TOGLIERE CREDITO AL PATRIARCATO. MA COME?

Non è da molto tempo che ce lo diciamo: forse questo spiega tentennamenti e contraddizioni. Ma si sta avvicinando un periodo elettorale e i maschi entrano in fibrillazione. Anche chi ha lasciato con convinzione la militanza nella sinistra patriarcale, di fronte al rischio concreto di finire prigioniero dei berlusconidi si tappa tutti gli orifizi, non solo il naso, e invita a serrare le fila intorno al “male minore”: il patriarcato di centro-sinistra è comunque preferibile a quello di centro-destra…

Beppe Padovan

Ma allora è solo una bella parola? In realtà le circostanze contingenti sembrano impedirci di essere coerenti in questo progetto di “dissidenza” dal patriarcato . Come se questo progetto di liberazione non fosse sufficientemente strategico. Come se liberarci dal patriarcato non significasse affrancarci con coraggio da una cultura di morte (consumismo, xenofobia, competizione, guerra, fondamentalismi, clericalismo, ecc… ecc… ecc…) interpretata, con sfumature di un rosa molto tenue, tanto dal centro-sinistra quanto dal centro-destra.

Intanto credo che sia importante dichiararlo anche pubblicamente, in ogni occasione: il nostro progetto di vita è sottrarre consenso al patriarcato fino a farlo scomparire dall'orizzonte del mondo. E più in fretta ci riusciremo (noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli), meglio sarà per il mondo e per chi lo abiterà.

Poi dobbiamo praticarlo. Il primo passo (è la mia esperienza) lo facciamo nella dimensione domestica. Qui, nonostante pigrizie e resistenze da abitudini consolidate, credo che sia relativamente più facile essere coerenti, anche perché il controllo/aiuto da parte delle donne è immediato e quotidiano. Il nostri figli sono migliori di noi alla loro età e questa è decisamente una buona credenziale per il futuro.

Più difficile è la coerenza negli ambiti sociali. In campo religioso sembra che il fondamentalismo cresca solo nei giardini degli altri, così rischiamo di farcene sommergere per non voler “andare a vedere” fino in fondo. La Bibbia è una raccolta di libri scritti da uomini e dichiarati sacri da altri uomini. Descrive gli immaginari degli uomini ebrei e, prima di loro, dei nomadi del Medio-Oriente circa la divinità e le proprie relazioni con essa: declinate al maschile. Il rapporto privilegiato con Dio, di “elezione”, di cui si sentono protagonisti, rappresenta evidentemente il desiderio maschile di un popolo che va elaborando un codice di superiorità nei confronti degli altri popoli. In quella società le donne non sono visibili, non hanno voce… così gli immaginari maschili diventano gli unici, diventano gli immaginari dell'intera popolazione. La parola degli uomini viene identificata con la parola di Dio… e il gioco è fatto.

Sorgono, ogni tanto, voci di dissenso: sono i profeti. Che vengono regolarmente fatti fuori. Come Gesù e come coloro, uomini e donne, che, ancora oggi, disturbano il potere. Ma chi ha il coraggio di sostenere che i gerarchi vaticani, in realtà, sono i successori di Caifa, non di Gesù e dei suoi discepoli?

Veniamo alla politica. Com'è possibile pensare di togliere consenso al patriarcato continuando, ad esempio, a votare per i patriarchi, per quanto di sinistra si proclamino? E' possibile “essere” di sinistra anche se non ci si mette in discussione sul piano delle relazioni uomo/donna? Sono convinto di no, perché questa è la relazione fondamentale e originaria e nessuna politica può portare alla democrazia se non quella che riconosce e nomina il fondamento della democrazia stessa, che sono le relazioni.

Le donne ci stanno sommergendo di stimoli, di contributi, di riflessioni. Qualcuno comincia a dialogare, ma è impressionante il muro di indifferenza e di resistenze che gli uomini della sinistra continuano a sopraelevare, rifiutandosi di “andare a vedere” se davvero il paradigma fondamentale, per leggere e intervenire nella società, debba continuare ad essere quello di classe o non, piuttosto, quello di genere.

Personalmente sono giunto, per ora, a questa convinzione: ognuno può, ovviamente, militare dove crede, impegnarsi nei partiti o nelle amministrazioni, nei gruppi o nelle associazioni… l'importante è che si metta in discussione e in ricerca, che dichiari pubblicamente il proprio dissenso dal patriarcato. Solo così ci daremo basi credibili per progetti di vero cambiamento. Solo con questi uomini sono disponibile a coinvolgermi, ad esempio, in liste e programmi elettorali. Altrimenti addirittura non voto (è già successo) o voto esclusivamente donne, femministe credibili, consultandomi con le donne. E con gli uomini coerenti.

In economia e nelle relazioni internazionali, per finire, il paradigma non può essere diverso: al centro devono esserci le relazioni tra le persone, il rispetto e l'accoglienza reciproca, non gli interessi speculativi e la competizione, non la sopraffazione e la violenza, neppure in nome della nazione, che continua ad essere la foglia di fico sulle vergogne delle politiche maschili.

Tratto da: Uomini in cammino www.http://web.tiscali.it/uominincammino/

Condividi questo articolo