TUTELA CONSUMATORI. Il Parlamento UE si divide sulla direttiva diritti consumatori

L'iter della nuova direttiva europea sui diritti dei consumatori è più tortuoso del previsto. Sicuramente l'argomento è complesso e i temi trattati sono tanti; si tratta di fondere insieme 4 direttive diverse: la direttiva sulle vendite porta a porta, quella sulle vendite a distanza, quella sulle garanzie e la direttiva sulle clausole contrattuali. Le istituzioni europee ci stanno lavorando da 3 anni ed hanno prodotto quasi 1600 emendamenti.

Il punto più critico è quello di trovare un denominatore comune per poter uniformare le regole a livello europeo, soprattutto considerando il crescente fenomeno degli acquisti online transfrontalieri: affinché la gente si fidi sempre più di questo nuovo modo di fare acquisti c'è bisogno di stabilire regole comuni a tutti i Paesi.

La Commissione Europea aveva proposto un'armonizzazione massima, vale a dire che tutti gli Stati membri avrebbero dovuto avere regole comuni, senza poter mantenere i propri standard di protezione dei consumatori anche se tradizionalmente più alti. Su questa proposta hanno espresso la loro contrarietà sia il Beuc (l'Associazione europea dei consumatori), sia il Cncu, preoccupati del rischio per alcuni paesi di un abbassamento del livello di tutela cui sono abituati i consumatori.

Ma adesso anche il Parlamento Europeo si è diviso: il 1° febbraio la Commissione mercato interno ha votato la direttiva sui diritti dei consumatori ed i gruppi politici si sono divisi: 22 voti favorevoli (il centro-destra e i liberali) e 16 contrari (le sinistre e i verdi). Dunque le sinistre hanno votato contro il testo finale, il cui relatore è il tedesco Andreas Schwab, che ha spiegato: “è vero che con un sistema di regole comuni gli Stati membri perdono un po' di flessibilità, ma credo sia necessario in nome di un mercato comune. Posso assicurare che in gran parte dei casi con regole condivise ci sarebbe un aumento della protezione dei consumatori e non una diminuzione. Quello che interessa ai consumatori, è poter comprare online e ad avere certi diritti, a prescindere da dove si trovi la sede della società che offre i prodotti”.

Non la pensa nello stesso modo la tedesca Evelyne Gebhardt, responsabile del dossier per i social-democratici. “Non vogliamo un allentamento della protezione dei consumatori negli Stati membri. Avremmo preferito un approccio misto: armonizzare pienamente soltanto in quelle aree dove gli Stati membri hanno standard simili”. “Prendiamo un esempio: nei paesi scandinavi la garanzia copre tutta la vita del prodotto, mentre in Germania dura 2 anni e in Francia 3. Come è possibile in questi casi imporre una regola comune verso il basso? Per non diminuire i diritti dei consumatori dovremmo imporre il livello più alto di protezione, ma non sarebbe fattibile, specialmente alle piccole e medie imprese”. La soluzione per la sinistra sarebbe armonizzare gradualmente nelle aree dove non ci sono forti divari.

Adesso la parola passa alla Plenaria di marzo, a cui il testo sarà sottoposto. Il Consiglio ha già approvato il 24 gennaio la prima lettura, ma servirà ancora tempo per trovare una via comune fra le due istituzioni. Una volta approvata, gli Stati membri avranno 2 anni di tempo per trasporre la direttiva nella legislazione nazionale.

redattore: GA

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