L’esercito dei casalinghi per scelta o per forza

C’è chi ha perso il posto e chi lo ha lasciato per aiutare la moglie in carriera. La vera fatica? Spazzare via i pregiudizi

Basta andare in un supermercato per accorgersene. Spesso gli uomini conoscono la differenza tra un ammorbidente e un detersivo meglio delle loro donne. E dal macellaio sanno esattamente quale taglio chiedere perché non è vero che uno vale l’altro. Un tempo si offendevano se gli davate del casalingo solo perché al sabato aiutavano la consorte nelle grandi pulizie, ora lo pretendono come professione sulla carta d’identità. I tempi cambiano e le statistiche Istat parlano chiaro. Negli ultimi 10 anni l’impegno dell’uomo nei lavori domestici è quasi raddoppiato. Complice la disoccupazione.

Se l’uomo perde il lavoro, accudisce casa per farlo conservare alla moglie. Ma capita pure che l’uomo si licenzi per lasciare via libera alla consorte in carriera. Su mezzo milione di coppie in età da lavoro e con figli, 200 mila vedono la madre mantenere la famiglia, una percentuale con una crescita annuale intorno al 5%. Così se negli anni Novanta l’80,4% del lavoro in casa era svolto esclusivamente dalle donne, ora quella percentuale si drasticamente abbassata di oltre 10 punti e la tendenza è in ulteriore discesa. Ormai quasi la metà degli uomini con moglie L’associazione Uomini Casalinghi vanta 7mila iscritti: il secondo da sinistra in prima fila è il presidente Fiorenzo Bresciani  lavoratrice cucina e oltre un terzo pulisce e fa la spesa. C’è ancora molto da “lavorare” sull’uomo al ferro da stiro, ma anche su questo fronte particolare si è sempre attivata l’Associazione Uomini Casalinghi, organizzando corsi in tutta Italia.

Nata nel 2003, quest’associazione vanta quasi 7 mila iscritti e nelle battaglie importanti si coordina con il Moica (Movimento italiano casalinghe). Insieme, per esempio, vogliono rivoluzionare l’attuale assicurazione casalinga dell’Inail per donne e uomini che lavorano prevalentemente in casa. «Ha un costo annuale irrisorio di 12,91 euro ma non serve a nulla – spiega Fiorenzo Bresciani, presidente dei casalinghi -. Dovremmo farci amputare un braccio o una gamba per vederci riconosciuto qualcosa, ma sinceramente preferisco tenermi i miei arti. Quello che noi vogliamo è che non vengano ignorati i più comuni infortuni, come la caduta dalle scale, la ferita da taglio di coltello o la bruciatura da fornello». Fiorenzo è il prototipo di chi rappresenta. «Dal 2003  quel momento – spiega – mi accorsi di quanto lavoro invisibile si nasconde tra le pareti domestiche. Non me ne ero mai occupato, iniziai a prenderci le misure. E se lo fai con la mente sgombra da pregiudizi, alla fine non solo ti appassioni ma te ne freghi pure dei sorrisetti ironici di chi ritiene svilente per un uomo indossare il grembiule. L’idea di radunare i miei colleghi in un’associazione mi è venuta in cucina, mentre stavo preparando la pummarola».

La geografia del casalingo, così come il suo identikit, sono i più vari possibili: arrivano da tutta Italia, hanno un’età compresa tra i 20 e i 70 anni. Si va dallo studente alle prese con la prima esperienza fuori dalle comodità di mamma, al single che ci tiene ad avere una casa senza perfetta al marito o convivente che, appunto, diventa casalingo per forza e la trasforma come la sua attività principale, anche se non retribuita. «Proprio perché per molti di noi è ormai un’occupazione fissa – sottolinea Fiorenzo nel 2005 ho fatto una battaglia con il mio Comune sulla carta d’identità. Era scaduta, dovevo rinnovarla, volevano catalogarmi come disoccupato. Ho rifiutato quell’etichetta, sfidando i cavilli burocratici e i pregiudizi mentali per dare valore e dignità alle mansioni del casalingo. Oggi questa vittoria è condivisa da molti degli iscritti all’associazione».

  • Libero
  • 19 Jun 2017
  • PAOLA PELLAI 

 

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