L’ASPRAGGINE

L’Aspraggine o lattuga amara è un’erba spontanea rustica commestibile dal sapore simile alla cicoria utilizzata in cucina e in campo fitoterapico per le sue proprietà medicinali.

Caratteristiche Aspraggine – Picris echioides
L’aspraggine, Helminthotheca echioides, chiamata volgarmente anche erba lattaiola è una pianta erbacea annuale – biennale appartenente alla famiglia delle Asteraceae diffusa alla stato spontaneo in tutta l’Europa.

La pianta, provvista di una radice fittonante abbastanza robusta, presenta un fusto è eretto, ramoso e cilindrico, alto circa 1 metro, composto da una rosetta di foglie ovali e bislunghe di colore verde intenso ricoperte da peluria ispida.
Durante il periodo della fioritura, sugli apici degli steli e nelle intersezioni dei nodi fogliari, compaiono delle particolari infiorescenze riunite in capolini simili a quelle del Tarassaco con corolla di petali ligulati di colore giallo – oro che persistono sulla pianta anche più di una settimana.

Ai fiori seguono i frutti degli acheni ruvidi, fusiformi a striature trasversali con pappi di peli abbastanza persistenti.

Fioritura: fiorisce dalla primavera inoltrata fino ad ottobre e la sua presenza è pressoché costante tutto l’anno.

Principi attivi e componenti
Si tratta di una pianta ricca di sali minerali, vitamine, mucillagine, acidi organici e sostante tanniche.

Proprietà ed usi dell’Aspraggine

L’Aspraggine chiamata anche lattuga amara per il suo sapore simile a quello della cicoria in realtà non ha niente di aspro se non il lattice che fuoriesce dagli steli quando viene raccolta. Si utilizzano esclusivamente le rosette basali giovani.
In cucina viene consumata previa cottura o da sola o insieme ad altre verdure come la cicoria, gli spinaci ed ortaggi vari per la preparazione di minestroni, zuppe o per farcire torte rustiche e focacce.
I decotti, preparati con le sue foglie, sono un toccasana per la disinfezione delle ferite, per la cura delle piaghe e per le escoriazioni.

Controindicazioni
Non ha nessuna controindicazione.

Nelle usanze popolari Apuane:
Nella visione degli antichi non era insolito associare la forma delle cose presenti in natura a sentimenti, stati d’animo ed emozioni che queste suscitavano o richiamavano alla loro mente; così l’asprezza delle foglie di questa pianta, come gli aculei o le spine di altre, si associavano al dio della guerra, Ares, Marte, Taranis o altri. Per questo motivo certe piante come questa, si usavano per curare le ferite, le asprezze della vita, i sentimenti feriti, il carattere “urticante” di persone rabbiose per difendersi da un male ricevuto.

Condividi questo articolo