Su tutti questi aspetti si è soffermata l’iniziativa di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, che ha stilato una serie di raccomandazioni civiche per migliorare l’aderenza terapeutica. Fra queste: attuare il piano nazionale della cronicità in tutto il territorio nazionale, rendere il cittadino protagonista del proprio percorso di cura, ridurre la burocrazia inutile, dare formazione al personale sanitario e ai care-giver, valorizzare tutte le professionalità, misurare l’aderenza terapeutica.

“Secondo quanto riportato nel Piano Nazionale delle Cronicità – ricorda l’associazione – sono stati 194.500 i decessi nell’Unione europea per mancanza di aderenza o per errori nel dosaggio o assunzione di farmaci, con una spesa di 125mld di euro l’anno per ricoveri”.

Cittadinanzattiva ha realizzato un’analisi civica sul tema interrogando le Regioni. “Molta attenzione all’appropriatezza prescrittiva, meno all’informazione e agli strumenti tecnologici di supporto al paziente per migliorare l’aderenza alle terapie”: questo il quadro degli strumenti messi in campo dalle Regioni sul tema dell’aderenza terapeutica. L’indagine è stata realizzata attraverso un questionario rivolto agli Assessorati alla salute, al quale hanno risposto 13 Regioni (Campania, Friuli Venezia Giulia-FVG; Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Sardegna, PA Bolzano, PA Trento, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto), e a 264 professionisti sanitari.

L’indagine evidenzia che per migliorare l’aderenza le Regioni puntano di più sui medici di famiglia. Tutte le 13 Regioni che hanno risposto al questionario hanno individuato nel Medico di famiglia e nel Pediatra di libera scelta il professionista principale per l’aderenza terapeutica. Nessuna Regione ritiene prioritario puntare sul care-giver professionale (es. badanti) per implementare l’aderenza alle terapie; mentre le Associazioni di volontariato e dei pazienti risultano avere un ruolo secondario rispetto a quello dei professionisti sanitari.

Emerge poi una scarsa informazione al paziente e agli operatori socio-sanitari. Si punta ancora troppo poco sull’informazione: solo il FVG ha attivato iniziative informative per gli operatori socio-sanitari. Anche i professionisti ritengono centrale l’appropriatezza prescrittiva come strumento per migliorare l’aderenza alle terapie, mentre sottovalutano gli strumenti informativi di supporto al paziente, come leaflet, brochure o tutorial (considerandoli rilevanti solo nella misura di un 7%), i programmi formativi per badanti (5,7%), l’uso delle nuove tecnologie (5,7%), numero verdi o teleassistenza (2,8%). Tutte le Regioni presentano Unità di gestione del rischio clinico e dichiarano di occuparsi di sicurezza dell’uso del farmaco. Su questo aspetto la Lombardia non risponde, la Valle d’Aosta risponde “non so”.

Dall’indagine emergono poi tempi di visita non adeguati, centri prescrittori lontani da casa del paziente, ricorso a singhiozzo alla tecnologia e alla telemedicina. Secondo la ricerca di Cittadinanzattiva, 7 Regioni (Campania, FVG, Lombardia, Marche, Molise, P.A. di Trento, Valle d’Aosta) utilizzano la telemedicina; 5 Regioni la teleassistenza (FVG, Marche, Molise, Valle d’Aosta, Veneto); il tele-monitoraggio solo Molise, Valle d’Aosta, Veneto; l’Umbria ha realizzato un gestionale per la presa in carico delle dimissioni protette. FVG, Lazio, Liguria, Marche, Valle d’Aosta utilizzano software, moduli, servizi di recall o sms per migliorare l’adesione. Campania, Lombardia, Sardegna e Veneto non rispondono su questo punto.

“E’ necessario dare tempestiva e piena attuazione su tutto il territorio nazionale alle indicazioni contenute nel Piano Nazionale della Cronicità (PNC), in riferimento al sezione “Terapie e aderenza terapeutica”. Ciò che va scongiurato è il rischio di interventi regionali e territoriali frammentati, per avere una politica il più possibile unitaria e sistemica sull’aderenza alle terapie” – ha detto Tonino Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva – Il Piano Nazionale chiarisce bene che oltre a intervenire sull’appropriatezza prescrittiva, sulla quale le Regioni si stanno concentrando particolarmente, è necessario generare soluzioni organizzative che favoriscano l’adesione alle prescrizioni, con particolare riferimento alle persone che assumono molti farmaci (politerapie), assicurando equità di accesso. Dalla ricerca, alle soluzioni tecnologiche, dalla formazione alla informazione e formazione di cittadini e operatori sanitari, le linee sono tracciate. E infatti, anche le Regioni, sebbene in ordine sparso, affrontano alcuni dei nodi. Un cambio di passo importante è necessario sul fronte del protagonismo del cittadino nel percorso di cura, nella riduzione della burocrazia inutile, negli strumenti tecnologici per semplificare la vita e nella valorizzazione di tutti i professionisti sanitari più vicini al malato e alla famiglia”.