Fertilizzanti e patentino: facciamo chiarezza

Il decreto legislativo 150/2012, che ha recepito nel nostro Paese la direttiva sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ha introdotto, all’articolo 9, l’obbligo dal 26 novembre 2015 del certificato di abilitazione (patentino) all’acquisto e all’utilizzo per tutti coloro che, nel corso di un’attività professionale nel settore agricolo, utilizzano e/o acquistano, per sé o per conto terzi, i prodotti fitosanitari e i loro coadiuvanti. Sempre lo scorso 26 novembre il Ministero della salute ha pubblicato sul proprio sito un comunicato per chiarire che, in attesa dell’emanazione di un decreto interministeriale che dovrebbe identificare i prodotti fitosanitari destinati all’utilizzo non professionale, si possono continuare a vendere a tutti coloro che non possiedono il patentino: 

  • i prodotti non classificati come «molto tossici, tossici o nocivi» (secondo la vecchia classificazione dei direttiva preparati pericolosi); 
  • i prodotti autorizzati esclusivamente per la protezione delle piante ornamentali e dei fiori da balcone, da appartamento e da giardino domestico, noti come PPO.

​ Tali indicazioni, ha precisato verbalmente lo stesso Ministero, non sono valide per gli utilizzatori professionali che dovranno pertanto possedere il patentino. Per ottenerlo è necessario frequentare un corso e superare un esame, così come stabilito dalle singole Regioni e dalle Province autonome. 

​Notizie errate 
Diverse testate giornalistiche non professionali hanno riportato delle gravi inesattezze, annoverando i fertilizzanti tra quei prodotti che possono essere acquistati per l’uso professionale solo se in possesso del patentino. A titolo di esempio riportiamo uno stralcio di un articolo pubblicato sulquotidiano nazionale Il Tirreno del 26 novembre: «L’obbligo del patentino riguarda sia i privati sia i rivenditori di prodotti chimici come i fertilizzanti – spiega Gabriella Orlando, direttrice di Ascom Confcommercio Grosseto… …Il patentino c’è sempre stato, ma in passato non era previsto un corso di formazione per ottenerlo. Ora invece bisogna rimettersi a studiare sia per averlo, sia per rinnovarlo ogni 5 anni… …Chi già sta pensando di potersela cavare comprando, mettiamo, dieci litri di fertilizzante in confezioncine da mezzo litro non professionali riponga subito i suoi propositi: il prezzo dei prodotti di piccolo taglio è sproporzionato rispetto alle grosse quantità e sarebbe un salasso». 

Fertilizzanti: non sono agrofarmaci 
Assofertilizzanti vuole fare chiarezza: quando si parla di fertilizzanti si ha a che fare con prodotti destinati alla nutrizione vegetale e non alla difesa fitosanitaria, come invece molti pensano. La produzione e quindi la commercializzazione dei fertilizzanti è subordinata alle stringenti normative di settore di seguito elencate. Dlgs 75/2010 – «Revisione della disciplina in materia di fertilizzanti». Regola i prodotti nazionali non compresi nel regolamento CE 2003/2003. Esso è in continua evoluzione in quanto, con l’emanazione di decreti ministeriali di aggiornamento, vengono introdotti i nuovi prodotti approvati. Regolamento CE 2003/2003.
​A livello comunitario è in vigore, unicamente per i concimi minerali, il regolamento CE 2003/2003 e successivi adeguamenti. Il presente regolamento viene applicato a tutti i prodotti immessi sul mercato come concimi che rechino l’indicazione «concime CE». Regolamento CE 1069/2009. Dal momento che i fertilizzanti fabbricati a partire da sottoprodotti di origine animale (SOA) possono compromettere la sicurezza della catena alimentare e dei mangimi, a causa della crisi alimentare degli anni 90, sono state istituite severe regole sanitarie sulla loro utilizzazione all’interno di questo regolamento. Regolamento CE 889/2009. Poiché anche la produzione biologica vegetale fa uso di concimi e ammendanti, occorre definire le condizioni di impiego di taluni fertilizzanti non di sintesi. Le suddette normative definiscono: 

  • le procedure di produzione di un determinato fertilizzante e relativa etichettatura del prodotto; 
  • la tracciabilità dei prodotti e relativi controlli che le autorità sanitarie e della repressione frodi devono effettuare presso le aziende e/o presso i rivenditori/ distributori; 
  • le procedure di registrazione dei fabbricanti, dei fertilizzanti e l’eventuale registrazione e riconoscimento degli impianti secondo le norme sanitarie sui sottoprodotti di origine animale. Se un fertilizzante rispetta i dettami delle normative sopracitate, questo può essere messo in commercio senza nessun obbligo di possesso di alcun tipo di patentino da parte dei rivenditori e degli utilizzatori finali. L’unico obbligo che spetta al rivenditore è la segnalazione – per motivi di sicurezza a fronte di eventuali atti terroristici – di transazioni anomale di nitrati ad alto tenore di azoto (esempio nitrato d’ammonio con oltre il 28% di N). 

Fonte: www.agricolturaefertilizzanti.informatoreagrario.it/home/fertilizzantie-patentino-facciamo-chiarezza

 

Condividi questo articolo