Topinambur: la patata miracolosa

La raccolta delle radici si avvia quando le prime gelate anneriscono le parti aeree.

Armatevi di delicatezza e conficcate un forcone a 20cm di profondità oppure, se il suolo è sabbioso o sciolto, tirate la base della pianta per estrarre anche le radici. Lasciatene ovviamente qualcuna per autoperpetuare la coltivazione.

Purtroppo, a differenza delle patate, deperiscono facilmente perché si disidratano rapidamente avvizzendo: resistono un paio di settimane in una cantina fredda (ma non gelata), asciutta e buia, oppure una decina di giorni al massimo in frigorifero, nello scomparto della verdura, avvolti in un sacchetto di carta.

In tavola col topinambur

Del topinambur si consumano i tuberi dal delicato sapore simile a quello del carciofo. I tuberi bitorzoluti hanno forma irregolare e dimensioni variabili, ma quasi sempre leggermente inferiori a quelli delle patate.

Per conservarne il più possibile, si può evitare di sbucciarli, lavandoli bene sotto l’acqua e raschiandoli con uno spazzolino. Si dovrebbe prestare attenzione alla terra residua tra i bitorzoli, che vanno staccati per rimuoverla meglio. Se invece la buccia fosse molto spessa o la terra molto incrostata e inamovibile, diventa indispensabile sbucciarli.

Per evitare che i tuberi anneriscano quando si tagliano, basta immergerli in acqua con limone o aceto.

Possono essere usati sia crudi che cotti, i tuberi crudi, hanno proprietà disinfettanti, astringenti e vitaminizzanti, si tagliano a rondelle sottilissime e si condiscono con olio extravergine d’oliva, sale e prezzemolo tritato, oppure si tagliano a julienne e si aggiungono all’insalata con una spolverata di erba cipollina e succo di limone. Si possono tagliare a cubetti per aggiungerli alle verdure per la bagna cauda.

Proprietà benefiche

Nonostante l’aspetto non sia particolarmente gradevole, il topinambur è molto interessante per quel che riguarda le caratteristiche nutrizionali.

La sua composizione è molto simile a quella della patata dalla quale però differisce per la presenza dell’inulina, un carboidrato innocuo per i diabetici (si scinde in fruttosio, utilizzabile senza il rilascio di insulina) e che incide positivamente sulla glicosuria. I

l consumo quotidiano garantisce un buon controllo della glicemia. L’inulina contenuta nel tubero favorisce lo sviluppo della flora batterica intestinale regolando le funzioni gastrointestinali; inoltre essa è responsabile della scarsa conservazione del tubero poichè si degrada si degrada più rapidamente rispetto all’amido della patata. Ha un elevato tenore di zuccheri (17,7%) dunque è molto nutriente, inoltre contiene una discreta quantità di proteine (2,5%), fornisce però le stesse calorie del più noto tubero (75-80 kcal/hg).

Svolge anche una certa azione lassativa grazie all’1,3% di fibre e mucillagini (ma attenzione al cospicuo sviluppo di gas intestinali) se consumati cotti, ma se vengono consumati crudi, hanno una forte azione astringente per via dei tannini.

L’asparagina, la colina e il potassio (430 mg/hg) ne fanno un potente diuretico, indicato per uricemici, reumatici e gottosi, e al tempo stesso determinano un incremento della secrezione lattea (facendone un alimento indicato per l’allattamento); l’enorme contenuto in zolfo (120 mg) lo rende un eccezionale antisettico dell’apparato gastrointestinale.

È un buon remineralizzante, anche per il contenuto in oligoelementi, come ferro, manganese, cloro e rame; ma è apprezzabile anche la presenza di vitamine, come quelle del gruppo B e la C, utili rispettivamente al sistema nervoso e al sistema di difesa dell’organismo. Attenzione invece al contenuto di albumina, che ne sconsigliano l’impiego da parte di chi è affetto da albuminuria.

Tratto da E.Tibiletti

Fonte: www.giardinaggioweb.net

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