Il bucato? Oggi lo fa papà

R icordate le traversie di Dustin Hoffman, quando, in “Kramer contro Kramer”, si trova a vivere da casalingo “quasi disperato”? Slip che entrano bianchi in lavatrice per uscirne rosa, dolci lasciati bruciare nel forno, montagne di piatti da lavare, panni sporchi in ogni angolo della camera: per il buon Dustin, che poi diventa un provetto animale domestico, valeva il principio che quelle non erano cose da uomini e che la casa non ha due sovrani, ma solo una regina. 

Ma i tempi cambiano. Oggi esistono associazioni di padri divorziati che rivendicano il diritto anche del maschio di educare i figli, ed è presente, molto combattiva, un’Associazione uomini casalinghi, con sede a Pietrasanta (presidente è Fiorenzo Bresciani, oltre quattromila iscritti in tutta Italia), che difende l’identità sociale di una categoria sempre più ampia. Una miniera di consigli preziosi per chi vive solo (ma anche per chi desidera dividere con la “dolce metà” i lavori domestici) arriva ora da un libro, il cui titolo è un vero programma: “Casalingo e contento” (Sperling & Kupfer, pagg. 252, euro 14). Lo hanno scritto Fabrizio Diolaiuti, autore televisivo e radiofonico, e la sociologa Maria Teresa Tironi. Un po’ un manuale del bravo casalingo, un po’ un divertente prontuario per evitare disastri cosmici nell’appartamento del single alle prime armi. La chiave di volta, dicono in sostanza i due autori, è nel darsi un ordine mentale, una scaletta di cose da fare. Meglio un minimo di pulizia quotidiana che una faticosa maxipulizia ogni tanto. «Le donne al governo del Paese», questo lo slogan, «gli uomini al rigoverno della casa».
La filosofia del casalingo parte dunque da dieci comandamenti, il primo dei quali recita: “Non avrai altra faccenda all’infuori di me”. È infatti sciocco – sottolineano Diolaiuti e Tironi – disperdere energie in più attività, portiamone a termine una sola, ma bene. Ci sono poi dieci prodotti da tenere sempre in casa, dal sapone di Marsiglia al bicarbonato di sodio, dal limone all’alcol. Attenzione, però, alla base di tutto ci deve essere il piacere di pulire, l’autostima che nasce dal vedere il lavoro che stiamo effettuando, altrimenti la fatica è insopportabile. Non è secondaria neppure l’ottimizzazione dei tempi. Certe faccende possiamo sbrigarle in venti minuti, altre richiedono mezza giornata. L’importante è non rimandare.
In venti minuti, ad esempio, si rifà il letto e si puliscono bagno e cucina (in quest’ultimo caso il lavoro sarà più semplice se avremo lavato i piatti la sera prima). Come optional, gli autori indicano una veloce passata di aspirapolvere. Certo, il dubbio esiste: è l’inizio di una giornata di lavori forzati? Mettetela come vi pare, dicono gli autori, ma certe faccende domestiche sono improrogabili e se le affrontiamo con lo spirito giusto danno soddisfazione. Provare per credere. Questo solo in venti minuti, figuriamoci con più tempo a disposizione.
In un’ora, tanto per dire, il bravo casalingo può fare il bucato, stenderlo, stirare, pulire i vetri. Dategli due ore di tempo e sarà in grado di fare la spesa, riordinare il guardaroba, spolverare i mobili e pulire il frigorifero.
Con mezza giornata a disposizione arriviamo alla pulizia radicale di camera da letto, salotto, bagno, pareti e pavimenti. Una giornata, poi, è il non plus ultra: la casa rinascerà.
Ma il bravo casalingo è anche un saggio amministratore e un ecologo convinto. Non spreca l’acqua del rubinetto, ottimizza il riscaldamento (manutenzione, termoregolazione automatica, sfiatare l’impianto, niente dispersione termica e amplificazione del calore) e la luce. Come? Banale. Usando lampadine a basso consumo, senza lasciare luci accese e spegnendo sempre la lucina rossa che segnala lo stand by degli elettrodomestici. Il nostro amico sa usare anche il frigorifero, evitando sprechi energetici, e gestisce razionalmente la raccolta dei rifiuti domestici, compresa la differenziazione degli scarti di casa.
Insomma, non ci sono scuse: casalinghi di tutto il mondo, unitevi!.

 

 

 

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