Unioni civili: tra numeri e novità, breve bilancio a un passo da San Valentino

Innamorati d’Italia affilate le punte delle frecce e raccomandatevi a Cupido di mirare bene: domani è il grande giorno, San Valentino, la festa dell’Amore. Al di là delle scatole di cioccolatini, dei mazzi di fiori e delle cene romantiche che segnano già il tutto esaurito da giorni a costi “leggermente” fuori misura, quello di quest’anno sarà anche il primo San Valentino dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili.Sotto questo aspetto, vale la pena forse dare un’occhiata a quanto avvenuto negli ultimi mesi nel nostro Paese e fare il punto della situazione.

Partiamo dall’inizio, alloraEra il mese di maggio del 2016, quando la tanto attesa (e discussa) “Legge Cirinnà”, dal nome della sua relatrice, la senatrice Monica Cirinnà, ha finalmente passato l’esame di Camera e Senato per segnare definitivamente un passo avanti fondamentale nella storia dei diritti delle coppie omosessuali in Italia.

Il carico di novità che la legge ha introdotto è stato sicuramente rilevante. Tanto per cominciare, i partner dell’unione civile possono essere riconosciuti come veri e propri coniugi con tutti i diritti e doveri in caso di malattia e ricovero e perfino in caso di morte. In questa circostanza, inoltre, il partner superstite ha diritto alla pensione di reversibilità, al Tfr dell’altro e anche all’eredità. Stesso discorso sotto il profilo economico: alle coppie unite civilmente si applicherà il regime della comunione dei beni, sempre che non optino espressamente per la separazione dei beni. I partner devono contribuire ai bisogni comuni in relazione alla propria capacità lavorativa (professionale o casalinga). Se c’è la volontà, si può anche scegliere il cognome di uno dei due partner. Se le cose non vanno bene e si decide di separarsi, l’unione può essere sciolta da una comunicazione ufficiale allo stato civile e dopo tre mesi si potrà chiedere il divorzio vero e proprio.

Fin qui tutto chiaro, o quasi. L’ambito fiscale sembra infatti avere ancora dei lati “oscuri”. Secondo quanto rilevato da Altroconsumo, infatti, dalle istruzioni ministeriali emerge che tra i familiari a carico non sono compresi gli uniti civilmente né come coniugi né come altri familiari. Si pone quindi un interrogativo: se sono effettivamente a carico fiscalmente non avrebbero diritto alla detrazione? Da una lettura accurata emerge come le istruzioni del 730 non abbiano recepito la recente normativa 76/2016. In pratica, quindi, non è possibile stabilire il trattamento fiscale riservato alle unioni civili e alle convivenze di fatto in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi: questo arreca un pregiudizio ai contribuenti che si ritroverebbero, ad esempio, a non percepire le detrazioni spettanti per il familiare fiscalmente a carico.

Passiamo adesso ai numeri, ossia a ciò che rende facilmente comprensibile se e quanto è stato rivoluzionaria l’introduzione della legge 76/2016. Le ultime statistiche disponibili risalgono a settembre dello scorso anno e, a prima vista, sembra che sia stato fatto tanto rumore per nulla. Già, perché le cifre non sono esattamente quelle di un vero e proprio “boom”, fatta eccezione per i casi delle grandi città. A fare la parte del leone è Milano dove si contano 26 matrimoni celebrati e 102 coppie in lista d’attesa. Bene anche Torino con 19 celebrazioni e 100 prenotazioni. Fanno peggio Roma e Napoli. Nella capitale, dove la prima unione civile è stata celebrata il 17 settembre, siamo a quota 9 con 74 richieste. A Napoli, invece, la prima unione è stata celebrata dal sindaco Luigi De Magistris solo lo scorso 20 settembre e sono 21 le domande. Nei piccoli comuni ancora si va a rilento molti sono i sindaci che addirittura si rifiutano persino di celebrare i “matrimoni” tra persone dello stesso sesso. Dovremo aspettare le prossime rilevazioni per vedere se qualcosa di significativo è realmente accaduto.

Intanto il mondo degli affari e della moda non si è lasciato certo sfuggire l’occasione per fare profitto. Già da tempo, è vero, le varie fiere ed eventi dedicati agli sposi, si erano interessate al “comparto lgbt”, ma la legge Cirinnà ha sicuramente permesso di avere maggiore visibilità. Sebbene sia difficile fare una stima del giro d’affari mosso dai matrimoni gay, alcuni dati parlano di circa il 10% del totale (fonte: lastampa.it) che equivale grossomodo alla popolazione lgbt del Paese.

@ElenaLeoparco

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