Un paese di rentier

Un paese che risparmia ma non produce né consuma. E che accumula ricchezza immobiliare e finanziaria sottraendo risorse agli investimenti produttivi. La conferma che l'Italia si avvia a diventare un paese di 'rentier' arriva dall'indagine del Censis sul patrimonio immobiliare delle famiglie italiane: oltre 3.300 miliardi di euro. Una cifra che rapportata al reddito disponibile netto delle famiglie, pari a quasi 28mila euro, è pari a circa il 20%.



Insomma, volendo paragonare la situazione finanziaria delle famiglie con quella di un'azienda, si potrebbe affermare che siamo un paese con un ottimo stato patrimoniale ma un conto economico mediocre. “I dati sul patrimonio immobiliare degli italiani e sulle spese sostenute per la sua valorizzazione – ha commentato il direttore del Censis Giuseppe De Rita nel corso della presentazione del Rapporto “Quanto ci costa il patrimonio” – evidenziano ancora una volta quanto andiamo sostenendo da tempo: siamo un paese ricco, accumuliamo ricchezza immobiliare e finanziaria ma sempre meno queste risorse sono destinate ai consumi e agli investimenti”.

“Negli ultimi 4 anni – ha sottolineato De Rita – sono state vendute circa un milione di case all'anno, con un incremento del 36% per le seconde case e del 75 per altri beni rifugio. Tutto questo a scapito degli investimenti produttivi e dei consumi”.

Ma quanto costa il possesso, ossia la gestione e la manutenzione di tale patrimonio? Nel suo rapporto il Censis ha stimato i costi per manutenzione ordinaria, straordinaria, le spese fiscali e quelle per i mutui. Ebbene, per le prime ogni famiglia spende all'anno 550 euro, per una spesa totale che nel 2003 è stata pari a circa 5 mld. Fra il 2001 e il 2003, inoltre, tali costi sono significativamente aumentati: del 15% quelli per la “tinteggiatura e carata da parati”, del 23% quelli per la “riparazione dell'impianto idrico, sanitario e riscaldamento”, del 67% quelli per la “riparazione dell'impianto elettrico” e del 30% i costi per la “riparazione e manutenzione di porte, infissi e pavimenti”.

A queste bisogna poi aggiungere le spese per manutenzione straordinaria o per ristrutturazione che possono essere assimilate a spese di investimento sulle abitazioni: sono costate nel 2004 34,8 miliardi di euro, pari al 51,6% del totale degli investimenti in abitazioni.
Nell'arco dei tre anni considerati (2001-2003) la quota di famiglie che ha realizzato interventi di ristrutturazione sembra più o meno stabile: il 17% delle famiglie ha “tinteggiato le pareti o posato carta da parati”, il 15-17% ha “riparato l'impianto idrico, sanitario e di riscaldamento”, il 4% ha “riparato l'impianto elettrico”, e il 6% ha “riparato porte, infissi e pavimenti”.

Oltre ai costi di manutenzione vi sono poi quelli di natura fiscale. Fra il 2003 e il 2004 si è verificato un incremento dell'1,73% del gettito della riscossione dell'Ici che ha portato ad un valore complessivo di 9.849 milioni di euro. Il gettito pro-capite è passato dai 170 euro del 2003 ai 173 del 2004. Vi è però una diversa distribuzione in base alle aree del paese: nelle regioni del Nord Ovest il gettito pro-capite è pari a 208 euro, nel Nord Est a 205 euro e nelle regioni del Centro il valore raggiunge i 216 euro. Al Sud si passa, invece, dai 103 euro delle regioni continentali ai 95 delle isole.

E costi possono essere anche considerati quelli di accesso al mercato immobiliare, attraverso il mutuo; costi che spiegano anche l'attuale scarso appeal degli affitti in Italia e il criterio intorno al quale si tende a risolvere il dilemma fra affitto o proprietà. Se si rapporta l'affitto medio annuo pari a 5.820 euro con la rata media annua del mutuo che si aggira intorno ai 4.800 euro (404 euro mensili) emerge una convenienza all'acquisto. Il rapporto fra mutuo e affitto infatti è pari all'83% e tale quota costituisce un'indubbia spinta verso la proprietà.

Quanto alle stime sul valore medio di un immobile posseduto dalle famiglie, per la prima casa, secondo la rilevazione del Censis è stimato in circa 162mila euro, mentre il volume delle abitazioni è invece pari a poco meno di 18 milioni. Per le seconde case e altre tipologie di fabbricati possedute dalle famiglie il valore risulta pari a 105mila euro.

Fonte: MiaEconomia

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