Un diritto e una questione di civiltà

Misure, principi ispiratori e passaggi da compiere di una riforma attesa da anni e in dirittura d'arrivo.

di Paolo Andruccioli

Mancano due passaggi e poi è fatta. Il testo del decreto legislativo sulla sicurezza sul lavoro approvato dal Consiglio dei ministri del 6 marzo è stato trasmesso alle Commissioni parlamentari che dovranno esprimere il loro parere. Atterrerà poi nella Conferenza Stato-regioni. Superati questi ultimi due esami, il decreto attuativo della legge delega 123 del 2007 tornerà in Consiglio dei ministri per il varo definitivo. Solo a quel punto il viaggio potrà considerarsi completato e l'Italia avrà finalmente le nuove norme sulla sicurezza.

Si tratta di una riforma attesa da anni e di grande valore economico e civile. Con questi provvedimenti si ridisegna il quadro dei diritti dei lavoratori, visto che la prima novità importante riguarda l'estensione a tutte le prestazioni lavorative delle direttive sulla sicurezza. Con il Testo unico si sancisce infatti un principio apparentemente banale e scontato, ma in realtà perfino “eversivo” se si pensa a certe situazioni estreme della nostra economia: il lavoratore deve essere tutelato in quanto tale, a prescindere dalle dimensioni dell'azienda in cui opera, dal sesso e dalla nazionalità. Perfino se si lavora da casa ” con il telelavoro ” saranno applicate norme aggiornate alle rapide modificazioni del mercato del lavoro e della sua organizzazione generale. Si garantisce cioè “l'uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale”. La tutela deve essere garantita ” altro principio fondante ” “attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere, di età e alla condizione delle lavoratrici e lavoratori immigrati”.

Vediamo dunque quali sono le novità più rilevanti che traducono in pratica questo principio ( vedere anche la scheda). Per quanto riguarda il campo di applicazione delle norme sulla sicurezza si prevede una generalizzazione a tutti i tipi di contratto, compresi quelli a progetto, a termine, a collaborazione. Insomma le regole sulla sicurezza si applicano a tutti i lavoratori e lavoratrici “subordinati e autonomi”, fatta la sola eccezione dei lavoratori che effettuano prestazioni occasionali di tipo accessorio (ai quali si applica l'articolo 70 del decreto legislativo 276 del 2003). Sono quindi esclusi “i piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l'insegnamento privato supplementare e l'assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili” (articolo 3). Si applicano invece all'area del cosiddetto telelavoro, cioè a tutti “i lavoratori subordinati che effettuano una prestazione continuativa di lavoro a distanza”.

Da oggi in poi anche i lavoratori a progetto beneficeranno delle stesse tutele di ogni altro lavoratore, se inseriti nei luoghi di lavoro del committente. In generale il principale ” obbligato” nel contratto di somministrazione è l'impresa utilizzatrice, che ha quindi il dovere di informare e formare il lavoratore e di scrivere il documento rischi. Ma non è neppure vero ciò che è stato detto in questi giorni, in particolare dalla 2008 Confindustria, secondo la quale le imprese sarebbero state lasciate sole, o peggio vengono bastonate da intenti repressivi. Basta andarsi a leggere il testo delle nuove norme per capire la logica del legislatore. Per i datori che violino le norme e che si rendano responsabili di incidenti sul lavoro, non avendo applicato la legge e non avendo formato e informato i propri dipendenti, sono ovviamente previste sanzioni.

Ma non si tratta affatto di una logica repressiva stile “Cuba anni sessanta”, come dice Luca Cordero di Montezemolo, quanto dell'inevitabile effetto dell'applicazione di pene correlate (e molto ben calibrate) a un reato. L'irritazione e la meraviglia della Confindustria destano appunto meraviglia. Difatti la norma prevede esplicitamente delle sanzioni, che possono arrivare fino all'arresto tramutabile in ammenda (da 5 a 15 mila euro), per quei datori di lavoro che non ottemperino agli obblighi sulla sicurezza. Ma solo in caso di incidenti mortali, quando vengano riscontrate responsabilità da parte dell'azienda per incidenti che provocano morti e feriti, sono previste sanzioni amministrative fino a un milione e mezzo di euro con la sospensione dell'attività. Scattano poi ” solo in questi casi ” l'interdizione alla collaborazione con la pubblica amministrazione e la possibilità di partecipare a gare d'asta e ad appalti pubblici.

Si applicano insomma sanzioni di pari passo con il diritto penale, come in ogni altro campo. Al centro dell'attività imprenditoriale si pone l'obbligo di rispettare le norme sulla sicurezza. E si pone al centro dei rapporti di lavoro l'obbligo a rispettare la vita e l'integrità dei lavoratori. Non si capisce proprio dove sia lo scandalo e dove sia la logica repressiva della legge. è come dire che le norme sulla sicurezza stradale possono essere considerate un optional. In tutti gli altri settori nessuno si scandalizza per l'applicazione delle leggi: se uccidi, rubi o stupri, sei punito. Non si capisce invece perché proprio il lavoro dovrebbe essere considerato un mondo a parte, una specie di “paradiso senza legge” per le aziende e in generale per i datori di lavoro. E, in più, non si capisce il nesso tra i grandi proclami contro l'economia del nero e l'irresponsabilità dell'imprenditore da parte di Confindustria, e poi la sua campagna contro il Testo unico. Un alto caso esemplare di doppia morale.

L'altro scandalo sollevato da Confindustria e da molti commentatori riguarda l'attribuzione ai Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di compiti e funzioni precise. In particolare si critica la generalizzazione degli Rls, che con la riforma potranno essere eletti in tutte le aziende a prescindere dal numero dei dipendenti. Anche in questo campo si applica un principio banale che dovrebbe essere ormai assodato e che è alla base del diritto del lavoro. Visto che tra datore di lavoro e lavoratore vige una disparità di fondo, ai lavoratori è data la possibilità di avere una rappresentanza che vigili sulla corretta applicazione delle norme (obbligatorie) sulla sicurezza. è un principio basilare di democrazia che estende uno strumento a tutti i lavoratori, visto che tutti sono portatori degli stessi diritti. Non si tratta affatto di ingerenza, o peggio ” come è stato detto da qualcuno ” di attribuzione di poteri straordinari al sindacato. Infine c'è da mettere in rilievo il vero cuore dei nuovi provvedimenti e del Testo unico. Non si tratta infatti di “sorvegliare e punire”, quanto di far crescere una nuova cultura della sicurezza. Per questo l'impianto della legge 123 e ora del decreto attuativo si basa sulla prevenzione, l' informazione e la formazione. è vero che sono state definite per legge le sanzioni (in caso contrario la legge sarebbe un puro precetto morale), ma è anche assodato che la vera battaglia contro la strage continua del lavoro si gioca sulla prevenzione. I veri obblighi stanno dunque nella stesura dei documenti sui rischi e nell'organizzazione pratica del lavoro. La Conferenza statoregioni disse sì al Testo unico il 30 marzo del 2007. L'augurio è che la Conferenza ripeta ora, a un anno di distanza, il suo responso per il decreto attuativo e che le Commissioni parlamentari diano il loro via libera. Stiamo per assistere a un esame di civiltà.

Fonte: (www.rassegna.it 11 marzo 2008)

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