Le faccende di casa? SONO COSE DA UOMINI

CASALINGHI. PULISCONO, RASSETTANO, CUCINANO, LAVANO I PIATTI. CONTINUANO A CRESCERE DI NUMERO IN ITALIA. E IN SICILIA NON MANCA CHI HA ABBRACCIATO LA “FILOSOFIA” DELL’ASSOCIAZIONE CHE DAL 2003 FA ATTIVITÀ DI SENSIBILIZZAZIONE E NON LESINA CONSIGLI UTILI. CON LA BENEDIZIONE DELLE “COLLEGHE” DONNE.

Non chiamiamoli “mammi”, perché in fondo sono e rimangono papà, mariti, conviventi che hanno scelto di dedicarsi alla casa e ai figli. Stirano, lavano, cucinano, fanno la spesa, cambiano pannolini, rassettano. Insomma, la gestione della casa e l’organizzazione della vita domestica è affare loro. Per scelta, o per necessità, non importa. Certo è che gli uomini-casalinghi continuano a crescere di numero anche in Italia, e ce ne sono parecchi pure in Sicilia.

Nel nostro Paese non siamo ai livelli della Gran Bretagna, dove gli “househusband” (i mariti-casalinghi) sono cresciuti da 21 mila a 62 mila in quindici anni, fra il 1996 e il 2011. In Italia, però, secondo i dati dell’Inail nel 2010 gli uomini dediti ai lavori di casa erano giunti a quota 22.600. Un dato desunto dal numero dei versamenti contro gli infortuni sul lavoro (il bollettino da 12,91 euro) per chi svolge attività casalinga. Ma in realtà, secondo stime ufficiose, gli uomini che si dedicano alle faccende di casa, da Nord a Sud della penisola, sarebbero circa 40 mila.

In poco più di 6.000 sono anche iscritti all’Asuc, l’Associazione uomini casalinghi.

E ne fanno un punto di forza e di coesione di “categoria”. «Nel 2003, quando è nata l’associazione, non si parlava molto degli uomini casalinghi, certamente negli anni abbiamo aiutato e sensibilizzato su questo tema, portando l’uomo a non vergognarsi più a dire di essere casalingo, un ruolo che oggi per noi è motivo di orgoglio. Però non ci piace essere definiti “mammi”, è un’invenzione giornalistica fuori luogo.

Come le casalinghe donne facciamo un lavoro “invisibile”, ma il papà resta papà e la mamma resta mamma», precisa il presidente dell’AsUC, Fiorenzo Bresciani, toscano, ovviamente casalingo con tanto di indicazione della “professione” sulla carta di identità. È in quest’ottica che va considerato anche il buon esempio che viene dalla Germania, dove il leader del partito Spd, Sigmar Gabriel, ha annunciato che prenderà tutta l’estate di riposo per occuparsi della figlia appena nata: tre mesi di congedo per consentire alla compagna di tornare al lavoro. Sarà dunque lui, il probabile sfidante della cancelliera Angela Merkel alle elezioni del prossimo anno, ad occuparsi di casa e figli.

Certamente se lo può permettere e al cospetto dei tre mesi di Gabriel, sembraappena un contentinoil congedo di paternitàobbligatoriodi tre giorni per lanascita di un figlio, previsto per i papàitaliani daiprovvedimentidel ministrodel Welfare ElsaFornero. «Sarebbe stata meglio una settimana – commenta Bresciani – ma è giusto che si sia fatto». Da qui a sentire la “vocazione” di fare i casalinghi, però, ce ne corre. «Perché si sceglie di fare il casalingo? I motivi sono molteplici – aggiunge Bresciani -. A volte incide moltissimo la perdita del lavoro in un momento particolare. Io per esempio, dopo aver chiuso la mia attività commerciale, ho iniziato a lavorare in casa lasciando spazio a mia moglie nel suo lavoro». Un’ipotesi che in tempi di crisi come questi potrebbe diventare realtà “forzata” in molte famiglie, ma anche trovare adesioni spontanee. «In un momento come questo, bisogna capire che è importante darsi da fare e l’associazione dei casalinghi offre tanti consigli su come gestire la casa, anche risparmiando », sostiene il catanese Paolo Zerbo, che pur lavorando come sviluppatore di sistemi in rete si definisce comunque casalingo: «Sono io che faccio il grosso del lavoro domestico in casa. Sono io che pulisco i pavimenti, che lavo i piatti, seguendo sempre i consigli del sito AsUC». Zerbo ha abbracciato la “filosofia” di Fiorenzo Bresciani qualche anno fa, in un periodo in cui il lavoro non faceva faville. Folgorato dal credo di Bresciani, tanto da organizzare a Catania un evento per uomini usi alla faccende di casa. Era il 2004 e una cinquantina di casalinghi o aspiranti tali parteciparono a un incontro organizzato al centro Alberto Sordi, in via Plaia, grazie alla disponibilità del Comune e alla sponsorizzato dalla Spontex.

Furono regalati panni in fibra e altri accessori di lavoro casalingo. Ma contava più di tutto comunicare un’idea: quella che anche il maschio siciliano può e deve darsi da fare con scope, secchielli, lavatrici, spugne e detersivi. «Sia chiaro, non vendiamo niente e l’obiettivo è condividere dei principi. Per questo stiamo pensando di organizzare un altro evento del genere, il prossimo autunno», anticipa Zerbo. Che in casa è attivo su molti fronti, dalle pulizie al fai-da-te. «Qui in Sicilia non c’è certamente la stessa sensibilità che Bresciani trova in Toscana, ma le cose stanno pian piano cambiando. Io dico che si può conciliare l’attività casalinga con il lavoro.

Ma bisogna capire che da un lato è importante darsi da fare, dall’altro avere un metodo: fare lavori domestici in modo sistematico evita grandi fatiche e lascia tutti felici. Mia moglie, ad esempio, è contentissima del mio impegno tra le mura di casa».

«Che ci siano uomini casalinghi – dice la signora Pia Madonia, palermitana, responsabile regionale del Moica, il Movimento italiano casalinghe – è ormai un dato di fatto, anche perché oggi molte donne lavorano. In Sicilia però siamo ancora indietro rispetto ad altre realtà. Per dare dignità a questo lavoro, e far crescere anche il numero di uomini che si dedicano ai lavori di casa, occorre prima fare uscire dal ghetto il lavoro delle casalinghe. Poi sarà più facile invogliare sempre più uomini.

Serve una grande operazione di sensibilizzazioneculturale, anche verso le istituzioni che su questo fronte sono ancora assenti. D’altronde, ormai il lavoro casalingo lo facciamo tutti, donne e uomini. E guardiamo con simpatia mariti e compagni che collaborano in casa e in famiglia». Del resto, nel ménage familiare contemporaneo l’uomo aiuta sempre più in casa. E che sia giusto farlo, lo sancisce anche uno degli artisti più geniali d’Italia, Caparezza. In un pezzo decisamente contro la sottocultura del machismo canta: Un vero uomo dovrebbe lavare i piatti/dovrebbe lavare i piatti. Almeno quelli. FIORENZO BRESCIANI,PRESIDENTE AsUC.

ON LINE I PREZIOSI CONSIGLI DELL’AS.U.C.

Un sito ricco di consigli, notizie e link ad altri siti Internet, quello dell’Asuc, Associazione uomini casalinghi (www.uominicasalinghi.it). E “l’arma” con cui l’associazione diffonde il suo “verbo”. E, soprattutto, dà una mano a tanti uomini alle prese con le cose di casa.

SICILIAINROSA

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