Vendite: a luglio 'crollo' del 2,1% I Consumatori: 'Governo intervenga'

Il calo ha riguardato sia i prodotti alimentari che i non alimentari. Sindacati e consumatori chiedono interventi urgenti “Quadro preoccupante e grave per le famiglie italiane”, “vero e proprio dramma”, “sfascio del Paese”. Questo il coro di voci che si è levato ieri, quando l'Istat ha diffuso i dati sulle vendite al dettaglio per il mese di luglio.


Associazioni di consumatori, sindacati e Confesercenti hanno letto nel calo dei consumi, anche di beni alimentari, un'emergenza che richiede interventi. Urgenti e decisivi. Soprattutto con il varo delle legge finanziaria alle porte.
Secondo l'istituto di statistica, nel mese di luglio, e rispetto allo stesso periodo del 2004, le vendite al dettaglio hanno fatto registrare un calo del 2,1%. Meno 0,3%, invece, la diminuzione rispetto a giungo 2005. Il dato è negativo sia per i prodotti alimentari che per quelli non alimentari e tutte le forme di distribuzione: -2,2% per la piccola distribuzione e -2% per quella di grande superfici. In quest'ultima categoria spicca il dato degli hard-discount: -1,4%. Un dato da evidenziare, perché si tratta di uno dei più “resistenti” ai periodi di “magra”. Al Sud e Isole i cali più marcati: -4,1%. Flessione anche per il Nord-Est con un -3%.
“La domanda interna è sottozero”, afferma il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, che prosegue: “Bisognerebbe che il presidente del Consiglio li leggesse. Continua a dire che il Paese sta benissimo e non si capisce perché un paese che sta benissimo non consuma”. Il suggerimento, quindi, è quello di “sostenere i redditi da lavoro e da pensione”. Anche l'Adiconsum leva la sua voce per chiedere “provvedimenti a sostegno dei consumi, in particolare a favore dei pensionati e dei reddito fisso, che meno di tutti hanno recuperato sull'inflazione”. Intesaconsumatori, invece, sottolinea “il disagio delle famiglie italiane, costrette a rinunciare agli acquisti anche per consumi primari, come quelli alimentari”. E avverte che la situazione “è destinata ad aggravarsi quando sugli italiani si abbatterà una mazzata da almeno 60 euro a famiglia, rappresentata dagli aumenti delle tariffe di luce e gas”. E, infine, gli operatori del settore. La colpa per Confesercenti è da ricercare nella profonda sfiducia dei consumatori, costretti a dirottare risorse verso “le tariffe e per acquistare benzina”. L'associazione degli esercenti, quindi, chiede un intervento urgente per tagliare le accise. Anche tenuto conto dell'incasso supplementare di quasi 4 miliardi di euro realizzato dallo Stato tra Iva, accise e dividendo Eni.

Fonte: Tuoquotidiano

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