Consumi, Confcommercio: crescita modesta. UNC: “Famiglie con tasche vuote”

 

“Un profilo di crescita modesto” e un’evoluzione “debole”; una fiducia delle famiglie che si è deteriorata e un aumento del disagio sociale; il tutto in un’economia la cui ripresa è ancora incerta. È tutto fatto di incertezza e fragilità lo stato dei consumi fotografato da Confcommercio nell’ultimo indicatore di febbraio, che registra una diminuzione dello 0,1% rispetto a gennaio e un aumento dello 0,1% su base annua. Sono dati che vengono accolti in modo molto più tranchant dall’Unione nazionale consumatori: altro che incertezza, quello che pesa sono “le tasche vuote degli italiani”.

consumiI consumi, sostiene Confcommercio, “continuano a mostrare un profilo di crescita modesto, con un’evoluzione che, seppure in contenuto miglioramento dall’estate del 2016, appare molto debole e inadeguata a produrre stimoli significativi alla ripresa. Questa dinamica – prosegue la sigla – è in linea con un quadro macroeconomico in cui andamenti non univoci ed altalenanti delle diverse variabili sono testimonianza delle incerte prospettive dell’economia italiana”. Si tratta di una situazione che ha portato a un deterioramento della fiducia delle famiglie un po’ in tutti i settori: giudizi e aspettative dei consumatori peggiorano in tutti i campi, dalla situazione economica del paese, a quella personale, alle prospettive future. La perdita di fiducia da parte delle famiglie riflette anche il progressivo aumento dell’indice macroeconomico di disagio sociale – Misery Index Confcommercio – che si è attestato, a gennaio 2017, sul valore più elevato dell’ultimo anno e mezzo.

Sono dati che vengono accolti in modo molto netto dall’Unione nazionale Consumatori, per la quale sono le famiglie che arrancano. “Non si tratta di un deterioramento della fiducia delle famiglie o dell’incertezza sulle prospettive economiche dell’Italia. Quello che pesa sono le tasche vuote degli italiani – sostiene il presidente dell’associazione Massimiliano Dona – I consumi sono al palo perché la condizione economica delle famiglie non è affatto migliorata. Chi non ce la faceva ad arrivare alla fine del mese continua ad arrancare e anche quelli che non hanno problemi economici, non vedendo incrementi nel loro reddito, rinviano i consumi non strettamente necessari“.

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