La difficile vita del casalingo

 Parla Fiorenzo Bresciani, il primo “casalingo militante” d’Italia. Che racconta quanto gli stereotipi facciano male a tutti

«La parte più difficile della mia professione è quella del riconoscimento all’anagrafe: l’impiegato che doveva farmi rifare la carta di identità diceva infatti di non poter scrivere casalingo, perchè non esisteva tra le categorie lavorative che lui poteva usare per catalogarmi» Fiorenzo Bresciani

casalingo di professione da molti anni, racconta con la non chalance che possono avere solo i toscani il suo curioso caso di discriminazione. «l’impiegato mi diceva: “guardi io non ho la professione di casalingo al maschile, però se vuole metto ‘disoccupato’”. Ovviamente non ero affatto d’accordo, perchè non ero per niente disoccupato. C’è voluta mezz’ora di trattativa con lui e il dirigente: ma alla fine sono riuscito a far inserire il termine corretto nel documento. E ora il comune di Pietrasanta ha, tra le professioni a uso della carta d’identità, anche quella di casalingo».

Un episodio che ha convinto quello che è ora il più famoso casalingo d’Italia a difendere la sua professione in modo “militante”: fondando l’AsUC, Associazione Uomini Casalinghi Italiani «E’ stata la difficoltà che ho incontrato nel far riconoscere il mio ruolo che mi ha spinto a creare un’associazione – ha spiegato infatti – Mi sono detto: se c’è qualcun altro oltre a me in questa condizione, perchè sentirsi soli? Così ho fondato l’AsUC nel 2003: eravamo tre soci, ora siamo 6883. Abbiamo fatto molta strada da allora: probabilmente c’era proprio bisogno di un cambiamento di mentalità».

Bresciani parla da testimonial “all’incontrario” ad una platea di giornaliste e di socie fondatrici di una associazione, “Women for excellence” nata all’interno di Whirlpool, che promuove a livello europeo un network di donne fatto per crescere all’interno dell’azienda, con la condivisione delle informazioni e l’aiuto reciproco: ma il suo caso non ha niente di diverso dalle sottili discriminazioni che subiscono ancora ora le donne nei confronti di alcuni mestieri.Lui all’associazione ci è arrivato «Una mattina, facendo la pummarola. Ma la mia decisione di essere casalingo invece è stata presa nel tempo, con i fatti. Facevo le cose di casa volentieri, col tempo ho pensato che avrei potuto occuparmene io a tempo pieno. Tra l’altro, provengo da una famiglia dove anche mio padre badava alla casa: aveva dovuto subire l’amputazione di una gamba, così era mia mamma ad andare a lavorare, e lui a occuparsi della casa. La mia attività non è sembrata strana in famiglia.

Bresciani, del resto, affronta con piglio deciso la sua attività, senza limitarsi ad una sigla: oltre al seguitissimo portale www.uominicasalinghi.it, quello che ha reso più famosa l’attività della sua associazione è il master in Home Management, un seminario di grande successo in tutta italia che tra le materie annovera la “Stirologia” e l’“Epistemologia del bucato”. «Corsi seguitissimi anche dalle donne giovani – puntualizza Bresciani – Anche loro infatti stanno perdendo queste conoscenze fondamentali».

Bresciani, che alle fondatrici del network aziendale ha anche dato prova delle competenze “da professore” insegnando all’unico malcapitato uomo del consesso (per la cronaca, è toccato a Pierre Ley, il comunicatore che ha organizzato la presentazione in collaborazione con la divisione pubbliche relazioni di Whirlpool) come si stira una camicia, tiene a sottolineare come fare un mestiere che le persone non si aspettano da un uomo sia difficile quanto cercare per una donna oltrepassare le barriere degli stereotipi..

Mi vogliono far sentire una mosca bianca, ma io sono toscano e non mi abbatto».

La questione, secondo Bresciani, è ben altra: «Il problema vero è che sta circolando ancora un modello sociale che non ha più senso, con delle divisioni di compiti che non sono più riproducibili nella realtà. Basti solo pensare alla schiera di single di ritorno, nati con il divorzio, che dopo avere fatto vita di coppia si ritrovano a dover badare a sé stessi e non sanno da che parte cominciare».

 

di Redazione Varese News

 

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