Monza, 26 novembre 2014 – Come se la cavano davvero con il ferro da stiro, la lavatrice o lo spazzolone per i pavimenti lo diranno le rispettive mogli, ma intanto va riconosciuta loro la buona volontà, e anche un po’ di fantasia, per non voler rientrare nella lista sempre più lunga in città dei disoccupati. Anche se qualche signora sorriderà, sono in aumento i concittadini maschi che alla domanda «Professione?», posta all’ufficio dell’anagrafe comunale per la carta d’identità, rispondono con convinzione «casalingo».

E non è un ripiego o un modo per dissimulare di non svolgere in quel momento alcun lavoro, perché per coloro che a casa ci stanno tutti i giorni ma non per loro scelta resta disponibile la risposta normale «in cerca di occupazione». Invece risultano in 252 i monzesi (uomini) che hanno dichiarato nelle schede dell’ultimo censimento consegnate al municipio come condizione professionale quella di «casalingo», quindi persone che non rientrano nelle categorie ufficiali della forza lavoro ma neppure stanno in attesa di unoccupazione perché l’hanno persa oppure la stanno cercando. Come lo è per le più numerose casalinghe, anche per i casalinghi, l’occuparsi delle questioni domestiche è uno status sociale che non è riconosciuto come un lavoro vero e proprio, stipendiato e fonte di reddito, ma non è neppure equiparato alla disoccupazione e, anzi, nei moduli pubblici ha un suo proprio riconoscimento, allo stesso modo di chi si dichiara studente oppure pensionato, al posto di occupato con una specifica professione da indicare.

È cambiata la condizione sociale monzese negli ultimi anni di crisi e un valido indicatore per capirlo è confrontare i risultati degli ultimi censimenti ufficiali, quelli di un anno normale come il 2001 con l’ultimo del 2011 dopo i primi tre anni di recessione. A distanza di 10 anni salta subito all’occhio che a Monza si è passati da un livello di disoccupazione pressoché inesistente, pari al 2,4% di persone «in cerca di occupazione», al 7,1% del 2011. Così come sono cambiate certe dinamiche domestiche, perché le tradizionali casalinghe sono fortemente diminuite: le donne che nel 2001 si dichiaravano casalinghe erano oltre 14mila a Monza, un numero quasi dimezzato nel 2011 (8.154), segno che sempre meno famiglie possono permettersi che uno dei due coniugi non sia fonte di reddito. Tra questi si inseriscono i nuovi casalinghi, 252 monzesi per cui però bisognerà capire se è una scelta per vocazione oppure disperazione.