9», dice mostrando fiero il dolce immortalato con il telefonino.

Tiziano Ferro è agitato, e un po'' lo nasconde sotto rivoli di ironia e racconti buffi che sono la specialità della casa. In jeans e maglietta grigia cosparsa di macchie bianche da imbianchino, alza gli occhi inquieti mentre racconta il tormento del mettere su un tour che debutterà a Rimini il 18 aprile: appena il secondo, in grande, della sua carriera, e il quarto se si parte dagli esordi. Ferro è un ventinovenne inquieto, solare a tempo determinato e intelligente come il corso del suo lavoro ha dimostrato; non trascura gli eterni rischi dello show business, ma è ancora più consapevole che i primi fantasmi da combattere sono quelli endogeni: bisogna liberarsi delle proprie fragilità, e osare. «Questo sarà il tour nel quale mi disinibirò sul palco. Non è possibile che io mi vergogni. Mi devo rilassare, godere di più, farmi meno paranoie. Non lo garantisco, ma ci provo – dice parlando a se stesso -. Io poi sono pop, e non rock. Questo cambia la sostanza delle cose».

Mica vero. Robbie Williams, uno ancora più tormentato, con il pop è diventato peggio d''''una rockstar. Intanto, il manager di Ferro, Maurizio Salvadori, era al concerto degli AC/DC a verificare di persona l''''efficacia di certi motori che muovevano i marchingegni del palco: quelle stesse macchine saranno usate per lo show di Tiziano, che si promette dunque spettacolare fin dalla introduzione. E amen se poi in concerto lui canterà quelle sue canzoni introspettive e spesso pure poco sorridenti per le quali va famoso: «La gente mi ferma per strada e mi racconta gli affari suoi, ancora non ci posso credere – confessa sorpreso -. Io che c'' ''entro? Ho i miei, di guai. A casa provo spesso con le basi. Da solo mi godo il canto, in pubblico mi sento inadeguato, eppure sogno di cantare e godermela, come Robbie, come Mick Jagger. E'''' complicato per il mio carattere, ma ci proviamo».

Intanto: «Da oggi ramadan per tutta la vigilia del tour, niente alcol niente dolci. E poi mangerò sempre prima degli spettacoli, non si può andare in scena con la fame perché poi perdi il controllo». Per un ex grasso sempre vigile, non è che un passo avanti. Ma ha nel suo passato remoto di adolescente dei concertini da ricordare? «A 19 anni militavo in un gruppo di R&B e gospel, ho fatto il corista per i Sottotono, ma lì l''''incoscienza vinceva sulla timidezza. Qui mi inibisce l''''aspettativa, l''''esposizione reale, mentre in studio ci starei tutta la vita».

Ha concordato il prezzo dei biglietti con Salvadori, come fanno tutte le star? «Per fortuna ho a che fare con persone intelligenti. Andremo da 18 euro più prevendita fino ai 40. Il nostro show costa veramente tanto, ci ho investito pure io. Il problema è che non faccio tanti concerti perché mi stanco». Ancora la tensione: se mai gli passerà, chi lo fermerà più?

Cos''''è rimasto, di quel ragazzo che sognava l''''Accademia di Sanremo, scoperto da Maionchi&Salerno? «Veramente fu Salerno, il marito, che si mostrò interessato a me fin dal primo anno. Mi sono comunque rimasti i valori. In questo mestiere ho visto facce poco stimolanti, ma per fortuna non sono innamorato della fama e dei privilegi che ti intristiscono, se non sai neppure fare una lavatrice. Io ho mille interessi. Studio il golf, vedo il rugby, cucino, corro. Sono curioso del lavoro dei miei amici, che tutto sono meno che dei bamboccioni: chi si occupa di commerci in crescita come i gelati o le macchine per la medicina, chi di architettura o industria dei mobili; la mia generazione è disabituata al lavoro fisso, si accumula esperienza per andare avanti. E anch'''' io, ho ancora la fame di non fermarmi al mio mestiere: il presente non mi fa paura, la storia è ciclica, e l''''essere umano si riadatta; soprattutto noi italiani, mai tirati su con il golden spoon».

Il tour: 18 aprile Rimini, 20 Torino, 22 Firenze, 24 Conegliano, 26 Padova, 28 Zurigo, 30 Brescia, 2 maggio Genova, 4-5 Milano, 7 Livorno, 9 Ancona, 11 Bologna, 13 Caserta, 15 Acireale, 17 Barletta, 19 Perugia. 19 giugno St.Vincent, 21 Verona, 24 Roma, 27 Cagliari, 30 Palermo.

Di Marinella venegoni

Fonte:www.lastampa.it

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