Casalinghi non disperati. La casa non è questione di donne

Buone notizie per le signore italiane, sul fronte dei ruoli, prestabiliti da millenni di genere, finalmente giungono dei dati in controtendenza che confortano e, pur non essendo rivoluzionari, sicuramente fanno ben sperare.  Gli uomini iniziano a essere dei “casalinghi” e non sempre per costrizione determinata dalla crisi economica, ma per scelta.  Ancora siamo in una dimensione di nicchia, ma il numero degli uomini che antepongono la cura e l’educazione dei figli alla carriera, almeno nel primo periodo di vita dei pargoli, sono in aumento. E non parliamo degli ormai famosi paesi scandinavi, 1corrono anni luce, ma del sud europeo, in particolare di Italia e Spagna.

Già alla fine del 2015, quando il World economic forum ha pubblicato i risultati dell’annuale indagine del Global gender gap report, presentava una sorprendente risalita dell’Italia, la quale dalla posizione n. 69 dell’anno 2014, figurava al 41° posto nel 2015, guadagnando nell’arco di un anno, ben 28 punti.

Il Global gender gap report, nato nel 2006, misura il divario di disparità di genere tra uomini e donne in 145 paesi del mondo. Si basa su criteri scientifici che operano su quattro ambiti: lavoro, istruzione, salute e politica.  Raccoglie ed elabora i dati sui quali il World Economic Forum si basa, per progettare misure efficaci mirate al raggiungimento della parità fra donne e uomini che comunque prevede l’equiparazione salariale tra oltre un secolo. Futuro Remoto.

Uomini casalinghi, ma non disperati

Dalla prima pubblicazione del Report, l’Islanda, la Norvegia, la Finlandia, la Svezia e l’Irlanda figurano puntualmente ai primi posti della classica. Il 41° UOMO FACCENDE DOMESTICHEposto dell’Italia, naturalmente non è positivo, ma il salto delle 28 posizioni in soli 365 giorni non va sottovalutato.

E, infatti, è in linea con i dati Istat pubblicati nell’anno in corso, postumi rispetto al Report, che ci riferiscono di un aumento del 4,2% di
ménage
familiari, sostenuti e condotti finanziariamente dal lavoro della donna.

Una percentuale pari a 200.000 uomini che si sono tramutati in casalinghi. Disperati? Straniati dal nuovo ruolo antistorico? Non si direbbe dal sito che hanno fondato Associazione Uomini Casalinghi e, soprattutto, dall’esplicito sottotitolo “il piacere di occuparsi della dimensione domestica”, i cui contenuti spaziano dall’impegno civico e sociale e ai temi culturali, a quelli più specificamente domestici, come le sezioni Ricette e Consigli Casa.

Pochi ma in ascesa

Quindi, la parità dei sessi, nonostante avanzi faticosamente e con passo diverso da paese a paese, inizia a compiere dei mutamenti sociali che si ripercuotono anche nell’organizzazione familiare.  I casalinghi come abbiamo anticipato, si dedicano principalmente all’accudimento dei figli, ma non disdegnano la spesa e la cucina, quest’ultima, per alcuni, una vera passione. Un fenomeno in continua evoluzione anche agevolato dalle varie leggi introdotte nel mondo del lavoro che permettono al neo papà di prendere un congedo parentale.

CASALINGO CHE STIRA CON BAMBINOCome accade in Spagna, dove apprendiamo dal sito della “Seguridad Social Trabajadores “l’l’INPS iberico”, la legge sul lavoro permette agli uomini di prendere 15 giorni di permesso di paternità alla nascita del figlio, e un periodo di 16 settimane di congedo parentale per entrambi i genitori lavoratori, dove le prime 6 settimane sono riservate esclusivamente alla mamma, mentre le restanti 10 possono essere divise tra madre e padre, secondo la scelta della coppia stessa. Viene definito periodo di trasferimento della maternità.
Nel 2016, secondo i dati della Seguridad Social, l’85,7% degli uomini ha goduto dei 15 giorni di permesso di paternità, ma soltanto l’1,87% ha richiesto le settimane supplementari.

Nonostante i dati ufficiali non entusiasmanti, in Spagna, si parla di tendenza, anche se ancora minoritaria, sicuramente in ascesa, con testimonianze entusiaste di uomini (principalmente con lavoro autonomo), che per allevare i propri piccoli, accantonano la propria professione anche per un anno.

Un’ esperienza imperdibile

Il quotidiano di Madrid El País  nella sua versione on line, riporta diverse testimonianze in merito. Come quella di Bruno, insegnate di yoga, che si è occupato da solo dell’allevare la propria bambina, lasciando alla compagna il compito del mantenimento economico della famigliare. Alla seconda PADRE E FIGLIOesperienza di padre, Bruno non voleva per la seconda volta perdere le emozioni che dona il seguire i “primi passi” della propria piccola. E anche grazie all’appoggio della compagna, ha sospeso la sua attività,  esaudito il suo desidero.  Entusiasta dell’esperienza  vissuta, la consiglia a tutti, perché ritiene, fra l’altro che il legame con la figlia è più forte e questo gli permetterà di comprendere meglio le sue esigenze nel futuro.

Anche in Spagna, abbondano i siti sull’argomento sul web e sui social dove si trovano gruppi che portano avanti iniziative come  #siloshombrehablasen (Se gli uomini parlassero) o la Plataforma por Permisos Iguales e Intransferibles de Nacimiento y Adopción (Piattaforma per permessi uguali e intrasferibili per nascita e adozioni) che chiedono maggiori diritti per conciliare esigenze familiari con quelle professionali.

Joan Antoni Martín Piñol, scrittore e sceneggiatore, dopo aver trascorso i primi mesi accanto  alla figlia neonata, e scritto la  divertente guida per padri neofiti Harry Pater y el pañal filosofal (Harry Pater e il pannolone filosofale) afferma: “Siamo la prima generazione  consapevoli dell’importanza di vivere questa esperienza. Era ora che ne comprendessimo il valore.”

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