Un'allergia da medaglia

Muscolatura tonica, fisici scultorei, prestazioni eccezionali. Chi più degli atleti olimpionici rappresenta l'immagine della salute? Eppure non sempre sono sani come sembra. Da uno studio condotto dall'Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Cnr di Roma, in collaborazione con la Federazione italiana medico sportiva e con l'Istituto di medicina e scienze dello sport del Coni, è emerso infatti che gli sportivi da medaglia soffrono di asma, malattie allergiche e infezioni delle vie respiratorie più spesso rispetto alle persone ‘normali'. Tra i vari atleti, i più esposti a queste patologie sono quanti praticano sport invernali (sci, sci di fondo, etc.), attività aerobiche (ciclismo, maratona, etc.) e i nuotatori.


“Dalla ricerca è emerso che ben il 30% degli atleti olimpici è allergico”, precisa Sergio Bonini dell'Inmm-Cnr. “La percentuale di asmatici poi è particolarmente alta fra i nuotatori, il 10% contro il 3-5% della popolazione generale o delle altre discipline. Non solo, anche uno studio condotto su 6 squadre di calcio serie A ha evidenziato che il 47,8% dei calciatori soffre di allergia”.
Ma come è possibile che i ‘campioni' siano così soggetti ad ammalarsi, malgrado si allenino e gareggino in luoghi poco inquinati e generalmente del tutto privi di alcuni allergeni, quali, ad esempio, nel caso degli sciatori, gli ambienti di montagna, dove acari, pollini e inquinanti sono pressoché assenti? “In condizioni di allenamento intenso”, spiega Bonini, “si verifica una modificazione del sistema immunitario che diventa più suscettibile alle infezioni e alle allergie. Esso risponde infatti a un forte stress accrescendo, da un lato, le reazioni allergiche, con aumento dei linfociti Th 2, e, dall'altro, diminuendo le difese immunitarie, con calo dei linfociti Th 1 e conseguente sviluppo delle infezioni”.
Ma non è solo il superallenamento la causa delle patologie. “Anche specifiche situazioni ambientali”, sottolinea l'allergologo del Cnr, “facilitano alcune malattie allergiche, prime fra tutte l'asma. In particolare, l'inalazione di aria fredda (per gli sciatori), di cloro o altri inquinanti (per i nuotatori) e, infine, l'iperventilazione (tipica di quanti praticano attività aerobiche)”.
Particolarmente delicata si presenta allora la situazione in vista delle prossime Olimpiadi, visto l'elevato tasso di inquinamento registrato nella città di Pechino, sede principale della competizione. “Proprio a causa di questo problema si stanno studiando i partecipanti ai Giochi Olimpici 2008, in modo da identificare i soggetti a rischio allergia”, aggiunge il ricercatore dell'Inmm-Cnr. “Essere affetti da questo disturbo può infatti avere anche implicazioni legali per gli atleti, perché molti dei farmaci antiasmatici e antiallergici sono inclusi nelle liste antidoping: sapere con certezza, quindi, se chi li assume lo fa a scopo esclusivamente terapeutico diventa di fondamentale importanza”.
I dati relativi agli olimpionici e alla loro allergia evidenzia comunque un aspetto importante, come fa notare lo stesso Bonini: “Soffrire di allergia, di asma e di infezioni di altro tipo non impedisce di praticare sport ad alti livelli e addirittura di salire sul podio, basti pensare che il 50% dei vincitori di medaglie a Sidney erano allergici”.
Ma che atteggiamento deve avere nei confronti dello sport chi soffre di allergia e non ambisce all'oro olimpico? “In genere un'attività fisica costante e moderata giova agli allergici”, conclude Bonini. “L'unica accortezza da seguire, in questo caso, è praticare, oltre ad un'adeguata terapia, una disciplina adatta al proprio disturbo: così se si soffre di allergia ai pollini è meglio non dedicarsi a sport all'aperto quali il ciclismo o l'atletica, mentre se si è allergici agli acari della polvere è sconsigliabile praticare sport in palestra”.

Rita Bugliosi

Fonte: Sergio Bonini, Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr, Roma, tel. 06/35346840, e-mail: se.bonini@gmail.com.

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