Torniamo a studiare economia domestica

L'agronomo Segrè: lista della spesa bloccata filiera corta e qualità sono le armi dei consumatori.

Non è la prima volta: questo è l'inizio, e sappiamo che cosa succederà». Le conseguenze dell'aumento del costo delle materie prime sono in buona parte note secondo Andrea Segrè, docente di Politica agraria internazionale all'Università di Bologna, o presidente del centro agroalimentare di Bologna, osservatorio privilegiato per monitoraggi su prezzi e cibi.

L'esempio è quello del periodo tra il 2005 e il 2007: in Italia gli effetti si fecero sentire sui prezzi del carrello al supermercato. Che cosa può fare il cittadino per reagire agli aumenti?

«Fare la spesa – spiega Segrè – è un atto economico e politico. Per questo può essere utile seguire poche semplici regole. Da una parte bisogna preferire la filiera corta, quella che non fa viaggiare i prodotti per distanze enormi e valorizza la prossimità. Dall'altra occorre ridurre gli acquisti inutili. Farsi una lista della spesa con i dieci articoli che vogliamo comperare, e limitarsi a quelli: è il modo migliore per aumentare la qualità dei nostri acquisti. Bisogna pianificare, tornare a parlare di economia domestica. E mettere a dieta il bidone della spazzatura».

L'amplificarsi degli estremi climatici porterà a fluttuazioni dell'offerta che diventeranno costanti. Per questo occorre essere preparati a eventi sempre meno eccezionali, migliorando la qualità del percorso che va dal campo al piatto.

«Gli aumenti dei costi – continua il docente – metteranno in evidenza le deficienze della nostra filiera alimentare. Pagheremo le inadeguatezze del percorso, la poca coesione delle organizzazioni agricole e lo strapotere della grande distribuzione».

Nella difficoltà, però, potrebbe nascondersi un'opportunità. «Quando saremo colpiti al portafoglio, potremo capire che oltre al prezzo il cibo ha un valore. In Italia si spende il 16% del reddito per l'alimentazione, in Burkina Faso il 75%: quando l'economia cresce, la proporzione diminuisce. Questa situazione può invece aiutarci a capire che dobbiamo concentrarci sulla qualità dei nostri acquisti e sulla quantità degli sprechi».

Gli incrementi sono asimmetrici, ma hanno effetti più eclatanti quando colpiscono i prodotti di base: mais, soia, grano, riso. «è necessario – dice Segrè – bloccare la possibilità di speculare su questi beni di base. Non parliamo di metterli fuori dal mercato, ma di assegnargli uno statuto particolare. Alcune banche li hanno esclusi dai propri fondi di investimento, proprio per evitare le speculazioni su qualcosa che è essenziale. Il cibo, come l'acqua, non è un bisogno: è un diritto, che deve quindi essere garantito a tutti».
davide jaccod
Fonte: < A href="http://www3.lastampa.it" target="_blank">http://www3.lastampa.it

Condividi questo articolo