Casalinghi italiani, intervista agli uomini che collaborano nei lavori domestici

i Serena Santoro

Abbiamo intervistato Fiorenzo Bresciani, presidente e fondatore dell’Associazione Uomini Casalinghi, per conoscere meglio questa realtà ancora poco conosciuta ma sintomo di una società in evoluzione. L’associazione no profit, con sede a Pietrasanta, in provincia di Lucca, si basa su tre pilastri: pari opportunità, sviluppo sostenibile, ecologia dell’abitare.

L’Associazione Uomini casalinghi è nata nel 2003. Come e da chi è nata? Con quali esigenze? Sono passati dieci anni, avete raggiunto o state raggiungendo alcuni degli obiettivi che vi eravate prefissati?

L’associazione è nata, non so dirle se per necessità o volontà, non avevamo intenzione di chiedere niente, era per noi solo un modo di collaborare con la nostra compagna o moglie.

L’ultima intervista presente nel vostro sito è dell’aprile scorso, gli iscritti alla vostra associazione erano circa 5700, sono aumentati? Perché un uomo dovrebbe iscriversi a questa associazione, cosa ne ricava?

Gli iscritti fino a oggi sono 5.893, crescono giorno per giorno, iscriversi alla nostra associazione comporta avere capito l’importanza della collaborazione; per un uomo occuparsi della propria casa significa prendersi cura della moglie e dei figli, è una manifestazione d’amore che trova nei gesti quotidiani la sua realizzazione. La casa racchiude molti significati psicologici e emotivi, è il cuore della coppia, il posto in cui si costruisce la storia tra due persone, e intesa in questo senso la collaborazione domestica è un gesto d’amore che ciascuno fa nei confronti dell’altro, in cui non ci sono limiti, compiti predefiniti e costrizioni reciproche.

In che rapporti siete con il Moica, il Movimento Italiano Casalinghe? Perseguite obiettivi comuni? Penso ad esempio all’infortunistica del lavoro casalingo.

I rapporti che abbiamo con il Moica è magnifico, la loro Presidente Tina Leonsi è stata la nostra madrina per tanti convegni e abbiamo sicuramente imparato tantissimo da loro, fra noi c’è rispetto.

Secondo voi essere casalingo/ a è un lavoro? Avreste diritto ad una retribuzione?

Negoziare è indice di una sana relazione, cooperare per un obiettivo condiviso e costruire qualcosa insieme per il bene comune sono modalità di funzionamento di una coppia in equilibrio, purtroppo è un lavoro che nessuno vuole riconoscere. Possiamo definirlo un lavoro invisibile e la mancanza dello stipendio lo porta ad un non riconoscimento.

La vostra associazione è la dimostrazione di una società in cambiamento. Chi vi ostacola e vi critica? Credete che l’Italia non sia ancora pronta ad un’immagine più collaborativa dell’uomo?

Il ruolo di casalingo soffre di un mancato riconoscimento. All’inizio mi sono trovato di fronte a molte resistenze culturali compresa l’ostilità femminile, come se la donna si trovasse esposta ad una nuova minaccia di intrusione. Col tempo siamo riusciti a farci capire: noi uomini non vogliamo sostituire le donne, ma collaborare ai lavori domestici e garantire una maggiore serenità alla famiglia.

In un articolo sul vostro sito Lorenzo Gasparrini scrive di una stampa che ancora vi discrimina, come se gli uomini casalinghi non fossero “abbastanza virili”. Può sfatare questo mito?

Che grande ignoranza esiste, ancora se siamo virili oppure no? Ma cosa c’entra la virilità con un lavoro come tanti altri? Fare le faccende domestiche non vuole dire essere virili o meno, anzi se proprio vogliamo l’uomo casalingo ci guadagna, perchè? Se una donna al rientro in casa trovasse tutto in ordine ai suoi occhi, sicuramente il marito o compagno sarebbe visto diversamente e sicuramente anche il sesso ci guadagnerebbe.

Sul vostro sito compare anche paternità oggi, il portale dei papà

Sì, c’è una forte collaborazione con il portale dei papà.

Come deve essere l’uomo oggi e come deve essere il rapporto tra uomo e donna? Voi siete single? Avete compagne/i, siete sposati?

La casa racchiude molti significati psicologici e emotivi, è il cuore della coppia, il posto in cui si costruisce la storia tra due persone, e intesa in questo senso la collaborazione domestica è un gesto d’amore che ciascuno fa nei confronti dell’altro, in cui non ci sono limiti, compiti predefiniti e costrizioni reciproche.

Essere casalinghi/e deve essere una scelta. Molte donne, ancora oggi, sono costrette ad esserlo da uomini che impongono loro una relegazione nel privato. Voi lo siete solo per scelta?

Certamente la nostra è una scelta, purtroppo per una donna, ancora oggi, il lavoro domestico sembra “appartenerle”.

Non sarebbe opportuno che entrambi, donna e uomo, lavorassero e si occupassero insieme anche del privato? Perché una delle due parti deve rinunciare al lavoro?

Condividere è un gesto d’amore e rientra nel ruolo di ogni persona fare in modo che la persona amata non subisca da sola il carico della famiglia che si è costruita insieme.

Data la vostra presunta maggior sensibilità, avete partecipato al One Billion Rising, la giornata contro la violenza sulle donne?

Sì, certamente.

Per concludere in leggerezza, ci racconta la giornata di un casalingo? Qualche consiglio su cucina e pulizia?

Siamo sempre i primi ad alzarsi e gli ultimi ad andare a letto, doppiamo preparare la colazione al mattino e la notte prima di andare a letto dobbiamo rimettere tutto in ordine. L’importanza di questo lavoro è quello di avere un programma giornaliero: dopo la colazione di tutta la famiglia riordinare e poi andare subito al supermercato, al rientro preparare i fornelli per il pranzo e nel frattempo riordinare i letti, spolverare i mobili, fare qualche lavatrice, stendere. Nel pomeriggio dipende dal giorno, stirare, preparare la cena.
 
I consigli:
– Vogliamo rendere più tenera la carne di pollo? Prima di cucinarlo, sfreghiamolo bene con il succo di limone e all’interno mettiamoci delle bucce grattugiate. Se lessiamo il pesce, teniamo presente che quello di mare va immerso in acqua fredda, mentre quello di acqua dolce in acqua salata già calda.
– Squamare il pesce: L’operazione risulterà più veloce se prima lo inumidiremo con l’aceto.
– Detersivo piatti fai da te: 3 limoni, 400 ml di acqua, 200 g di sale, 100 ml di aceto bianco.
Tagliare i limoni in 4-5 pezzi togliendo solo i semi e mantenendo la buccia (è più facile se tagliate il limone a rondelle)
Frullarli con un mixer insieme ad un po’ di acqua e al sale. Per evitare intasamenti del filtro lavastoviglie, frullate a lungo e molto finemente la poltiglia. Controllate l’efficacia del vostro frullatore, altrimenti resteranno residui anche sulle stoviglie.
Mettere la poltiglia in una pentola, aggiungere tutta l’acqua e l’aceto e fare bollire per circa 10 minuti mescolando, affinché non si attacchi. Quando si è addensato e raffreddato mettere in vasetti di vetro.
 
Come si usa:
Due cucchiai da minestra per la lavastoviglie. Non mischiate il detersivo fai da te a quello classico della lavastoviglie. A piacere per i piatti a mano. In caso di stoviglie unte basta aggiungere sulla spugnetta un po’ di detersivo classico per piatti a mano visto che, a differenza di quello per lavastoviglie, può mischiarsi con quello fai da te.

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