Violenza domestica sulle donne, come un'epidemia

Per le violenze subite tra le mura domestiche dalle donne non vi sono confini geografici, né distinzioni di censo, educazione e razza. In questo campo le donne hanno pari “diritti”. I risultati di uno studio su scala globale mostrano come la violenza domestica sia diffusa equamente in tutto il mondo, con implicazioni serie per salute delle donne. Ma nonostante ciò resta un fenomeno sommerso.

 Sono numerose le evidenze provenienti dagli Stati Uniti e dal Canada che mostrano come la violenza da parte dei partner sia un importante fattore di rischio per determinati problemi di salute.

Il World Health Organisation Study on Women's Health and Domestic Violence against Women, uno studio su scala globale condotto in collaborazione con la London School of Hygiene & Tropical Medicine, il Program for Appropriate Technology in Health (PATH) e le ONG e le organizzazioni per i diritti delle donne, estende al resto del mondo il problema dimostrando che le violenze subite all'interno della mura domestiche hanno un pattern e una diffusione simile nei paesi industrializzati e non.

Lo studio ha intervistato 24.000 donne in età riproduttiva in 15 città di 10 Paesi: Bangladesh, Brasile, Etiopia, Giappone, Perù, Namibia, Samoa, Serbia e Montenegro, Tailandia e Repubblica Unita di Tanzania. Ha rilevato che una quota tra il 15 e il 71 per cento delle donne che hanno avuto una relazione nella vita ha subito maltrattamenti fisici e psichici da parte del partner. Più della metà delle violenze fisiche documentate sono state qualificate come “gravi”. Per circa la metà delle intervistate le violenze erano ancora in atto negli ultimi 12 mesi. La violenza subita dal partner è risultata la forma più comune di violenza subita dalle donne nella loro vita. “Si dimostra come la violenza domestica sia diffusa ovunque, sebbene con percentuali variabili tra i diversi ambienti”, dichiara Mary Robinson, della United Nations High Commissioner for Human Rights. La variabilità dimostra chiaramente che qualcosa può cambiare e questi dati dovrebbero servire da monito all'azione per i decisori politici che si occupano della questione. Lo studio mostra chiaramente una significativa associazione fra le esperienze di violenza inflitte dal partner nel corso della vita e una gamma di problemi di salute che includono ferite, stress emotivo, tentativi di suicidio, sintomi fisici di malattia. Inoltre, anche se la gravidanza è considerata un periodo protetto per le donne, tra l'1 e il 28 per cento delle donne con una gravidanza alle spalle hanno dichiarato di essere state picchiate anche durante la gestazione. In più del 90 per cento dei casi dal padre del nascituro; per un tasso variabile tra un quarto e la metà di queste donne si è trattato di calci e pugni sulla pancia. Naturalmente al confronto con le altre donne la percentuale di aborti è risultata molto più alta tra queste.

Le ripercussioni sulla salute della violenza da parte dei partner sono risultate costanti attraverso i luoghi, con effetti analoghi sulla salute e sul benessere della donna indipendentemente da dove vive, dalla sua estrazione economica e dal livello culturale, come spiega Charlotte Watts, della London School of Hygiene and Tropical Medicine. Un dato allarmante, fornito dallo studio, è il fatto che molte donne tendono ad interiorizzare le norme sociali che giustificano gli abusi. In circa la metà dei luoghi, fra il 50 e oltre il 90 per cento delle donne era d'accordo nel giustificare il compagno per la violenza subita in determinate circostanze ” se la donna disobbedisce, se si rifiuta di avere rapporti sessuali, se non svolge i lavori domestici in tempo, se fa troppe domande sulla presenza di altre donne, o se sospetta infedeltà. In molte situazioni le donne si dichiarano incapaci di rifiutarsi di avere rapporti sessuali; in tre delle città rurali di provincia, dal 44 al 51 per cento delle donne non si sente in grado di rifiutarsi di fare sesso anche quando maltrattate dai compagni. Tra 1/5 e 2/3 delle intervistate (21 e 66 per cento) non ha mai parlato con nessuno degli abusi subiti da parte del compagno prima di questa intervista. Tra il 55 e il 95 per cento non si è mai rivolta alla polizia, ai servizi sociali e o alle associazioni. Ha cercato un aiuto solo chi ha subito le violenza peggiori.

L'auspicio a livello politico è di far emergere il problema e permettere alle donne di denunciare il problema e chiedere aiuto. Teresa Parker, portavoce della Women's Aid, ha dichiarato che nel Regno Unito si riscontra un pattern simile con “una 1 donna su 4 che subisce violenza all'interno delle mura domestiche”; il 30 per cento di queste violenze cominciano proprio durante la gravidanza. In molti casi i servizi di assistenza sociale sono il primo punto di contatto per le donne che vivono con uomini violenti e il servizio sanitario deve avere un ruolo centrale nel fronteggiare la violenza subita dalle donne. Il rapporto propone una gamma di interventi sulle ingiustizie e sulle norme sociali che rafforzano gli abusi, fornendo supporto psicologico e materiale alle vittime. “Affrontare la violenza richiederà l'azione coordinata e continua a tutti i livelli della società: la famiglia, la comunità (a tutti i livelli salute, formazione, giustizia) ed i servizi sociali', conclude il Garcia-Moreno, coordinatore di studio del WHO; “gli operatori dei servizi sanitari devono essere formati per essere in grado di riconoscere le donne che subiscono la violenza e per supportare in maniera opportuna a coloro arrivano a denunciare”.

Fonte: The WHO Multi-Country Study on Women's Health and Domestic Violence Against Women.

norina wendy di blasio

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