Pensioni, Inps pubblica proposte: “non per cassa ma per equità”

Chissà che la prossima riforma non metta davvero mano a pensioni d’oro e vitalizi, per recuperare un po’ di soldi per chi la pensione ancora non ce l’ha (ad esempio i 55 anni che non hanno maturato i requisiti). Forse resterà una speranza, ma a proporlo è direttamente l’Inps che pubblica il documento con le sue proposte consegnate al Governo a giugno scorso. Già dal titolo del documento si capisce qual è la direzione: “Non per cassa ma per equità”.Si tratta di proposte concrete, che andrebbero a beneficio dei contribuenti attuali e futuri, riducendone il debito pensionistico implicito. E aumenterebbe la sostenibilità finanziaria dell’intero sistema previdenziale, rendendolo più equo e dunque anche socialmente più sostenibile.

Ad esempio, secondo l’Inps dai circa 4.000 percettori di vitalizi si possono recuperare 87 milioni di euro. L’Istituto propone anche un reddito minimo da 500 euro per i 55enni che ancora non hanno maturato i requisiti per la pensione. Il costo previsto per queste misure sarebbe di 160 milioni nel 2016, e di 3 miliardi dal 2019.

Il pacchetto di proposte, disponibile sul portale Inps, si divide in 3 sezioni: motivazione e descrizione delle proposte normative, articolato, note tecniche sui costi delle misure proposte e le valutazioni dei loro effetti redistributivi.

Il pacchetto prevede:

  1. L’istituzione del Sostegno di Inclusione Attiva per gli ultra55enni (con un reddito minimo di 500 euro nel 2015 e di 400 nel 2016 e 2017).
  2. Il riordino delle prestazioni assistenziali per gli ultra65enni.
  3. La modifica del regime delle prestazioni assistenziali alle pensioni in regime internazionale.
  4. L’aggiustamento attuariale dei trattamenti pensionistici elevati e il ricalcolo dei vitalizi.
  5. L’uscita flessibile.
  6. L’unificazione gratuita delle pensioni maturate in regimi diversi.
  7. Nuove opportunità di versare contributi per il lavoratore e il suo datore di lavoro.
  8. L’armonizzazione delle regole dei dirigenti sindacali con quelle degli altri lavoratori nel pubblico impiego.

Con queste proposte si abbatte del 50% la povertà fra chi ha più di 55 anni e non ha ancora maturato i requisiti per la pensione. Si aumenta la libertà di scelta quanto alla data della pensione imponendo equiparazioni di trattamenti fra chi ottiene la pensione prima e chi la ottiene dopo.

Si agevola il turnover nella pubblica amministrazione, liberando posti per nuove competenze. Si rimuovono le penalizzazioni in essere per lavoratori che hanno carriere fra il pubblico e il privato oltre che fra gestioni diverse.

Dal punto di vista congiunturale, le proposte dell’Inps hanno un contenuto espansivo ma senza mettere a rischio la tenuta dei conti pubblici dato che complessivamente portano a ridurre il debito pubblico.

Si possono prevedere riduzioni delle pensioni a carico di circa 230.000 famiglie ad alto reddito (appartenenti perlopiù al 10% della popolazione con redditi più alti) con pensioni d’oro generate da una cattiva selettività degli strumenti esistenti. Tra i potenziali perdenti anche circa 250.000 percettori di pensioni elevate, legate in gran parte all’appartenenza a gestioni speciali, e non giustificate dai contributi versati durante l’intero arco della vita lavorativa, oltre che più di 4.000 percettori di vitalizi per cariche elettive.

Infine, i lavoratori con lunghe anzianità contributive (ma che hanno iniziato a lavorare dopo il compimento del diciottesimo anno d’età) che decidessero di accedere a pensioni anticipate, si vedrebbero applicare una riduzione di queste prestazioni che può arrivare fino al 10%. Si tratta di una platea di circa 30.000 persone all’anno e in via di riduzione.

Da valutare se la presenza di correzioni attuariali renda non più necessaria l’indicizzazione alla speranza di vita dei requisiti contributivi per l’accesso alle pensioni anticipate (ad esempio congelando i requisiti a 43 anni per gli uomini e 42 anni per le donne). Infine l’Inps propone di non rendere più possibile per i dirigenti sindacali applicare alla contribuzione aggiuntiva le regole di calcolo più vantaggiose presenti per la gestione pubblica fino al 1992.

Infine, alcune delle coperture per l’uscita flessibile potranno essere mitigate nel caso in cui si decidesse di ampliare il disavanzo iniziale, tenendo conto che questo sarà compensato da minori disavanzi futuri.

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