Professione «casalingo» per 4mila uomini

Ce l’hanno scritto sulla carta d’identità ed un cinquantenne toscano li ha riuniti in associazione


Professione? Casalingo. Oggi si può scriverlo anche sulla carta d’identità, vinte le resistenze delle burocrazie cui pareva strano che un uomo potesse esercitare questa professione. E «casalingo» è scritto sulla carta d’identità di Fiorenzo Bresciani, di Pietrasanta, il capoluogo della Versilia, alle spalle di Forte dei Marmi e di Viareggio, da alcuni anni patria di scultori italiani e stranieri. Non contento di occuparsi della casa (dalle pulizie, alla spesa, alla cucina e a quanto serve a mandare avanti una famiglia) mentre la moglie Daniela – medico omeopata – si preoccupa di portare i soldi a casa, Bresciani ha dato vita all’ Associazione uomini casalinghi, con lo scopo di dare voce ai maschi che hanno scelto professionalmente la casa. «In Italia sono almeno 4mila», valuta Bresciani, «ma molti si vergognano a dirlo». Un migliaio gli aderenti all’Associazione. Finora il sodalizio è vissuto come movimento senza clamore; ma ora gli Uomini casalinghi hanno deciso di uscire allo scoperto e di strutturarsi in Associazione nazionale, con tanto di iscritti e cariche sociali (Bresciani è il presidente). Lo scorso anno c’è stato un raduno nazionale. L’iniziativa ha già avuto eco su molti giornali del Centro; Bresciani in passato è pure intervenuto al Maurizio Costanzo Show. All’inizio del giugno scorso è stato anche a Brescia per partecipare al convegno tenuto per il ventennale del Moica, il Movimento italiano casalinghe di Tina Leonzi, con il quale intende avere rapporti di collaborazione. L’Associazione ha il proprio sito Internet: www.uominicasalinghi.it. Ma come e perché un uomo decide di fare il casalingo? Fiorenzo Bresciani, che ha 50 anni, ha fatto diversi mestieri prima di questa scelta definitiva: tra l’altro ha avuto una macelleria e per molti anni ha fatto, da collaboratore esterno, il «cameraman» per la Rai e per Canale 5. Dunque era lui a mantenere la famiglia quando la moglie doveva laurearsi e poi farsi strada professionalmente. Ma appena possibile, anche se i due non hanno avuto figli, ha scelto di lavorare in casa (e senza minimamente subire quella che per molte donne è la «crisi della casalinga insoddisfatta»). Certo, da parte di amici e conoscenti, non mancano sorrisetti di sufficienza, pregiudizi e incomprensioni. Ma Fiorenzo non si scompone. «Ai miei contestatori spiego sempre alcune cose che mi paiono fondamentali: nel lavoro non ho un capo e ho molto tempo libero; insomma sono fuori dalla corsa alla produttività che porta stress a molti lavoratori normali». E, oltre che alla casa, Bresciani si dedica ovviamente anima e corpo all’Associazione, appoggiato dalla moglie che lo segue in ogni iniziativa. Nato dalle idee del milanese Antonio D’Andrea, il sodalizio degli Uomini casalinghi predica il superamento dei modelli tradizionali di maschio e femmina, dunque investe il punto centrale della cosiddetta questione femminile. Si tratta di abbandonare il modello di «maschio guerriero», carico di responsabilità e schiacciato dalla razionalità, sottraendosi al mito patriarcale della corsa al successo sul lavoro e nel sociale. Tra l’altro il potere in mano agli uomini ha storicamente prodotto guerre e inquinamenti. Il maschio – sottolinea l’Associazione – deve invece riscoprire la sfera della «cura» di sé e dei rapporti sociali. In questo senso va riscoperto anche il valore delle faccende domestiche, un lavoro in nessun modo svilente, e vanno appoggiate le donne che intendono lavorare fuori casa ed espletare mansioni sociali.

Alberto Ottaviano

Venerdì 9 agosto 2002

Giornale di Brescia

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