Avanza l’esercito dei «mammi» Triplicato in 15 anni, in Italia sono già 40 mila

MILANO – Un esercito di 62mila uomini si alza dal letto la mattina per preparare colazioni, portare figli a scuola, cucinare, fare la spesa e pulire casa. Sono i mammi d’Inghilterra, triplicati negli ultimi 15 anni, lavoratori casalinghi che si occupano della gestione di figli e casa, invece che lavorare sotto padrone fuori dalle mura domestiche. Anche in Italia, secondo l’Inail, ci sarebbero almeno 40mila casalinghi ufficiosi, anche se i dati parlano al 2010 di 22.600 uomini dediti ai lavori di casa. Mentre dal 2003 opera sul nostro territorio la Asuc, associazione degli uomini casalinghi italiani.

I NUMERI – Le abitudini inglesi non raccontano niente di strano, se paragonati all’esercito di donne che da sempre si occupano delle stesse mansioni senza far notizia, o meglio, che lo fanno andando poi anche a lavorare da un’altra parte. In Gran Bretagna, lo rivelano i dati relativi al 2011 dell’Ufficio Nazionale di Statistica, il numero di uomini casalinghi (gli househusband) è cresciuto da 21mila a 62mila dal 1996 al 2011. Ma in queste cifre non compaiono tutti quelli che dichiarano di lavorare da casa, gli artisti, gli scrittori, e che oltre a svolgere le loro mansioni professionali tra le mura domestiche, si occupano anche di cucinare, rifare i letti, lavare i vetri. Gli uomini disoccupati per il ministero del Lavoro britannico e che nel contempo dichiarano di occuparsi di casa e prole, sarebbero dunque sempre di più. Complici la crisi e la recessione economica, ma anche alcuni timidi segnali rispetto al rovesciamento dei ruoli, e all’apertura maschile verso un territorio che fino a ieri era stato marcato solo dalle donne.

IL MAMMO – Di questa opinione è per esempio la dirigente britannica del settore famiglia di Civitas Anastasia de Waal, che dichiara al Telegraph a commento di questi dati: «Vent’anni fa l’idea che fosse un uomo a prendersi cura della prole come primo compito era giudicato castrante. Ora qualcosa è cambiato e gli uomini accarezzano l’idea di stare a casa». I ruoli negli anni, almeno in Gran Bretagna, sono diventati interscambiabili. A confermare questa tendenza arriverebbero anche i dati di un sondaggio svolto dalla compagnia assicurativa Aviva, che parlano di 1,4 milioni di uomini inglesi che, lavoratori o meno, si definiscono come i principali accuditori dei figli, a fronte di una mamma-moglie molto impegnata sul lavoro fuori casa.

CASALINGHI D’ITALIA – E in Italia? Secondo i dati Inail aggiornati al novembre 2010, gli uomini iscritti all’istituto che pagano regolarmente l’assicurazione Inail contro gli infortuni domestici (un bollettino da 12,91 euro) sono 22.600. Anche se sarebbero oltre 40mila i casalinghi. C’è una associazione italiana, la Asuc (associazione uomini casalinghi) a tutelarne diritti e organizzarne formazione e attività: conta 5.600 iscritti, molti “mammi” a tempo pieno, altri che dedicano invece un 30 per cento del loro tempo a un lavoro fuori casa e il restante 70 per cento alla cura della famiglia. È stata fondata da Fiorenzo Bresciani, l’uomo che vanta di essere il primo in Italia ad avere sulla carta d’identità, alla voce professione, la dicitura “casalingo”. Per i suoi iscritti l’associazione organizza in tutta Italia incontri e corsi per l’ABC delle cure domestiche: dalla lezione di stirologia alla epistemologia del bucato, è possibile imparare sui banchi di scuola a diventare un casalingo perfetto.

Eva Perasso

Fonte: www.corriere.it/cronache/12_gennaio_26/mammi-crescono-inghilterra_a7629836-4815-11e1-9901-97592fb91505.shtml

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