Sono un casalingo e me ne vanto

Fiorenzo Bresciani, 49 anni, casalingo, non ha intenzione di cambiare mestiere. Anzi, è convinto che la sua professione sia l’ideale per gli uomini. Tanto da fondare un movimento di “maschi in grembiule”.

i Valerio Picchi

VIAREGGIO. «Non mi sento affatto sminuito. Il mio lavoro è molto gratificante». Fiorenzo Bresciani, 49 anni, sposato da 15, non c’è niente di cui vergognarsi nell’essere un casalingo. Anzi è così fiero del suo mestiere che ha deciso di fondare un movimento che dia spazio e visibilità a tutti quegli uomini che si occupano delle faccende domestiche. Il movimento casalinghi italiani, che conta oltre 500 affiliati, si riunirà in congresso, fondativo, dall’8 al 15 luglio in un agriturismo di Torre del Lago, in provincia di Lucca, per riportare alla ribalta le questioni storiche già rivendicate dal movimento delle casalinghe: maggiore sicurezza nei lavori domestici, assicurazione e pensione integrativa. Ma Fiorenzo Bresciani rappresenta soprattutto un nuovo modo di vivere i ruoli della famiglia, lui ormai è un casalingo a tempo pieno da oltre dieci anni.

Come nasce l’idea di un movimento dei casalinghi?
“L’idea è nata nel 1975 da un gruppo di amici, tutti studenti universitari a Pisa, ma poi per vari motivi fu abbandonata, per essere ripresa nell’85 dal sottoscritto e da un mio amico milanese. Dopo tutti questi anni abbiamo deciso di uscire allo scoperto, organizzando il congresso fondativo dei casalinghi italiani”.

Lei ha avuto diverse attività, poi ha deciso di dedicarsi completamente ai lavori domestici. Perché?
“Anche quando lavoravo mi sono sempre occupato della casa, la differenza è che ora lo faccio a tempo a pieno. E poi il mio lavoro non consiste soltanto nel lavare, cucinare o passare l’aspirapolvere. Nel pomeriggio sono impiegato come segretario presso l’ambulatorio di mia moglie che è medico”.

Come si svolge una sua giornata tipo?
“Inizia alle 8, quando ci alziamo e preparo la colazione. Dopo, mentre mia moglie è nel suo studio a lavorare, io rifaccio i letti, pulisco la casa, preparo il pranzo. E nel pomeriggio vado insieme a lei all’ambulatorio”.

Quali sono i motivi di una scelta così controcorrente?
“Lo ripeto, mi sono sempre occupato delle faccende domestiche anche prima di sposarmi. E poi dove sta scritto che devono essere gli uomini ad andare fuori a lavorare. Io credo che invece sia necessario che le donne occupino posti di rilievo: nelle professioni, in politica, e nel sociale, perché sono sinceramente migliori degli uomini. Noi possiamo davvero sostituire in tutto e per tutto le casalinghe”.

Come hanno commentato gli amici e i parenti questa sua scelta?
“All’inizio, naturalmente i sorrisi maliziosi e le battute non sono mancate. Ma poi hanno capito e alcuni hanno provato anche a imitarmi e anche se non fanno i casalinghi a tempo pieno, cercano di dividersi i compiti con le mogli”.

A luglio avrete il vostro primo congresso che cosa avete intenzione di chiedere alle istituzioni?
“Non chiediamo niente. L’obbiettivo è quello di dare visibilità al nostro movimento che ormai conta più di 500 affiliati. Naturalmente porremo anche il problema della maggiore sicurezza nei lavori domestici, dell’assicurazione e della pensione integrativa: peraltro si tratta di questioni già sollevate anche in passato anche dalla Federcasalinghe, con la quale abbiamo già stabilito un rapporto di collaborazione. Naturalmente il congresso sarà anche l’occasione per parlarne all’interno del movimento e decidere la linea da seguire in futuro”.

Quali sono le regioni d’Italia dove gli iscritti al movimento sono più numerosi?
“I nostri associati sono tutti prevalentemente residenti nel centro-nord: Piemonte, Liguria e Toscana in testa. Al sud purtroppo non abbiamo riscontri. Anzi ci guardano con un po’ di sospetto. Ma mi rendo conto che là c’è da combattere anche con un problema di cultura assai diversa, dove il capo-famiglia resta l’uomo in tutto e per tutto”


23 MAGGIO 2001

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