Vivere al minimo sindacale

Negli scorsi giorni la Cgia di Mestre ricordava che la metà delle pensioni erogate dall'Inps sono sotto i 500 euro. E oggi invece tocca agli stipendi: secondo l'ultimo rapporto dell'Ires Cgil, due buste paga su tre non arrivano ai 1.300 euro mensili netti. E non solo: circa il 35% dei restanti salari è sotto i 1.000 euro al mese, mentre appena il 16% percepisce un guadagno superiore ai 1.500 euro.

L'indagine, che è stata presentata ieri un convegno con la presenza del ministro del Lavoro Cesare Damiano, il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani e il vicepresidente della Confindustria Andrea Pininfarina, è stata condotta su un campione di 6.015 lavoratori dipendenti e con contratti atipici.

Dati alla mano, le donne guadagnano tendenzialmente meno degli uomini (il 48,9% delle donne percepisce meno di 1.000 euro al mese contro il 26,8% degli uomini) ma le retribuzioni sono differenti anche tra lavoratori delle grandi e piccole imprese e impiegati al nord rispetto al sud. Se in media un lavoratore dipendente con un contratto di lavoro standard guadagna un salario netto mensile pari a 1.010 euro – spiega la ricerca – questo valore si riduce a 879 se il lavoratore è occupato in una piccola impresa e si attesta su 950 euro se si lavora nel Mezzogiorno. Questo valore scende a 800 euro se si ha un contratto di lavoro non standard e si attesta a 881 euro se si è un lavoratore immigrato extracomunitario regolare.

La ricerca sottolinea anche come i percorsi di lavoro siano profondamente cambiati negli ultimi anni. è infatti proprio tra i più giovani che si registra una maggiore mobilità tra un'occupazione e l'altra. Il 24% dei lavoratori di età compresa tra i 25 e i 34 anni infatti ha cambiato da tre a cinque lavori prima di quello attuale e addirittura il 9,9% ha cambiato più di cinque lavori. Anche tra coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni una quota rilevante ha cambiato da tre a cinque lavori prima di quello attuale (22,4%) o almeno due (23,3%). I lavoratori più anziani invece si contraddistinguono per una maggiore staticità lavorativa. Nella fascia tra i 55 e i 64 anni infatti si registra la maggiore presenza di chi non ha svolto alcun lavoro prima di quello attuale (26,3%) o al massimo ne ha cambiato uno (27,8%).

Fonte: Mia economia

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