ARTEMISIA NITIDA

Nomi comuni: Assenzio lucido
Nomi regionali: Scenzio, erba amara.
Famiglia: Asteraceae/Compositae

Parente stretta del Genepì con cui viene spesso confusa.

Pianta erbacea perenne aromatica con fusto legnoso alla base, è alta da 10 a 30 cm, ricoperta da fine peluria di colore bianco argento che le dà un aspetto lucido, le foglie basali sono picciolate e pennatosette, quelle del fusto fiorifero e le cauline via via più lineari. Il fusto fiorifero, anch’esso ricoperto da peluria, spunta lateralmente alle foglie basali e porta un’infiorescenza racemosa unilaterale composta da numerosi capolini peduncolati con ricettacolo peloso, ogni capolino raggruppa fino a 40 fiori tubulosi di colore giallo. Il frutto è un achenio sprovvisto di pappo. Fiorisce da agosto a settembre, da 1200 a 2000 m s.l.m., su rupi e ghiaioni. Presente in Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana ma nelle regioni in cui è presente si trova in stazioni localizzate.
Note: Nelle regioni in cui è presente Artemisia nitida Bertoloni è pianta protetta, con divieto assoluto di raccolta.

La pianta è legata ai miti di Artemide, la Dea che è chiamata anche Diana e questo perché veniva usata in passato per tutte le problematiche relative al mondo femminile: regolatrice delle mestruazioni, legata alla fecondità, ai parti ed alla buona salute del fegato. La pianta aveva anche un uso magico: procurava sogni veritieri e forme di connessione ed integrazione con le forze misteriose della natura.

ARTEMIDE – DIANA
La dea greca Artemide venne identificata dai romani con le dea italica Diana. Per alcune tradizioni Artemide è figlia di Demetra, ma, generalmente, è figlia di Latona e di Zeus e sorella gemella di Apollo. Artemide rimase vergine ed eternamente giovane ed era una ragazza selvaggia che amava in particolare la caccia. Veniva sempre raffigurata armata d’arco e se ne serviva spesso anche contro gli umani.
Era molto vendicativa uccise diverse persone che avevano offeso la madre, il gigante Grazione, un terribile drago e molti altri sfortunati personaggi che la avevano offesa. Le storie e i miti che la riguardano sono racconti di caccia in cui la selvaggia dea dei boschi e delle montagne ha bestie feroci come sua compagnia ordinaria.

Venne identificata anche come dea della fecondità, vedi a proposito il culto nel santuario di Efeso e come personificazione della Luna errante tra le montagne. Fu protettrice delle Amazzoni, come lei guerriere e cacciatrici.
Nel suo culto compaiono anche l’antico culto per la Dama delle Belve.
Ad Artemide si apparenta anche Ecate (Έκάτη) divinità che presiede al mondo della magia e degli incantesimi ed è legata al Regno delle Ombre. Ad Ecate si fa risalire l’invenzione della stregoneria ed ella sovrintendeva ai crocicchi che sono luoghi di magia per antonomasia. Si innalzavano statue in suo onore, con tre corpi o con tre teste, a cui si deponevano offerte propiziatorie.

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